Qualche settimana fa ho ritrovato nei meandri del mio computer questo racconto, che scrissi nel 2008 mentre frequentavo la Libera Accademia Progetto, un percorso in scienze olistiche, che ha creato le basi del mio lavoro e soprattutto del mio essere.
La mia mente non ricordava minimamente di averlo scritto, ma quando mi è capitato in mano e l’ho riletto mi sono affiorate tutte le sensazioni provate anni fa.
Ho sentito che fosse finalmente il momento di donare al mondo le mie parole e, per accompagnarle, ho scelto le meravigliose immagini della mia amica-sorella Arianna, che sono sicura renderanno ancora più vivide le parole.
Buona lettura!

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C’è un dare e un rendere tra gli dei, una contabilità rigorosa, che si espande attraverso le ere.
Le Ore scandivano il Tempo terrestre suonando le loro arpe.
A quel tempo agli esseri incarnati non era dato di udire questa melodia, a loro arrivava solo il ticchettio degli orologi, piccoli riflessi del grande metronomo che tiene il tempo della vita sulla Terra.

Le Ore ascoltavano le proprie dita scivolare sulle arpe ad accarezzare le corde. Note soavi della musica celeste attraverso la loro vibrazione informavano la materia che il tempo passa. E così il ramo sa quando è il momento di lasciare andare la foglia ed ogni gesto sulla Terra seguiva un ritmo ben preciso.
Anche i corpi cambiavano di aspetto a ricordare ad ognuno che ha acquistato un biglietto di andata e ritorno per fare il proprio viaggio. Perché una volta entrata nella materia, una volta scelta la propria forma, superata la sofferenza dell’impatto con il finito e con i contorni, l’Anima si immerge nel piacere dei sensi e in questo piacere rischierebbe di perdersi. Una volta dimenticata la strada per ritornare a casa, rischierebbe di illudersi che è la Terra la casa.

E invece le Ore suonavano a Tempo e cantavano canzoni che ricordavano ad ogni Anima che deve restituire il proprio involucro alla Terra, che il viaggio è finito. La Sacerdotessa muta dagli occhi ridenti era raccolta in ascolto ormai da sette giorni e sette notti. Le ancelle vegliavano affinché nessuno violasse il cerchio sacro, al centro del quale ella sedeva. Le vesti morbide e bianche sembravano splendere di una luce argentea. Il suo sorriso disteso, le labbra socchiuse, i tratti del volto estatici erano un dolce riflesso delle onde d’Amore che la sua anima stava contattando nel luogo oltre il tempo e lo spazio a colloquio con i Maestri. I cristalli e le ametiste disposti tutti intorno cominciarono d’improvviso a vibrare.

E così le membrane dei grandi tamburi, come casse di risonanza di un grande armonico, intonarono un suono lungo e regolare di sottofondo. Le acque, gli unguenti e le erbe nei piccoli sacchetti di garza di cotone erano pronti. Un gorgoglio sordo, una scossa pervase tutto il corpo della Sacerdotessa provocando una contrazione nel viso e il corpo si accasciò a terra. Le ancelle iniziarono a intonare una melodia e quattro di esse presero in mano i tamburi e cominciarono a far danzare sapientemente le proprie dita sulle pelli. Percorsero ventuno giri tutt’intorno al cerchio in senso antiorario e finalmente videro nel cielo il segnale che vi potevano entrare. Spogliarono la Sacerdotessa, ripiegando le vesti accuratamente, e iniziarono a cospargere il corpo di olii e a picchiettarlo dolcemente in ogni parte con gli impacchi di erbe della Foresta Anìm.

Posero alcune gocce delle acque dei sette Ruscelli Arcobaleno sui suoi centri di energia e infine le adornarono i lunghi capelli di fili dorati e le misero un abito leggerissimo della trama dei sogni. La Sacerdotessa aprì gli occhi e il suo sguardo carico di Luce abbracciò ciascuna delle sue prescelte. Ella si alzò, aiutata dalle ancelle, per andare alla Fontana Parlante a portare il nuovo messaggio. A piedi scalzi si avvicinò all’entrata del Labirinto; pronte ad entrare con lei le quattro giovani coi tamburi. Alzarono i cappucci delle vesti sul capo e iniziarono ad intonare un ritmo incalzante, sostenute dalle percussioni e dal tintinnio delle cavigliere. I corpi danzavano a tempo e i piedi procedevano seguendo un cammino invisibile agli occhi. Man mano che si addentravano nel labirinto le fronde si ritraevano e mostravano la strada.

