L’amore è sempre meglio dell’assenza di amore

osho mondo

Osho, quando due donne oppure due uomini fanno l’amore fra di loro, fa male alle loro energie?

L’amore è sempre meglio dell’assenza di amore, questa è la prima cosa da ricordare. L’amore, di qualsiasi genere, sotto qualsiasi forma, è preferibile all’assenza di amore: per me questo è un principio fondamentale.
Ma l’amore si manifesta su tre piani, e ciascuno di essi va compreso. Il primo è il piano dell’autoerotismo, il secondo quello dell’omosessualità, il terzo quello dell’eterosessualità.
Il primo piano è narcisistico, e il narcisismo è masturbatorio. Il narcisismo è un fenomeno a molte dimensioni. Tutti i bambini attraversano questo stadio: è il primo tipo di amore, il più primitivo. Il bambino ama solo se stesso, è il suo proprio mondo.
Questo tipo di amore porta solo fino a un certo punto, ma, pur entro i suoi limiti, è un bene.

Amare se stessi è necessario, è il fondamento di ogni altro tipo di amore: se non ami te stesso non puoi amare nessun altro. Se non ami neppure te stesso, come puoi amare qualcun altro? Perciò il fondamento della capacità di amare sta nell’autoerotismo; ogni bambino deve passare attraverso questa esperienza. E per secoli i genitori vi si sono opposti!
È un errore. Bisogna lasciare che i bambini giochino con il proprio corpo, non c’è nulla di male. Anzi, imparano la prima e fondamentale lezione dell’amore. Essi sono in grado di amare solo se stessi: la loro coscienza non ha ancora raggiunto il grado di sviluppo che le permette di congiungersi con la coscienza di un altro. La circolazione dell’energia in loro è ancora ristretta, si muove al loro interno.

Perciò il primo piano dell’amore è l’autoerotismo, è un fatto naturale. Questo fatto naturale è stato ostacolato: è stato tanto condannato, che lo squilibrio che ne risulta si protrae per tutta la vita. Di conseguenza altri piani e altri tipi di amore non toccano mai la perfezione che avrebbero potuto raggiungere. Solo in questo secolo le ricerche degli psicologi hanno portato ad accettare l’autoerotismo come un fatto normale, naturale. Hanno dimostrato che l’interesse per l’autoerotismo è presente in ogni bambino normale, e che non va ostacolato. Ogni bambino deve poter giocare con il proprio corpo, avere verso di esso una crescente sensibilità, una pura gioia della fisicità.

La gioia della fisicità oggi manca. Se non hai mai amato il tuo corpo, quando qualcun altro lo ama tu ti ritrai, perché non sai aprirti. Se non hai mai amato il tuo corpo, se ti è stato insegnato a odiarlo, a disprezzarlo, a condannarlo, quando qualcun altro si avvicina al tuo corpo con amore, i sentimenti che si muovono in te sono: “Che follia, non è possibile. Come può qualcuno amare il mio corpo?” Ma allora non sei in grado di amare neppure il corpo di un altro, perché il corpo è corpo: che sia il tuo o quello di un altro non è poi così diverso.

In primo luogo bisogna imparare ad amare il corpo con profondo rispetto. In un’epoca più illuminata, ai bambini si insegnerà a trattare il proprio corpo con amore e con rispetto: perché il corpo è il tempio di Dio. Da lì il loro amore si espanderà, e saprà trovare la propria direzione.
Il secondo tipo d’amore è l’amore omosessuale. Anch’esso è una cosa normale, naturale. Prima il bambino impara ad amare se stesso, e poi rivolge il suo amore a qualcuno che è come lui: è un processo di crescita naturale. Il ragazzo non può arrivare di colpo ad amare una ragazza: la ragazza è così diversa, è un altro animale. La ragazza non può arrivare di colpo ad amare un ragazzo; ci vuole un ponte. Per passare da sé al polo opposto, bisogna passare per il simile a sé. Perciò l’amore muove dallo stadio masturbatorio allo stadio omosessuale. Il ragazzo ama un altro ragazzo, la ragazza ama un’altra ragazza. È naturale, non c’è nulla di patologico in tutto ciò.

