PUNTO DI SVOLTA

thepoint

C’era una volta un punto piccolo, rotondetto, nero. Come ben sapete il destino di alcuni punti è deciso, loro stanno alla fine. Alla fine della frase o alla fine del capitolo o alla fine del libro. Punto. Il nostro punto era alla fine di un libro. Era proprio il punto dell’ultima frase dell’ultima pagina del libro.
Il punto vedeva solo la lettera alla sua destra, mentre alla sua sinistra e sotto c’era il bianco spazio vuoto.
Come tutte le lettere e i segni di punteggiatura il punto stava buono buono dentro il libro in attesa di essere letto.
Ovviamente lui aspettava più di tutti sebbene ci fosse qualcuno che passava di lì prima che in altre pagine. Quando i lettori arrivavano alla fine… beh… a quel punto poteva finalmente vederli in faccia: il loro sguardo si rilassava in un’espressione sognante e felice ed era per quello che il nostro punto era sicuro di far parte di un bellissimo, appassionante libro. Gli sguardi “dell’ultima pagina” non potevano mentire.
A volte prima di chiudere il libro il lettore leggeva e rileggeva le ultime righe, riluttante a lasciarle. E quando accadeva il nostro punto chiedeva a gran voce un aiuto: “Ma che cosa c’è mai scritto nel mio libro? Dimmelo! Abito qui da una vita e non lo posso sapere! Qualcuno mi risponda!”.
Nessuna risposta arrivava dai lettori mentre a volte le lettere, le virgole o qualche altro compagno di pagina si spazientiva e ribatteva: “Basta con questo chiasso! Lasciaci in pace, ma che vuoi?”.
Fu in una di quelle frustranti occasioni che gli venne in mente la soluzione. Lui vedeva la lettera che aveva di fianco, era una “e”, ma non vedeva quella successiva. Ma certo! Potevano fare una catena! Chiese alla lettera “e” di dirgli quale lettera avesse vicino. Riluttante quella gli disse: “Una “r”…”. E poi chiese alla “e” di chiedere alla “r” di guardare quale fosse la lettera a lei vicina e di fare passaparola fino a lui.
La collaborazione non fu molta, ci mise un po’ di tempo a convincere i compagni di riga ma dopo circa una giornata di tentativi aveva sentito diverse lettere ed era riuscito a comporre la prima parola, che poi era anche l’ultima del libro: a-m-o-r-e. Amore!
L’ultima parola era amore! Era entusiasta, lo gridò a tutti, spiegò che insieme potevano fare una cosa grandiosa: se si fossero aiutati, lettera dopo lettera, parola dopo parola potevano leggere il libro, un libro meraviglioso che finiva con “amore”.
Tutte le lettere della pagina iniziarono a pensarci su: “Ma sì… perché no?” borbottarono. “Forse il punto ha ragione, con un po’ di pazienza possiamo capire cosa c’è scritto nel libro, di che storia facciamo parte”. Il libro era la loro casa e non ne conoscevano che una piccola parte.
Fu così che la più grande catena letteraria mai vista incominciò la sua opera. Lettera dopo lettera, in sequenza, tutti collaborarono al passaparola comunicando al punto finale la lettera che ciascuno aveva al proprio fianco.
Quando quelli dell’ultima pagina completarono il loro compito convinsero quelli della penultima a fare altrettanto e così via. Il nostro punto registrava ogni nuova lettera che gli comunicavano e componeva le parole.
Era così entusiasta e determinato che memorizzava ogni parola e a fine giornata ripeteva a gran voce a tutto il libro la parte del testo che gli era arrivata. Ogni sera tutti aspettavano trepidanti la “lettura giornaliera”.
Fu così che giorno dopo giorno tutto il libro venne trasmesso al nostro punto. Quando la prima lettera della prima pagina del primo capitolo venne infine comunicata ci fu una gran festa. Il punto era il più felice di tutti: aveva conosciuto uno dopo l’altro tutti i suoi fratelli. Era il primo punto nella storia che, pur stando alla fine, conosceva l’inizio.
Quel giorno il punto declamò tutto il libro, questa volta dall’inizio alla fine. Ogni lettera ascoltò attentamente il racconto e comprese che faceva parte di una storia bellissima che lasciava negli occhi un’espressione sognante e felice.
Nel libro era descritta la storia di un punto coraggioso che voleva conoscere il libro a cui apparteneva. Iniziava così: “C’era una volta un punto piccolo, rotondetto…”.
Luca Sbragion
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