LA COSCIENZA DI RELAZIONE

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La coscienza di relazione si configura attraverso la conoscenza della differenziazione sessuale. Per gli alchimisti la polarità sessuale non si confronta unicamente a livello biologico e psicologico. ma si espande a tutti i livelli comprendendo il sistema della conoscenza, della cultura e dei comportamenti consci e subconsci.

Il “Maschio e la Femmina” sono all’origine di ogni discorso sulla realtà che gli uomini instaurano attraverso le relazioni e poichè ogni aspetto della vita e dell’esistenza è incernierato da rapporti umani (materni, famigliari, sociali, lavorativi e culturali) che definiscono rappporti di “forza” (patriarcali, matriarcali, materiali, professionali e cognitivi), è facile intuire come sia importante assimilare i due principi sessuali secondo un’ottica più vasta, la stessa che conduce a teorizzare l’esistenza del binomio ying-yang.

La coscienza di relazione è uno degli aspetti più qualificanti della personalità. La consapevolezza della natura delle relazioni che esistono non solo tra gli uomini, ma anche tra gli uomini e gli avvenimenti, conduce a pensare la vita come un fenomeno dominato da “innumerevoli fili’ di energia, per cui ogni essere è collegato agli altri con cui è in relazione attraverso una sottile rete di energia mentale.

Carlos Castaneda apprende dallo stregone yaqui a riconoscere la molteplicità di fili luminosi che fuoriescono dall’ombelico, dal cuore e dalla sommità della testa. Anche scalare una montagna richiede un rapporto di empatia con la roccia, altrimenti alla perdita del legame connettivo corrisponde una perdita di concentrazione, di feeling e di “compatibilità”. Le madri, le donne innamorate e gli artisti in genere percepiscono il sottile filo che li unisce al figlio, all’amato o alla propria opera. La coscienza di relazione va oltre l’aspetto istintivo dell’anima di rimanere ancorata al cordone ombelicale materno, al filo del cuore appassionato o al filo della mente subconscia con cui l’artista produce spesso le sue opere migliori.

Diventare coscienti della relazione Maschio/Femmina significa infatti percepire quelle differenze psichiche sostanziali per cui “posso agire e comunicare” (maschio) solo perchè c’è qualcuno che me lo permette e che mi “fa entrare” in comunicazione (femmina). Il giornalista Gianni Brera qualificava le squadre di calcio in due categorie: quelle maschie e quelle femmine, distinguendo due atteggiamenti di fondo ben definiti. il concetto si può estendetre all’infinito. Nel libro dell’Es, lo psicanalista Goddreck , esamina con attenzione e ironia come l’energia femmina sia diversa da quella maschile maschile anche nei piccoli gesti, come pulirsi la bocca con un fazzoletto o gesticolare con le mani.

A livello sociale le differenze diventano più difficili da interpretare, anche se nel Medioevo esisteva la capacità di discriminare al primo sguardo chi possedeva l’arte di soverchiare il prossimo, da chi invece soccombeva per difetto di aggressività.

Dio KrsnaNella spirtualità induista il Dio Krishna è l’amante di cento pastorelle, a significare la capacità dell’anima di espandere la coscienza di relazione attraverso molteplici rapporti sessuali, mentali, cognitivi e spirituali. Tuttavia a livello sociale le diffenze non sono così semplici da percepire. Esiste una natura femminile altrettanto diabolica di quella maschile. Espandere la coscienza di relazione significa infatti comprendere i “percorsi compiuti dalla libido” per esercitare il “diritto” (di nascita) a soddisfare il Desiderio (kama).

