L’ARTE SERVE AD ELEVARE IL SE’ COLLETTIVO

 

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Tra le molte opere che mi giungono per la pubblicazione sulla pagina ALCHIMIA DI TALENTI (link) quest’opera di Maurizio Colantuoni il cui titolo è FUORI, mi ha subito attratta,  per me rappresenta il nuovo mondo, ciò che riuscirà ad emergere dal bitume (materia) del sistema in cui viviamo. Quest’Ala rappresenta, i Cercatori, gli Erranti, i Pionieri della nuova Era, quelli che con tutta la forza del loro Amore stanno iniziando a sbrecciare il bitume per far penetrare la Luce. La prima cosa che apparirà all’osservatore sarà quest’ala, così come la prima cosa che fuoriesce dall’acqua per trovare un’appiglio è la mano, simbolicamente la nostra mano si trasformerà in un’ala per poter volare ovunque nel Cosmo Infinito! L’elevazione del sè collettivo!

Tra le tante cose straordinarie dell’arte è anche l’interpretazione soggettiva, la possibilità di poter vedere e sentire ciò che la propria natura e sensibilità suggerisce!
Patrizia di Visione alchemica

Qui di seguito un interessante intervento di Maurizio Colantuoni.


Con questo intervento vogliamo partire con una citazione di Gandhi
“Se l’arte non serve ad elevare il Sé collettivo è inutile”

Dalla metà del secolo scorso il potere che controlla i media non ha mai permesso che ciò avvenisse. Diamo un rapido sguardo alla storia dell’arte degli ultimi 50 anni. .Negli anni 60 si è imposto sul mercato dell’arte l’arte concettuale e la pop art.

L’arte concettuale si basa sul concetto che l’opera d’arte ha bisogno di un contesto, la galleria d’arte, per diventare tale. Questo è esattamente l’opposto della citazione di Gandhi. E’ il trionfo del pensiero relativo,tirando in ballo la semeiotica come grande novità. Ma questo concetto (segno significato e significante) era stato espresso 4000 anni fa nei testi vedici ed era rivolto all’ unica cosa che può rappresentare,: la supercoscienza. Cioè il pensiero assoluto. La pop art invece è l’ acquisizione del quotidiano senza nessuna critica (la scatola di fagioli o il ritratto dell’attrice di grido rappresentati sulla tela). Se tutte le forme d’arte sono state influenzate da un determinato tipo di droghe, la pop art può essere rappresentata dall’ eroina, una droga che fa sembrare qualsiasi cosa accettabile e quindi diventa alienazione.

Un tipo d’arte perfetta per controllare le masse. Non a caso esistono documenti della CIA nei quali veniva imposto la presenza degli artisti pop alla Biennale di Venezia del ’68. Tutto ciò ha portato negli anni recenti come opera d’arte più pagata, una pecora squarciata in formaldeide. Il collezionista che ha quest’opera a casa, sicuramente ha appagato il suo senso
di possesso feticista e di soddisfazione economica, ma suo figlio che cresce al suo fianco, come guarderà il mondo se da piccolo considera una pecora squarciata come una grande opera d’arte?

Vogliamo tuttavia salvare la buona fede degli artisti. E’ il sistema che sceglie che cosa dare alla gente, e la gente è quello che gli dai. Egon Schiel diceva che l’arte non può essere moderna. L’arte è primordialmente eterna. In un intervista di 15 anni fa, David Bowie affermava che l’arte si stava avvolgendo su se stessa . E’ esattamente quello che è avvenuto.

Queste tipologie trionfanti sono state portate avanti per decenni da un sistema autoreferenziale formato da galleristi, critici, collezionisti, giornalisti. Analizziamo brevemente questi ruoli. Il ruolo dei galleristi, per mio vissuto, è quello di far lievitare il più possibile il prezzo delle opere riducendole a prodotti finanziari.
Il loro ruolo invece deve essere di grande responsabilità: offrire al pubblico opere che innalzano il Sé collettivo.

I critici leggono le opere nei limiti dell’ultimo periodo della storia dell’arte.Tutto ciò che non rientra in questo limite asfittico e di continua ricerca della novità è per loro incomprensibile.. Non hanno altri metodi o tipi di conoscenza per descrivere un opera.
I collezionisti, che sono i finanziatori di questo meccanismo, cercano esclusivamente
l’investimento sicuro. La maggior parte delle opere che comprano, le chiudono in caveau di
banche, come lingotti d’oro.

Se questi personaggi non adempiono a questi ruoli sono estromessi dal sistema o nel migliore dei casi relegati a ruoli di serie C.
Il fine di tutto ciò è riempire l’orizzonte mentale della gente con un tipo d’arte alienante.
Perché le opere d’arte devono costare tanto?
Perché le opere d’arte non devono andare in più case invece di essere rinchiuse in caveau di banche?
Perché nelle case delle persone comuni ci devono essere poco più che riproduzioni di calendari o stupidi soprammobili?
Perché la gente deve subire poche opere d’arte pubbliche che sono messe lì da un sistema degenerato?
La risposta è che, privandola di opere d’arte elevate, la gente deve vivere in uno stato di bassa coscienza.

In passato, quando le mie sculture diventarono assegni al muro, venivano vendute dai migliori galleristi per cifre per me astronomiche. Venivano per lo più comprate de tangentisti, corrotti, ricconi annoiati o nuovi rampanti o addirittura dal politico che aveva fatto sparire i soldi degli aiuti per i profughi somali . Queste erano le persone che compravano le mie sculture. Tutto ciò provocò in me un nauseante corto circuito.
Ho continuato il mio lavoro in solitario.

In un epoca come la nostra, in cui ogni cosa può essere riprodotta, una scultura o un quadro può essere riprodotta in più esemplari ed essere così comprata da un gran numero di persone ad un prezzo abbordabile.
Quando ancora Joseph Beuys era in vita, comprai una suo multiplo illimitato al banco dei verdi alla fiera di Basilea per una cifra compatibile alle mie magre finanze giovanili.

Le opere devono essere riprodotte in più copie e vendute a prezzi abbordabili. E questa una delle due chiavi per rendere l’arte utile alla gente. L’ altra spetta al ruolo degli artisti che sintetizzo in una affermazione del sempre lucido Alejandro Jodorowsky.

“….Dubitavo persino dell’ arte..A cosa serve? Se serve soltanto per divertire persone che hanno paura di svegliarsi, non mi interessa. Se è un mezzo per avere successo dal punto di vista economico , non mi interessa. Se è un attività cui il mio ego fa ricorso per insuperbirsi, non mi interessa. Se devo essere il buffone di coloro che detengono il potere avvelenando il pianete e far patire la fame a milioni di persone, non mi interessa. Qual’ è allora la finalità dell’arte? Dopo una crisi talmente profonda da farmi pensare al suicidio, giunsi alla conclusione che la finalità dell’ art fosse guarire. Se l’arte non guarisce, non è arte”

Maurizio Colantuoni