La sindrome di Wolfgang

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1.
Amedeo Armonio era un bel bambino di quasi due anni, sempre allegro. Mamma e papà, i signori Armonio, un po’ meno. Ciò che li preoccupava era proprio il loro amato figlio.
Da mesi il bambino aveva mostrato dei comportamenti che consideravano preoccupanti. Amedeo aveva un modo molto particolare di giocare e passare il tempo. Poteva stare ore per conto suo ripetendo all’infinito dei suoni o delle litanie. Andava avanti per ore a fare rumore con gli oggetti che gli capitavano per le mani finché il papà o la mamma, esasperati, non glieli toglievano. Altre volte rimaneva letteralmente incantato ascoltando una canzone alla radio (accendere la radio era anche un buon modo per farlo addormentare).

Una volta stava trotterellando con mamma e papà per le bancarelle di un affollato mercatino domenicale quando si fermò davanti a un banchetto che esponeva cianfrusaglie.
Sul banchetto era esposta una serie di campanellini di diverse dimensioni. Amedeo, incuriosito, prese in mano il più piccolo e quando questo fece il classico “din” un sorriso enorme e stupito gli si stampò sul viso. Prese in mano uno dopo l’altro i campanelli, sempre più eccitato: li prendeva e li posava, li faceva suonare in coppia o a tre a tre seguendo una logica tutta sua.
Il padrone della bancarella lo guardava divertito e presto si creò una piccola folla che osservava quel bambino buffo impegnatissimo nel suo gioco. L’imbarazzo dei signori Armonio crebbe al crescere della piccola folla finché il signor Armonio decise che poteva bastare, chiese scusa al signore della bancarella per il disturbo, prese in braccio Amedeo e lo portò via, piangente.

Il giorno dopo mamma e papà Armonio si decisero a consultare il medico di famiglia ormai convinti che qualcosa non andasse. Il loro medico li indirizzò da uno specialista, suo amico di studi, il dottor Chiaroforte.
Il dottor Chiaroforte ascoltò attentamente ogni particolare del caso, fece molte domande alquanto dettagliate e alla fine disse: “Mi sembra di poter concludere che si tratta di un disturbo schizoide dell’apprendimento sensitivo. Provoca una degenerazione compulsiva degli stimoli uditivi consci e inconsci. Colpisce prevalentemente i bambini in tenerissima età, ma ci sono anche casi di adolescenti. Viene anche chiamato “sindrome di Wolfgang”, dal nome del grande compositore. Sembra che ne soffrì nei primi anni di vita”.
“Mi scusi dottore” intervenne la signora Armonio “ci aiuti a capire meglio per piacere, ci dica se è grave, che cosa si può fare…”
“Le spiego in modo più semplice. Lei ha presente quando sentiamo nella testa un suono, un ritmo o una canzone e a volte rimane lì per ore?”
“Sì, certo” risposero in coro i coniugi Armonio.
“Ecco… questi episodi sono una piccola degenerazione della nostra capacità di ricordare i suoni. Amedeo a volte rimane incantato in modo profondo in uno stato simile. Non ha sviluppato quei filtri naturali che il cervello utilizza per limitare le stimolazioni inconsce. Quando entra in quello stato vuol dire che sta cercando di comunicarle all’esterno, battendo, suonando, cantando in maniera incontrollata come mi avete descritto”.
“Capisco… mi sembra più o meno chiaro, ma che si può fare?” chiese il signor Armonio.
“Beh, veniamo alle buone notizie. Probabilmente siamo fortunati, l’abbiamo individuata in tempo. Circa una decina d’anni fa è stata sviluppata una terapia che ha dato risultati eccellenti.

Daremo ad Amedeo dei farmaci audiorepressori che creeranno una sordità temporanea: in pratica non potrà sentire tutti i suoni che fa giocando. Il principio della terapia è che se il bambino non ricrea e ascolta all’esterno i suoni che sente dentro a un certo punto si stanca, troverà sgraditi i suoni inconsci e inizierà a rifiutarli sviluppando finalmente quei filtri naturali di cui parlavo prima. Mano a mano che il comportamento di Amedeo si stabilizzerà diminuiremo le dosi di audiorepressori e nel giro di poche settimane Amedeo diventerà un bambino come tutti gli altri”.
“Ma è fantastico!” si lasciò sfuggire sollevato il signor Armonio.
“Ecco, questa è la ricetta per il Timpanoll, un audiorepressore per bambini. Iniziate subito con una pastiglia al giorno e ritornate da me fra dieci giorni per vedere come va e aggiustare la terapia. Mi raccomando… state attenti. I primi giorni il bambino sarà probabilmente spaesato e spaventato. Va seguito in ogni momento”. I signori Armonio lasciarono lo studio sereni e speranzosi. La malattia aveva un nome, non brancolavano più nel dubbio, potevano affrontarla. Amedeo sarebbe diventato più gioioso e finalmente… normale.

