Un ricordo di Nelson Mandela

Un ricordo delle parole più significative di Nelson Mandela. Ogni insegnamento è arricchente e quest’Anima ha davvero percorso il suo sentiero con saggezza ed abnegazione, un esempio imperituro.
I 27 anni di prigionia non sono riusciti a scalfire l’entusiasmo e il focus per il SOGNO… la liberà e i diritti per il popolo nero. Questo esempio di vita, spero, possa tacitare le parole e i pensieri di insoddisfazione e le lamentele per le prove che dobbiamo affrontare, anche quando ci crediamo vittime delle piccole e grandi delusioni della vita. La forza dimostrata nella sua vita da Madiba è un pungolo a comprendere quanto sia importante come viviamo e cosa pensiamo e diciamo, la poesia che leggeva a se stesso ed alla sua Anima è come un mantra, una preghiera di ringraziamento… lui in carcere ringraziava!!!
Patrizia

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Dopo 27 anni di prigionia, l’elezione di Mandela segna la fine dell’apartheid. Pubblichiamo il celebre discorso pronunciato a Pretoria il 10 maggio 1994.

… oggi, tutti noi, conferiamo gloria e speranza alla neonata libertà.”

“Dall’esperienza di uno straordinario disastro umano durato troppo a lungo, deve nascere una società di cui tutta l’umanità sarà fiera.”

“Siamo invasi da un senso di gioia ed euforia quando l’erba diventa verde e i fiori sbocciano.
L’unità spirituale e fisica che tutti noi condividiamo con la nostra terra, spiega l’entità del dolore che tutti noi portavamo nei nostri cuori nel vedere il nostro Paese che si autodistruggeva in un conflitto terribile, nel vederlo ripudiato, bandito e isolato dai popoli della Terra, precisamente perché era diventato la base universale di un’ideologia perniciosa, di pratiche e di oppressione razziste.”

“Confidiamo che resterete al nostro fianco mentre affronteremo la sfida di costruire una società pacifica, prospera, non sessista, non razzista e democratica.”

“E’ giunta l’ora di rimarginare le ferite. E’ giunta l’ora di colmare i divari che ci dividono. Questo è il tempo di costruire. Abbiamo finalmente raggiunto l’emancipazione politica.”

“Ci impegniamo a costruire una pace completa, giusta e durevole.”

“Assumiamo ufficialmente il compito di costruire una società in cui tutti i sudafricani, neri e bianchi, potranno camminare a testa alta, senza alcun timore, certi del loro inalienabile diritto alla dignità umana.”

“Una nazione di tutti i colori, in pace con se stessa e con il mondo.”

“Dedichiamo questo giorno a tutti gli eroi e le eroine in questo Paese e nel resto del mondo, che si sono sacrificati in tanti modi e hanno dato la vita, perché noi fossimo liberi.”

“Ci sia giustizia per tutti. Ci sia pace per tutti. Ci siano lavoro, pane, acqua e sale per tutti.” “Il sole non tramonterà mai… su una conquista umana tanto gloriosa. La libertà regni sovrana.”


Il discorso di Mandela agli Springboks

Uno dei momenti più emozionanti di Invictus (il film biografico di Mandela) è senza dubbio la scena in cui si rievoca la visita che il presidente sudafricano e i giocatori della nazionale di rugby compirono a Robben Island, l’isola-penitenziario di fronte a Città del Capo dove Mandela trascorse buona parte dei suoi 27 anni di prigionia. Nel film di Eastwood, la scena è senza parole, ma accompagnata dalla voce fuori campo di Mandela che recita una bellissima poesia, intitolata Invictus (una parola latina che significa “non sconfitto, indomito”) e scritta nel 1888 dal poeta inglese William Ernest Henley. Ecco il suo testo:

Dalla notte che mi avvolge,
nera come la fossa dell’Inferno,
rendo grazie a qualunque dio ci sia
per la mia anima invincibile.
La morsa feroce degli eventi
non m’ha tratto smorfia o grido.
Sferzata a sangue dalla sorte
non s’è piegata la mia testa.
Di là da questo luogo d’ira e di lacrime
si staglia solo l’orrore della fine.
Ma in faccia agli anni che minacciano,
sono e sarò sempre imperturbato.
Non importa quanto angusta sia la porta,
quanto impietosa la sentenza,
sono il padrone del mio destino,
il capitano della mia anima.

Questa poesia è effettivamente una delle preferite di Mandela, che durante gli anni trascorsi a Robben Island custodiva gelosamente il volume nel quale essa è contenuta. Ma nella realtà, per incoraggiare gli Springboks in vista dell’inizio del campionato mondiale di rugby, Mandela lesse loro qualcos’altro: precisamente, questo brano tratto da un discorso che il presidente americano Theodore Roosevelt tenne nel 1910, in occasione di una visita ufficiale all’Università Sorbona a Parigi.

«Non è il critico che conta, né l’individuo che indica come l’uomo forte inciampi, o come avrebbe potuto compiere meglio un’azione. L’onore spetta all’uomo che realmente sta nell’arena, il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore, dal sangue; a colui che lotta con coraggio; che sbaglia ripetutamente, perché non c’è tentativo senza errori e manchevolezze; ma che combatte davvero per raggiungere un obiettivo; che conosce davvero l’entusiasmo, la dedizione, e si spende per una giusta causa; che, nella migliore delle ipotesi, conosce alla fine il trionfo delle grandi conquiste e, nella peggiore, se fallisce, almeno cade sapendo di aver osato abbastanza. Per questo il suo posto non sarà mai accanto a quelle anime timide che non conoscono né la vittoria né la sconfitta».

 
Le parole che chiudono “Long walk to freedom”, l’autobiografia scritta dallo stesso Nelson Mandela:

“Quando sono uscito di prigione, questa era la mia missione, liberare sia gli oppressi che l’oppressore. Qualcuno dice che lo scopo è stato raggiunto. Ma io so che non è questo il caso.
La verità è che noi non siamo ancora liberi; abbiamo soltanto conquistato la libertà di essere liberi, il diritto a non essere oppressi. Non abbiamo ancora compiuto l’ultimo passo del nostro viaggio, ma il primo di un lungo e anche più difficile cammino.
Per essere liberi non basta rompere le catene, ma vivere in un modo che rispetti e accresca la libertà degli altri. Il vero test della nostra fedeltà alla libertà è solo all’inizio. Ho percorso questo lungo cammino verso la libertà. Ho cercato di non vacillare; ho compiuto passi falsi. Ma ho scoperto il segreto che dopo aver scalato una collina, si capisce che ce ne sono ancora molte altre da scalare.
Mi sono preso un momento di riposo, per dare un’occhiata alla vista che mi circonda, per guardare indietro alla strada che ho fatto. Ma posso riposare solo per un momento, perché con la libertà vengono anche le responsabilità, e mi preoccupo di non indugiare, perché il mio lungo cammino non è ancora finito.”

Fonte:
www.storiain.net
www.perlapace.it
www.repubblica.it