PRIMA RICONOSCI CIO’ CHE SEI, POI AGISCI

L’evoluzione della coscienza è un processo paradossale. Paradossale già a partire dal fatto che non esiste alcun “processo”: l’essere è già da sempre, identico a se stesso in ogni istante.

Così inizialmente noi cerchiamo in un modo o nell’altro di “modificare” noi stessi e la nostra vita. Si passa dal semplice tentativo di migliorare le situazioni esteriori (professione, vita di coppia, etc.) a un lavoro vero e proprio sulla nostra personalità. Iniziamo a curare il corpo con attività fisiche, -siano queste di tipo più “yin” (danza, tai-chi, yoga, etc.) o più “yang” (palestra, pugilato, attività sportive di impronta occidentale)-, e successivamente l’alimentazione. Svolgiamo un lavoro sull’aspetto mentale-cognitivo, intervenendo sulle credenze e i costrutti linguistici attraverso i quali siamo soliti esprimere i nostri pensieri, magari con l’ausilio di qualche strumento “ad hoc”, quale la psicologia cognitivo-comportamentale. E naturalmente ci confrontiamo con la nostra emotività: esploriamo le nostre dinamiche emotive attraverso un percorso di tipo psicoanalitico tradizionale o attraverso espedienti terapeutici quali le costellazioni famigliari, lo psicodramma, e forse ci rivolgiamo persino a terapie di tipo “sottile” o “energetico”. Potremmo persino, se siamo audaci, sperimentarci in atti psico-magici o esercizi esperienziali in stile gurdjieffiano, mettendoci cioè in situazioni pericolose, scomode, imbarazzanti; forzandoci ad agire in maniere per noi inusuali, essendo spavaldi anziché miti o concilianti anziché irosi, il tutto per uscire dalla “zona di comfort” e superare finalmente i nostri limiti.

Ma tutto questo assomiglia pur sempre alla situazione di quel vecchio film in cui il protagonista si sveglia sempre nello stesso giorno; non importa quante cose questi cerchi di fare: il ciclo degli eventi pare ripetersi eternamente senza la minima variazione.
E non è ciò che accade anche a noi? Allo scemare dell’ebrezza iniziale ci rendiamo conto che dopo anni di “lavoro su di sé” sia fuori che dentro di noi paiono verificarsi sempre le medesime dinamiche. E’ forse giunto il momento di riconoscere che come accade per il personaggio interpretato da Bill Murray, solo una presa di coscienza “verticale” potrà finalmente farci approdare a un Nuovo Giorno.

Volevamo a tutti i costi vincere la nostra timidezza, risolvere un certo blocco sul denaro, venire a capo del senso di abbandono che sempre torniamo a vivere nei rapporti di coppia; ma come potevamo fare questo se in ciò eravamo in lotta con noi stessi? Se i nostri sforzi muovevano sempre da una visione sfalsata di ciò che siamo, entro la quale ci identificavamo con una porzione del mentale o dell’emotivo che pretendeva di combattere altre parti della nostra psicologia? Dobbiamo infine ammettere che i nostri tentativi di “migliorare” assomigliavano piuttosto alla discordia tra i servitori della casa (tra i differenti “io” della personalità) di cui Gesù parla in Luca 12, 41. Se ci sembra di stare vivendo in un momento di “stallo”, ci sta forse venendo offerta la possibilità di una presa di coscienza più ampia.

Proviamo allora a rinunciare ad ogni tentativo di “modificare” la vita sia fuori che dentro di noi; rassegniamoci a vivere in eterno questo stesso giorno, questo stesso istante, comunque esso sia. Poniamoci nella prospettiva di non potere mai più sperare che le cose possano essere altrimenti. Ed entriamo in profondità in un tipo di sforzo differente: lo sforzo di vegliare, di entrare sempre più nella percezione cosciente del nostro senso di esistere in questo istante. Ritiriamo il nostro intento e le nostre energie dalla proiezione del “dopo” e facciamoli penetrare nell’adesso. Se vogliamo che un istante realmente nuovo possa mostrarsi a noi, dobbiamo vedere ciò che non abbiamo mai visto sino ad ora. Dobbiamo vedere ciò che siamo adesso, in questo istante, e non “dopo”.

Hai mai provato ad agire nella piena percezione di cosa sia questo essere che chiami “io”? Lascia che questo istante si dilati e asseconda quella perdita di controllo che tanto temi; focalizza il tuo volere su null’altro che la testimonianza attenta di ciò che è.

Cerca prima di tutto la conoscenza di ciò che sei. Le azioni “giuste” verranno di conseguenza.

Alessandro Baccaglini

Fonte: https://www.facebook.com/baccagliniperfectlove/

 

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