Nel Seicento la “coscienza di relazione” collettiva si manifesta come risposta ai soprusi compiuti dalla religione cattolica e dal regime nobiliare nei confronti degli individui che reclamavano appunto il diritto di soddisfare i desideri individuali e di coltivare le proprie passioni, come quelle del potere e del denaro, ma anche dell’immaginazione e della fantasia. Il Don Chisciotte di Cervantes è il modello perdente dell’individuo che non è in grado di contenere l’energia della libido nei due emisferi cerebrali, al punto da manifestare evidenti segni di ragionevole follia e di irragionevole lucidità di pensiero. Ma sono le favole a comunicare con sottigliezza i “misteriosi” tragitti percorsi dalla libido prima di giungere al “castello del Principe”.

E’ facile intuire come la circolazione della libido nell’emisfero sinistro maschile possa generare l’ambiguità del serpente, l’irosità aggressiva del drago, il trasformismo dell’orco (vedi il Gatto con gli stivali) e la furbizia accattivante e disonesta del Diavolo. Tuttavia ben pochi capiscono e percepiscono quando la libido circola impunemente nell’emisfero sinistro femminile, poichè le donne sono da sempre ritenute “veline” che si esibiscono nei meandri dell’emisfero destro collettivo, al fine di soddisfare la libido sessuale maschile in cambio di benessere materiale e status sociale.

Invece persevera nella società occidentale una “forma occulta e perniciosa di potere” che si appoggia indebitamente sulle qualità peculiari della libido femminile. E’ in quest’ottica che è possibile rintracciare il significato psicologico delle “streghe”, delle “madrine”, delle “fate” e delle potenze demoniache femminili.

Nella versione originale di Cenerentola, la ragazzina uccide la madre al fine di essere libera da ogni forma di persuasione, suggestione o manipolazione sottile della pulsione psichica che si manifesta quando la libido inizia a circolare nel cervello. Gli effetti della libido nell’emisfero cerebrale sinistro femminile (identità, razionalità finalizzata agli scopi, linguaggio e memoria sinestetica) sono infatti amplificati dalle parole e dai suggerimenti della “madrina”, metafora dei sistemi di credenze e di comportamento sociali finalizzati al successo. Dal grembo della Madrina nascono due figlie, le due sorellastre di Cenerentola: una è abile e creativa e sviluppa le doti dell’opportunismo peculiare di chi vuole fare carriera sfruttando le risorse altrui, mentre l’altra è incapace, goffa, priva di talenti, eppure così “ruffiana” da destreggiarsi egregiamente in ogni settore della vita e della politica. Nell’ambito sociale la “libido femminile” ha sempre più successo di quella maschile: i politici sono lì a dimostrarci quanto sia importante la demagogia delle parole, la ruffianaggine e la “prostituzione” della mente per avere successo e mantenersi ai vertici del potere. Nell’ambito artistico la “libido femminile” è esercitata da stilisti omosessuali che ben sfruttano il talento dell’emisfero sinistro femminile per emergere attraverso la bellezza delle vesti e degli accessori, e cioè attraverso la proiezione di immagini di successo.

Alla fine resta da fare una considerazione. Le donne non trovano posto nella politica, nella società e nell’arte perchè gli uomini hanno imparato a sfruttare al meglio le risorse della libido in entrambi gli emisferi sinistri, sia quello maschile che femminile. Il successo di Berlusconi è dovuto al fatto che è sia “predatore” che “ruffiano”, sia attivo nelle azioni che passivo nelle percezioni (i sondaggi, ecc), sia maschio che femmina nel manifestare la libido. Non è omosessuale, ma è come se lo fosse, poichè l’energia della libido inverte di segno ogni volta in cui è possibile trarne un qualche vantaggio, materiale o d’immagine. Questa disponibilità della libido di cambiare sesso, indipendentemente dai costumi sessuali dell’individuo, è una prerogativa dell’uomo contemporaneo, diventato ovunque e dappertutto, in ogni ambiente sociale, opportunista e arrivista. Anche le donne lo sono. Per loro natura sarebbero più dotate degli uomini, ma il modello archetipico di Cenerentola continua a persistere, così come il sogno di conquistarci da sole un posto per il prossimo ballo.
Marta Breuning

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