correre

Il caldo del falò era insopportabile. Il mondo sembrava distante ed ella non voleva preoccuparsi più per le cose superficiali. Era viva, il sangue correva nelle sue vene, completamente dedita alla sua ricerca. Danzare intorno a quel falò non era nuovo per lei, perché quei battiti, quella musica, quel ritmo svegliavano di nuovo i ricordi assopiti, di epoche nelle cui era Maestra della Saggezza del Tempo.

Non era sola, perché quella festa era come un ritrovo, un ritrovo con se stessa e con la Tradizione che aveva portato avanti attraverso molte vite. Sentì un profondo rispetto per sé stessa.
Stava un’altra volta in un corpo, ed era un bel corpo che lottò durante milioni di anni per sopravvivere in un mondo ostile. Abitò nel mare, strisciò verso la terra, salì sugli alberi, camminò coi quattro arti ed ora pestava, orgogliosamente, coi due piedi nella terra.

Quel corpo meritava rispetto per la lotta che aveva sostenuto per tanto tempo.

Non esistevano corpi belli o corpi brutti, perché tutti avevano fatto la stessa traiettoria, tutti erano la parte visibile dell’anima che li abitava.
Sentiva orgoglio, un profondo orgoglio del suo corpo. Si tirò fuori la blusa. Non portava il reggiseno, ma quello non importava. Sentiva orgoglio del proprio corpo e nessuno poteva rimproverarla a causa di ciò; anche se avesse avuto settant’anni, continuerebbe ad avere orgoglio del suo corpo, poiché era attraverso di lui che l’anima poteva realizzare le sue opere.

Paulo Coelho