PAREIDOLIA: VEDERE CIO’ CHE NON C’E’

Concrezione di ghiaccio lungo una strada

Quante volte vi siete fermati a guardare una nuvola cercando di scoprire la forma di un animale o i contorni di un volto? Magari l’avete fatto anche con una macchia di umidità o con una strana corteccia d’albero…

La pareidolia o illusione pareidolitica (dal greco εἴδωλον èidōlon, “immagine”, col prefisso παρά parà, “vicino”) è l’illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale.

In base agli studi scientifici, i nostri pensieri sono in grado di alterare ciò che sentiamo o vediamo, portando alla creazione di una realtà solo nostra. La realtà che ci circonda appare mediata in modo soggettivo dai nostri sensi e dalla nostra mente. In particolare la nostra immaginazione può influire su ciò che vediamo e udiamo: il mondo che ci circonda quindi, rappresenta lo specchio di ciò che percepiamo in modo soggettivo piuttosto che della realtà oggettiva.

Tutti possediamo ancora questa attitudine e la utilizziamo quotidianamente, anche senza accorgercene… Nell’immagine qui sopra, ad esempio, scorgiamo un occhio nel vortice di schiuma che si forma attorno allo scarico del lavello mentre in quelle qui sotto appaiono volti nel lavandino, nel prospetto di una casa e sul muso di un’automobile.

Leonardo da Vinci descriveva questo fenomeno nel suo trattato sulla pittura: 
“E questo è: se tu riguarderai in alcuni muri imbrattati di varie macchie o pietre di vari misti, se arai a inventionare qualche sito, potrai lì vedere similitudine de’ diversi paesi, ornati di montagnie, fiumi, sassi, albori, pianure, grandi valli e colli in diversi modi; ancora vi potrai vedere diverse battaglie e atti pronti di figure, strane arie di volti e abiti e infinite cose, le quali tu potrai ridurre in integra e bona forma. E interviene in simili muri e misti come del sono di campane, che ne’ loro tocchi vi troverai ogni nome e vocabulo che tu imaginerai”.

Nonostante si tratti di una facoltà congenita nell’uomo, il tipo di oggetti individuati dipende molto anche dalle esperienze pregresse e dalla cultura visiva personale.
In pratica spesso vediamo ciò che vogliamo vedere
In base a ciò che riconosciamo in una macchia si può dunque capire qualcosa anche della nostra personalità. È sulla base di questo principio che lo psichiatra svizzero Hermann Rorschach ha definito un test – che porta il suo nome – nel quale l’osservatore deve comunicare quali immagini riconosce in dieci macchie di inchiostro simmetriche.

Ma al di là dei risvolti psicologici è senz’altro divertente cercare di riconoscere più volti possibile negli oggetti che ci circondano: è un esercizio di creatività semplice ed efficace, adatto a qualsiasi età. Provateci!

Fonte: https://www.didatticarte.it/Blog/?p=400