IN UNA NOTTE DI LUNA PIENA…

luna blu

Si racconta una bella storia di Gautama il Buddha: aveva informato i suoi discepoli che in un certo giorno, alla prossima notte di luna piena, sarebbe morto.

Allo scomparire della luna piena dal cielo, sarebbe scomparso anche lui. Per una rara coincidenza, Gautama il Buddha era nato in una notte di luna piena, si era illuminato in una notte di luna piena e morì anche in una notte di luna piena.
Migliaia dei suoi discepoli si affrettarono ad arrivare da ogni parte, solo per vederlo per l’ultima volta.

C’era grande tristezza, ma tutti trattenevano le lacrime per non rendere difficile la sua dipartita. E Buddha chiese loro: “Se avete delle domande – perché domani non sarò più qui – se nel vostro cuore c’è qualche domanda che non avete ancora posto, fatemela.

Prima di andarmene voglio che tutti i miei discepoli siano completamente vigili, senza più domande. Voglio che i miei discepoli diventino risposte, non domande.”
Nessuno parlò, solo Ananda disse: “Tu hai risposto alle nostre domande per quarantadue anni, continuamente, giorno dopo giorno – non abbiamo più domande.

Siamo venuti solo per esserti vicino quando ti dissolverai nella consapevolezza universale. Abbiamo sentito, da racconti antichi, che quando un illuminato muore, mentre lascia il corpo, la sua consapevolezza si diffonde in tutto l’universo. Vogliamo restare vicino a te per avere un piccolo assaggio della tua consapevolezza.”

A quel punto Buddha disse: “Va bene, allora vi saluto. Morirò in quattro momenti. Prima lascerò il corpo, poi lascerò la mente, poi il cuore e nel quarto, la turiya, mi dissolverò nell’oceano dell’esistenza.”
Chiuse gli occhi e proprio in quel momento arrivò correndo un uomo che disse: “Devo chiedere una cosa. Ho rimandato per trent’anni.

Buddha è venuto molte volte nella mia città, in questi trent’anni, ed io ho sempre pensato: questa volta andrò e gli farò la mia domanda. Ma succedeva sempre qualcosa e – ho continuato a rimandare. Solo per stupidità – era arrivato un ospite, ero impegnato con dei clienti, c’era un matrimonio al quale dovevo andare.

Così ho continuato a rimandare, pensando che non c’era fretta, quando sarebbe venuto la prossima volta, allora gliel’avrei chiesto. Ma qualche volta mia moglie era malata, qualche altra volta ero io a essere malato – e questi trent’anni sono passati. Proprio ora ho saputo che Buddha stava morendo, ora non posso più rimandare. Niente può impedirmi di fare la mia domanda.”

Ma Ananda disse: “Sei arrivato un po’ tardi. Il suo viaggio interiore è già cominciato, ha già fatto i primi due passi: possiamo vedere che il suo corpo si è fatto completamente silente e, per quello che concerne il lasciar andare la mente… è una mente così vuota, deve averla già abbandonata. Gli ci vorrà un po’ di tempo per lasciar andare il cuore, perché è quello stesso cuore che ha usato continuamente per irradiare il suo amore, la sua gioia, il suo silenzio.

Non è giusto disturbarlo in questo momento. Ha continuato a parlare per quarantadue anni, ora è colpa tua se per trent’anni non sei riuscito a trovare il tempo – è la tua domanda.”
Ma Buddha ritornò. Il suo respiro, che era scomparso, ritornò, il cuore ricominciò a battere. Aprì gli occhi e disse: “Ananda, vuoi che le generazioni future ricordino che l’amore di Buddha era così scarso da non permettergli di tornare indietro di due passi, quando un uomo assetato era arrivato da lui? E io sono ancora vivo, sarei biasimato per sempre. Non impedirglielo, lascia che ponga la sua domanda.”

L’uomo vedeva Buddha per la prima volta e in una situazione molto strana: migliaia di persone sedevano in silenzio e con gli occhi pieni di lacrime. Inoltre Buddha era quasi mezzo morto: aveva già fatto due passi verso il suo centro interiore, ancora due passi e sarebbe diventato parte della consapevolezza oceanica.

Ma un uomo che è amore, irradierà amore anche in una situazione come questa. Ananda e tutti gli altri discepoli non potevano credere che per un uomo qualsiasi, che non era neppure un discepolo, che aveva rimandato per trent’anni… Ma l’amore e la compassione di Buddha sono infiniti – egli chiese all’uomo di fargli la sua domanda… ma l’uomo era così sconvolto dalla situazione, che l’aveva dimenticata.

Egli disse: “Mi sento soddisfatto. Il tuo amore ha risposto a tutte le mie domande. Tu eri mezzo morto e tuttavia sei tornato indietro, solo per rispondere a un uomo ordinario come me, che ti aveva evitato per trent’anni, cercando sempre mille scuse diverse.” Egli toccò i piedi di Buddha e disse: “Lascia che io sia il tuo ultimo discepolo, dammi l’iniziazione.

Ero venuto per fare una domanda, ma ora non c’è più nessuna domanda – davanti al tuo amore tutte le domande scompaiono. E non voglio perdere quest’occasione di essere iniziato da te.”

Buddha iniziò l’uomo e chiese ancora: “C’è qualcuno di voi che ha ancora dentro di sé qualcosa da domandare? Perché sarebbe molto difficile per me – se passo il terzo stadio, se ho già lasciato il cuore e sono passato nella pura consapevolezza, il quarto stadio – sarebbe difficile tornare anche se lo volessi. Quindi, vi prego, non siate timidi, se avete delle domande, fatele.”

I discepoli risposero: “Siamo già tristi e dolenti perché quest’uomo ti ha disturbato, senza che ce ne fosse bisogno. Questo non è più tempo di disturbarti, ma di restare in silenzio – un tale silenzio che quando dissolverai la tua consapevolezza, qualcosa di essa diventa anche parte di noi.” Allora Buddha salutò nuovamente ed entrò nel quarto stato.

È un racconto molto simbolico… e fin qui assolutamente storico. Ma in Oriente è tradizione che quello che non può essere detto nei soliti modi, può essere raccontato con parabole, con storie.

La storia dice: mentre Buddha stava morendo, gli alberi che pure stavano morendo, le cui foglie erano impallidite, improvvisamente tornarono verdi; fuori stagione arbusti, piante e alberi si riempirono di colpo di fiori. Ci fu un impatto terribile alla sua morte – gente che era stata con lui per decenni senza illuminarsi, in quel momento raggiunse l’illuminazione. Non appena lasciò il corpo e la sua consapevolezza si liberò, questa si sparse su tutto il mondo.

Chiunque fosse ricettivo, a seconda del suo grado di ricettività, venne appagato. Perfino gli alberi ne furono consapevoli. Mentre lui moriva, gli uccelli tacquero e al momento della sua morte ripresero a cantare la loro gioia.

Ogni volta che un illuminato muore, tutto il mondo si sente inondato da una pioggia d’amore, di consapevolezza, di beatitudine, di pace, quindi non perdete il vostro tempo con dei semplici riflessi.

Quei riflessi sono utili come dita che indicano la luna. fatene uso per trovare il reale che è riflesso, e voi sarete finalmente a casa, non in questa strana terra abitata da pazzi.
Osho