La loro musica era la chiave d’accesso al cammino nascosto. Al centro del labirinto, la Fontana Parlante le aspettava. La Sacerdotessa vi si immerse completamente. Le informazioni contenute nelle sue cellule e nei suoi corpi sottili vibrarono dentro l’acqua. L’acqua accoglieva il suo corpo e, allo stesso tempo, era come se ne assorbisse l’essenza molecolare, come una fusione a livello sottile di elementi, uno scambio silenzioso, un colloquio sussurrato. Una grande sfera di energia avvolse il luogo. Quando ebbe finito, l’acqua della fontana cominciò a vorticare, le gocce di acqua informata a grande velocità stavano trasferendo la loro nuova frequenza a tutte le altre.

Penetrando nella Terra, attraverso i corsi d’acqua, la coscienza globale avrebbe presto accolto che il nuovo salto di consapevolezza si era compiuto. Le ancelle bevvero alla Fonte e contattarono la visione del messaggio. E così sarebbe stato per ogni uomo e animale e pianta a contatto con l’acqua informata. Lo Specchio che prevede il passato, nascosto da centinaia di anni nell’antro di un antico albero della Foresta delle Radici Arcaiche, apparve come evaporato in una nube color malva. Un altro tassello del lavoro globale verso la realizzazione in Terra dell’Eterno presente si era compiuto. A quel punto le Ore si affrettarono verso la casa di Helios.

Si preannunciava una scena nuova sulla ruota celeste. Il movimento di Consapevolezza della Terra cooperava da tempo affinché le anime incarnate sviluppassero in questa dimensione l’esperienza concreta dell’Eterno Presente. Gruppi di meditazione e di preghiera, come tanti fari sulla crosta terrestre, cospiravano al grande cambiamento:
“L’unico tempo che esiste è l’ora. Il solo spazio che esiste è il qui. Le esperienze divine sono al di fuori del tempo e dello spazio e noi siamo esseri divini incarnati, pronti a sperimentare la fusione col Tutto nell’Eterno Presente.”

Ogni istante è eternità.
Nel giorno del grande portale 10.10.10 lo Specchio che prevede il passato era dunque andato in frantumi e poi si era dissolto. La coscienza degli uomini lo aveva creato nel tentativo di vedere riflessi i risultati dei loro sforzi di guarire e di trasformato il passato. Prevedere il passato era però divenuta a poco a poco una ricerca ossessiva. Una volta provato che trasformando il presente anche il passato, di conseguenza, veniva a mutare, si era aperta la corsa per sperimentare fino a che punto e in quale forma tutti gli eventi fossero concatenati. E, fino a che punto ancora, tutte le variabili del tempo attuale sarebbero state modificate da quelle azioni collettive di guarigione che, come onde, avevano la potenza di far riecheggiare i loro effetti nelle epoche passate.

Andare a guarire la causa arcaica del manifestarsi di dati effetti nel presente a sua volta avrebbe mutato il presente, generando un rimando di azioni e reazioni che nessuna mente umana poteva ancora concepire in tutte le sue precise sfaccettature. Ma lo Specchio che prevede il passato era stato oggetto di attenzione da parte di esseri luminosi tra gli umani, che avevano chiesto alla Creazione di operare nel massimo bene della Terra e dell’evoluzione consapevole e pacifica dei suoi abitanti. La Creazione aveva risposto e nell’antro dell’antico albero restavano ormai solo i vapori della nube color di malva.