Dopo meno di una settimana gli Armonio tornarono urgentemente da Chiaroforte: la terapia non sembrava funzionare, Amedeo non dava nessun segno di cambiamento.
Dopo aver sentito la notizia Chiaroforte disse: “È possibile. Purtroppo potrebbe essere uno stadio particolarmente degenerativo della sindrome di Wolfgang. Questo sembra un rarissimo caso di “deviazione di Ludwig”: pur in uno stato di completa sordità non viene meno l’attenzione alla cosiddetta musica interiore. È veramente un caso di una rarità estrema e a questo punto…”.
“Dottore… dottore, mi scusi” lo interruppe imbarazzata la signora Armonio, “La situazione è ancora più strana di quello che sta cercando di spiegarci. Vede… Amedeo, pur prendendo le pillole, continua a comportarsi esattamente come prima. Non solo per quanto riguarda il suo strano modo di fare ma anche in tutto il resto! Risponde quando lo chiamo, si gira quando sente i rumori… tutto come prima, capisce?”
“Ma è impossibile” sbottò Chiaroforte. “Già dopo l’assunzione di una sola compressa di Timpanoll non si sente più nulla, l’ho provato io stesso, per interesse professionale, naturalmente… insomma… è sicura che il bambino abbia preso le pillole?”.
“Dottore!… Le sembra che io abbia voglia di scherzare con la salute di mio figlio?”
“Mi scusi, mi scusi, signora” disse il dottore, abbassando il tono di voce e parlando lentamente per riportare la conversazione in termini consoni “volevo solo scartare l’ipotesi più ovvia”. Il dottore aprì la sua agenda. “Le chiedo di portare Amedeo in ospedale al più presto, preparerò una serie di esami e test per studiare a fondo la situazione. Cerchi di stare tranquilla”.
“Grazie infinite dottore” disse la signora Armonio stringendogli la mano.
Poi gridò forte al marito: “Andiamo, abbiamo finito, poi ti spiego tutto!”.
Il signor Armonio era rimasto per tutto il tempo in silenzio con un’espressione tra l’ebete e il preoccupato guardando alternativamente la moglie e il dottore.
“Ci scusi, dottore” spiegò la signora Armonio, “per esser sicuri che non ci fossero errori mio marito ha provato il Timpanoll.”

Ad Amedeo venne detto che per qualche giorno si andava in vacanza in un bel posto dove avrebbe conosciuto tanti amici e tante cose nuove.
In ospedale, nel giro di pochi giorni, il dottor Chiaroforte venne a capo dell’apparente mistero. A un esame accurato scoprirono che Amedeo era privo di timpano. Si stabilì che il bambino era sordo dalla nascita e non soggetto all’azione del Timpanoll che inibisce temporaneamente proprio l’azione del timpano.
La tomografia dimostrò tuttavia che il cervello reagiva comunque ai suoni. Aveva come sviluppato la capacità di registrare le vibrazioni direttamente, senza l’ausilio dell’orecchio, con frequenze anche più ampie del normale. A questo punto il dottor Chiaroforte concluse che Amedeo Armonio era il primo caso documentato di quello che definì “disturbo schizoide sensitivo autoimmune” o “degenerazione di Armonio della deviazione di Ludwig della sindrome di Wolfgang”.
Spiegò in termini semplici ai signori Armonio che questa patologia, pur alterando il comportamento e provocando sordità, permetteva al malato di sentire benissimo, anzi meglio.
Il dottor Chiaroforte e il suo staff erano confusi e affascinati dall’indiscutibile scoperta, purtroppo per il momento non si poteva fare nulla per aiutare Amedeo che poteva tornare tranquillamente a casa: non era un pericolo per se stesso né per gli altri.

I signori Armonio erano solo confusi. Era di conforto per loro vedere che Amedeo, anche in ospedale, era il solito bambino allegro e buffo e non sembrava minimamente sentire la tensione che lo circondava. I medici e gli infermieri lo avevano subito preso in simpatia (anche se una volta suonò il campanello del letto per un’ora prima che qualcuno riuscisse a strapparglielo di mano).
Per lui la vacanza fu un’avventura eccitante. Nel nuovo posto sperimentò suoni incredibili che fino ad allora aveva solo immaginato: il campanello del letto, il ronzio di grossi macchinari, il bip bip con l’eco e tanti altri ancora. Si divertì a usare i nuovi suoni mischiandoli, cantandoli, rifacendoli in tanti giochi divertenti. Fece un sacco di capricci quando mamma e papà gli tolsero il pigiama, lo vestirono e lo riportarono a casa perché la vacanza era finita.

2.
Alcuni decenni dopo i signori Accordi, preoccupati dagli strani comportamenti della loro piccola figlia Ludovica, consultarono uno specialista, il famoso dottor Volumi.
Il dottor Volumi ascoltò attentamente ogni particolare del caso, fece molte domande alquanto dettagliate e scoprì che l’orecchio della bambina era privo di timpano. A questo punto spiegò che la piccola era soggetta a quella che veniva chiamata “degenerazione di Armonio”, dal nome del grande musicista che “ sembra “ ne avesse sofferto in tenerissima età.
Il dottor Volumi spiegò che solo di recente era stata scoperta una terapia che aveva dato risultati eccellenti.
Innanzitutto Ludovica doveva assumere farmaci audioneurorepressori che avrebbero azzerato l’attività cerebrale legata all’udito: la conseguente sordità temporanea avrebbe bloccato gli strani comportamenti. Successivamente le avrebbero ricostruito il timpano. Nel giro di poche settimane Ludovica sarebbe diventata una bambina normale.
Ma questa è un’altra storia.

Luca Sbragion
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Fonte immagine: www.art-mall.it