La patologia entra in gioco solo quando qualcuno si fissa a un certo stadio. C’è chi è fissato al primo stadio, e non riesce ad amare nessun altro: in ciò vi è qualcosa di patologico. Poi c’è chi è fissato al secondo stadio: il secondo stadio è superiore al primo, ma inferiore al terzo. Occorre fare il salto: l’uomo deve saper amare la donna, la donna deve saper amare l’uomo. È lo stadio eterosessuale, il rapporto con il polo opposto. Questo è il corso naturale dello sviluppo negli esseri umani.

C’è poi un quarto stadio, la trascendenza. Dopo che hai attraversato tutti e tre questi stadi con naturalezza, immergendotici totalmente, viene il momento in cui trascendi la sessualità. Cessi di interessarti al sesso in quanto tale. Il tuo corpo, i corpi degli altri, corpi di uomini, di donne, non ti interessano più. Non che nutri alcun sentimento di condanna verso il corpo. Ma sono i corpi a scomparire; restano solo anime: il corpo non è che lo strato più esterno dell’anima. È una profonda trasformazione della tua consapevolezza. È il quarto stadio, lo stadio del siddha.
In India questo quarto stadio lo chiamiamo brahmacharya, che vuol dire lo stato di essere divino. Ma a questo stadio non si arriva negando il terzo stadio, non si arriva negando il secondo stadio, non si arriva negando il primo stadio: ci si arriva solo vivendo appieno l’amore su ciascuno dei piani in cui si manifesta.

Ora, ci sono alcune cose che è importante capire. Il rapporto eterosessuale è il rapporto più difficile: è il più scomodo, il più conflittuale, perché in esso sono presenti due poli – l’uomo e la donna. Questi due poli esistono in forme diverse e a causa della loro differenza si attraggono a vicenda. Essi costituiscono un mistero l’uno per l’altro. L’uomo è sempre stato incapace di capire la mente femminile, e la donna incapace di capire la mente maschile. Sono dimensioni assolutamente diverse. Perciò sono tanto attratte a esplorarsi a vicenda. Ma insieme all’attrazione ci sono tutte le difficoltà dell’esplorazione. Uomini e donne si amano e si odiano; stanno insieme e si provocano, litigano continuamente, continuamente cercano di dominarsi a vicenda. Perciò il rapporto eterosessuale è il più scomodo, ma anche il più pieno. In esso vi è pericolo, ma anche entusiasmo. Il pericolo è che vi sia conflitto, una lotta continua; ma solo attraverso quella lotta si raggiunge la pienezza, e solo attraverso quella lotta si trascende il sesso.

Lo stadio omosessuale è di gran lunga più comodo. Due uomini o due donne si trovano a proprio agio insieme: hanno la stessa forma mentale, lo stesso tipo di energia, sono simili. Il rapporto omosessuale crea meno problemi di quello eterosessuale. Per questo gli omosessuali sono ‘gay’, sono ‘allegri’, mentre gli eterosessuali hanno certe facce tristi… Gli omosessuali sono persone contente, perché si capiscono a vicenda, non sono continuamente in conflitto fra di loro. Così le lesbiche, per esempio, sono più felici delle altre donne, perché hanno meno problemi. Funzionano sulla stessa lunghezza d’onda, cosicché le cose combaciano. C’è un ritmo comune, una sorta di armonia. Ma anche la pienezza è minore.

Ricorda: per ciò che è più alto si paga un prezzo più alto! Se cerchi una pienezza profonda, devi affrontare il conflitto, devi mettere a repentaglio la vita; è una faccenda rischiosa.
Per evitare il rischio molti sono diventati omosessuali, particolarmente in questo secolo. Ci si è accorti che i rapporti eterosessuali sono un caos, un litigio continuo. A che pro rendersi la vita difficile? È già abbastanza difficile di per sé. E anche nell’amore, là dove si cerca un angolo di felicità, è la stessa inquietudine, gli stessi conflitti, la stessa lotta di ego. Sempre più gente si volge verso l’omosessualità. Ma è una ricaduta. Non è un bene.

