LA SOFFERENZA E L’ACCETTAZIONE

tibet
Nella psicosintesi si cerca di utilizzare il dolore, la sofferenza, il fallimento, per trasformarli in situazioni creative in cui possiamo capire meglio noi stessi ed evocare nuove risorse.
Assagioli visse una vicenda di grande sofferenza: durante la sua prigionia, ad opera dei fascisti nel 1938 perché teneva delle meditazioni sulla pace, si rese conto che non poteva fare nulla di fuori, ma che poteva invece fare molto di dentro: poteva cambiare la maniera in cui vedeva quella situazione;  dal punto di vista spirituale e psicologico poteva scegliere di essere libero.
Cominciò a comunicare con gli altri prigionieri e capire la loro situazione, pensava, meditava, si ritirava in se stesso. Assagioli fece tutto questo, e da queste operazioni psicologiche deriva la sua tecnica dell’accettazione
Assagioli dice: “collaboriamo con l’inevitabile, consideriamo questa situazione, e in generale tutta la vita, come una scuola e un campo di apprendimento in cui è possibile per noi capire, imparare e sviluppare nuove facoltà”. 
Abbiamo il potere di cambiare il nostro atteggiamento riguardo alla situazione: e questo ci rende liberi.  Nei suoi appunti, mai pubblicati (“Libertà in Prigione”), Assagioli aveva scritto: Ognuno di noi è prigioniero di qualche situazione ma in quella situazione può imparare a essere libero. 
Nella tradizione Tibetana si dice che le difficoltà e la sofferenza sono il “guru”, un maestro spirituale che ci insegna e ci fornisce indicazioni preziose. Quindi si deve imparare, dice un proverbio tibetano, a vedere il sorriso del guru anche nelle circostanze avverse della vita.” 
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Ferrucci Piero op. cit.