“Dovete sperimentare il presente come vostra unica dimensione. Certo crescete e vi evolvete lungo una linea temporale, fintanto che siete sulla Terra. Tuttavia da ora in poi sarà chiaro che l’adesso contiene in sé passato, presente e futuro.
Esso è il frutto delle cause che avete posto, che ponete e che porrete nella vostra vita e come tale va onorato e massimamente considerato. Tutto è mutevole, niente è costante; questa è la legge di nascita e morte. La vita umana non si ferma più di quanto lo faccia il torrente di montagna. Il cambiamento stesso partecipa al ciclo di nascita e morte, così come ogni altro aspetto della vita. Esso passa dallo stato manifesto a fasi di latenza in cui sta a ciascuno di renderlo manifesto. D’ora in poi sarete liberi di uscire dalla corsa contro il tempo. Per manifestare il cambiamento basterà accordarlo al vostro ritmo personale. Nessun calendario, nessun ticchettio, dovrete solo ascoltare la cadenza ritmata della vostra vibrazione interiore. La cosa veramente fondamentale non è cambiare transitoriamente ma riuscire a dare una nuova tendenza alla nostra vita. Intonate la vostra nota interiore e ascoltatene l’eco nel Mondo.”

L’acqua scorreva vibrante del messaggio dei Maestri, penetrava la Terra e ne usciva sotto forma di fiume, torrente, ruscello. La vibrazione si propagava nella profondità della crosta Terrestre e poi evaporava e poi pioveva a dissetare del nuovo sapere tutti gli elementi di natura. E poiché ogni essere vivente è fatto di acqua, poteva toccare il nucleo delle sue cellule e vincere la resistenza della materia, diventandone parte.

Trascorsero ventuno giorni e ventuno notti e poi la Terra tremò, compiendo il suo movimento di consapevolezza nell’Universo ovvero assorbendone il cambiamento.
“Esiste una cosa che è perfetta e indistinta. Esisteva già prima del cielo e della terra. Così quieta, così sola. Permane unica e immutabile. Si muove in cerchio e non corre pericolo. Si potrebbe chiamarla: la madre del mondo. Ma non conosco il suo nome. Lo descrivo come tao. L’uomo si muove secondo la terra, la terra si muove secondo il cielo ed il cielo si muove secondo il tao; il tao si muove secondo sé stesso. (1)”

Le Ore suonavano a tempo, un tempo mai udito prima. Un tempo che parlava di libertà e presenza mentale. Le Ore ascoltavano la sinfonia che giungeva dalla Terra e si accordavano ad essa.
“Voce mirabile,
la voce di colui che ascolta il pianto del mondo
Nobile voce, la voce della marea che monta
sovrastando tutti i suoni del mondo;
Si accordi la nostra mente a quella voce. (2)”

La Sacerdotessa tracciò con il bastone di nocciolo queste parole sulla terra battuta e le giovani che la circondavano le ripeterono insieme.
La Terra, apparentemente uguale, non sarebbe più stata la stessa.

 

1 Tao Tè Ching
2 Si tratta della voce del Bodhisattva della Compassione. Tratto da un Sutra buddhista.

Fonte: https://www.silviamecca.com/messaggi-dalluniverso/temporaneamente-un-racconto-di-silvia-mecca/

Autrice
Silvia Mecca, Grief Counselor e Formatrice, dott.ssa in Psicologia Clinica e della Riabilitazione, Facilitatrice in discipline olistiche e tecniche energetiche. Per me ogni giorno è un percorso di crescita interiore e consapevolezza, un viaggio di scoperta che conto di continuare fino al mio ultimo espiro su questa Terra e anche oltre. Approfondisco le tematiche del cambiamento, del lutto e della morte.
Web: www.silviamecca.com | Instagram: www.instagram.com/_silvia_mecca_/

Illustratrice
Arianna Ianua Veneroni, Color Whisperer, diplomata all’Accademia di Brera.
Amo i colori, i mobili vecchi abbandonati da recuperare e le pareti vuote da reinventare. Mi piace far rivivere gli oggetti in relazione allo spazio e in sintonia con l’ambiente.
Ascolto l’abitazione per trasformarla in Casa.
Instagram: www.instagram.com/ariannaianua/