VITTIME O CARNEFICI?

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In questo capitolo descriverò la tendenza al vittimismo che, oggigiorno, la maggior parte delle persone ha. Molte persone si rendono schiave di situazioni che le fanno soffrire e spesso, succede che non ne cercano la soluzione allo scopo di farsi commiserare dagli altri ed avere qualcosa da raccontare. La realtà dimostra che molte volte la gente è più brava a rendersi vittima di presunti carnefici proprio perché questo risulta essere molto più facile rispetto al prendere una decisione che possa farle migliorare la vita senza più soccombere a nessuno.

Come ho già avuto modo di spiegare nei capitoli precedenti, ognuno di noi nasce dotato di libero arbitrio, ma, col passare del tempo ed in base all’impostazione mentale ricevuta attraverso l’educazione e l’ambiente in cui si cresce, questo libero arbitrio viene ad essere sensibilmente ridotto e, a volte, annullato. La condizione di soggezione ad eventi e persone da parte di molti soggetti, deriva dall’educazione ricevuta, ma non necessariamente si è obbligati a seguire questa via alla quale, all’apparenza, molti sembrano irrimediabilmente destinati.

Ognuno di noi ha la capacità di venire fuori da tutti i problemi a patto che abbia la volontà di farlo, a prescindere dai limiti derivanti da educazione, cultura o modi di vedere la vita. Quando ci si sente soggiogati da determinate situazioni, si può sempre decidere di uscirne anche se, a volte, ciò potrebbe risultare difficile. In molti casi ci si può fare aiutare da un bravo psicoterapeuta, aderente però alla nuova psicologia energetica, che adotti un approccio psicoterapeutico di tipo breve e dia, per il seguito, al paziente che si sarà sottoposto alle sue sedute, dei consigli utili a rivedere la sua vita e a camminare sulle proprie gambe, senza necessitare più di alcun supporto esterno.

Secondo me non esistono carnefici ma soltanto persone che decidono, spesso loro malgrado, di soccombere. Ecco che, in quel preciso istante, nascerà la figura del carnefice, che altro non sarà che un complemento integrativo e consequenziale rispetto alla figura della vittima. Il carnefice sarà un po’ come un parassita che si nutrirà dell’energia-paura della vittima, allo scopo di mantenersi in vita. Da oggi, quindi, sapete che nella vita c’è sempre una possibilità di scelta, anche se a volte risulta molto più facile soffrire rispetto all’avere il coraggio di cambiare.

La scelta va presa nel momento in cui determinate situazioni (lavorative, sentimentali, di amicizia) non solo non riescono più a soddisfare le vostre aspettative ma portano addirittura nella vostra vita sofferenza e dolore. Sarà spesso opportuno, oltre all’aiuto di uno psicoterapeuta, l’utilizzo delle innovative quanto efficaci tecniche di psicologia energetica come E.F.T.  le quali risulteranno molto utili nel fare prendere coscienza al soggetto dei blocchi energetici a causa dei quali si è venuta a verificare quella situazione di stasi che non gli consente di poter effettuare il cambiamento.

Sarà in ogni caso compito dello psicoterapeuta, che segua ovviamente un approccio diverso dai tradizionali, basato sulla psicologia energetica, quello di riuscire a portare il proprio paziente a conoscenza di queste tecniche di auto aiuto. Lavorando sulle proprie paure e capendo che non si è necessariamente obbligati a soggiacere a qualcuno o a qualcosa, ecco che magicamente la vita comincerà a cambiare, assumendo una nuova luce sotto i vostri occhi, consentendovi di eliminare dalla vostra vita tutto ciò che vi fa soffrire, senza avere più paura del cambiamento né di deludere qualcuno con la vostra nuova presa di posizione.

Per inteso, quanto detto finora non si riferisce, ovviamente, alle situazioni in cui siano presenti delle persone che, loro malgrado, sono costrette a soccombere a dei carnefici, come, ad es., le vittime delle deportazioni operate dal nazismo o le vittime in generale dei conflitti armati o degli atti di rappresaglia. In questi casi, assistiamo al processo inverso: prima nasce il carnefice e poi, di conseguenza, la vittima.

L’altra differenza, qui, sta nel fatto che, le vittime di guerra o degli atti di violenza di massa, sono, loro malgrado, costrette a soccombere e non hanno capacità di scelta e, qualora decidessero di ribellarsi, rischierebbero di venire uccise. Da oggi, quindi, tranne che non siate vittime di situazioni dovute a guerre, a causa delle quali non avete la possibilità di reagire né di cambiare in alcun modo la situazione, prendete in mano la vostra vita e decidete cosa farne, in quanto la scelta spetta solo a voi. A seconda di come saprete rispondere alla domanda posta dal titolo di questo mio capitolo, vivrete le conseguenze della risposta che vi sentirete di dare e che porterà inevitabilmente dei cambiamenti profondi nella vostra vita.

Vincenzo Bilotta
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