Il primo, il rapporto autoerotico, il rapporto con se stessi, è il più comodo di tutti, ma non conduce ad alcuna pienezza. Non dà luogo a inconvenienti, ma neppure a soddisfazione profonda. Tutt’al più è una scarica di energia sessuale. Nel secondo stadio c’è qualche conflitto, e un certo grado di pienezza. Nel terzo stadio c’è un grande potenziale di tutti e due, conflitto e pienezza. Conflitto e pienezza crescono nella stessa proporzione.
È importante passare dal primo stadio al secondo, e dal secondo al terzo. Solo allora puoi passare al quarto – brahmacharya, l’astinenza. In tutto il mondo, invece, i religiosi hanno ambìto all’astinenza, ma non hanno saputo avvicinarla in modo scientifico. Alcuni pretendono di compiere il salto nell’astinenza ancora fanciulli. Perciò i vostri cosiddetti monaci restano alla fase masturbatoria.

Ora la tua domanda: Quando due donne oppure due uomini fanno l’amore fra di loro, fa male alle loro energie?
Non fa male, ma non fa neanche bene.
La masturbazione può essere dannosa: oltre un certo stadio diviene dannosa, distruttiva. Il masturbatore perde contatto con il mondo, si disconnette dal mondo, diventa egocentrico, in quanto sente di bastare a sé. Non ha bisogno di dipendere da nessuno, neppure per ricevere amore. Ciò è dannoso.

L’omosessualità non è né dannosa né benefica.

L’eterosessualità è molto benefica…
Non credere che questi stadi evolutivi della tua energia sessuale siano un peccato: sono fasi di crescita naturali. La sola cosa da ricordare è: non fissarti a nessuno stadio! La meta è brahmacharya, la trascendenza del sesso. Non che ci sia qualcosa di male nel sesso; ma ciò di cui puoi cogliere solo dei lampi nel sesso, può essere raggiunto pienamente solo quando il sesso è trasceso. In un momento di amore sessuale, per un secondo, lo spazio e il tempo scompaiono. Per un momento l’ego scompare; per un momento ti perdi nella realtà cosmica. Per questo nell’amore sessuale c’è tanta gioia, c’è una tale estasi. L’orgasmo è questo: l’individuo si perde nel Tutto.
Ma succede solo per un momento, e neppure sempre. Il sesso si limita ad aprire una finestra e a richiuderla. Devi andare al di là del sesso. Andare al di là del sesso significa uscir di casa, uscire dallo spazio in cui sei rinchiuso, entrare nel sole, sotto il cielo aperto. Allora quell’estasi che avevi appena intravisto ti appartiene; e ti appartiene continuamente.

Il vero santo, quello che chiamo santo, è in uno stato di orgasmo continuo. Questa è la mia definizione del santo. L’estasi è per lui tanto naturale quanto il respiro. Gesù o Buddha o Maometto sono in uno stato di orgasmo continuo. Non hanno bisogno di nessuno, non hanno bisogno di congiungersi con qualcuno, non hanno bisogno di alcun tipo di sessualità: la loro energia è un orgasmo costante, perché essi si sono dissolti nel tTtto. La parte non ha più esistenza separata, non si proclama più il Tutto. La parte è diventata il Tutto, l’onda è divenuta l’oceano. E quello è il loro orgasmo, quella è la loro estasi.

Da quell’estasi sono nati grandi canti: le Upanishad, il Dhammapada, le parole di Gesù. Non sono che eiaculazioni estatiche, espressioni dell’estasi. Hanno una tremenda bellezza, una tremenda poesia.
Ricordati: questi tre stadi di cui ti ho parlato sono normali, non vi è in essi nulla di riprovevole. Ma non fermarti a nessuno di essi. Sempre procedi oltre. Sei fatto per andare al di là; al di là di ogni forma di sessualità. Il sesso è naturale, il sesso è bello; ma fermarsi lì significa addormentarsi. Il sesso ti permette di cogliere dei lampi di Dio. Ti rende consapevole del divino…. poi devi cercarlo nella sua purezza.

Tratto da:

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Osho

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