IL POPOLO DELLA VITA

Deserto-2

Roberto mi scrive alcuni giorni dopo:
Ciao Patrizia, dove siamo? : )))

Rispondo:
Ciao carissimo
Siamo ancora a pag. 50, sono ritornata a casa e il tempo per leggere è poco… domani sono libera e comincio con il capitolo “Il popolo della vita.”
Namastè Roberto
Grazie!

Roberto:
Respira Patrizia… la vita succede tra due respiri. è un ritmo, fa muovere tutto e il nostro centro si rivela quando pulsiamo con questo ritmo. i cieli ti amano da sempre, non sei mai sola.
Ti aspetto nel deserto con “il popolo della vita” e tanto amore.

IL POPOLO DELLA VITA
Il quinto giorno m’incammino in una direzione ancora inesplorata, oltrepasso la laguna e salgo le
prime dune. Oggi Zerbin non c’è, è la prima mattina che non mi accompagna.
Forse non gli piace questa parte di deserto.
Dopo due ore mi fermo su una vetta di sabbia che domina un enorme spazio aperto, un anfiteatro
naturale in cui mi sdraio ad ascoltare musica. Sto nel “non fare niente”, mi guardo in giro, caccio le
mosche e disegno con l’urina la mia iniziale. Poi, vagamente annoiato, mi siedo per cominciare la
meditazione giornaliera. Appena chiudo gli occhi sale un’onda che scorre in un pianto leggero.
Cos’è questa emozione improvvisa?
Dalle dune di destra avanza un popolo nomade vestito di veli chiari e scalzo, porta cesti d’uva
moscata sopra la testa e brocche d’acqua, canta un mantra in processione gioiosa.
Vedo il volto solo delle donne: una di loro mi fissa da occhi neri, il sorriso ne tende la pelle ambrata, è divertita e guarda un festeggiato a sorpresa gustandone la sua meraviglia interrogativa.
Chi è questo popolo? Perché festeggiano?
Il corteo è un’unica danza, si muove con giocosità colma di pace e gioia. Quelle persone sono pervase da una leggerezza del cuore che traspare, staccate da tutto alla ricerca di niente, completamente presenti a se stesse e contemporaneamente così in comunità tra loro.
Ognuno è pieno della propria forza, privo di bisogni, il darsi è uno stato naturale, c’è tanto amore e
compassione nella loro felicità. La sinfonia di grazia che ne scaturisce dispiega il mio stato di coscienza. Mi sento completamente e totalmente nell’aria in mezzo a loro fra il profumo dell’incenso e il suono dei campanelli che si muovono avanzando.
Apro gli occhi per assicurarmi che sia solo una fantasia ma nonostante gli occhi fisici vedano solo
sabbia e vallate, le immagini proseguono. Con che cosa le sto percependo?
Questo popolo si presenta come “Il popolo della Vita”, non usa parole per comunicare ma il pensiero.
«Cosa festeggiate?», smarrito.
«Il tuo ritorno a casa », compassionevoli.
Intuisco allora che quello che sento dentro e tutto intorno è la matrice… la mia essenza prima.
Il mio corpo è attraversato da una sorta di corrente, sento la presenza di Dio dentro me, ne faccio
esperienza e sento che Dio è una realtà interiore, una gioia dirompente.
L’immediatezza nel percepirne la presenza è traumatica.
Grido l’emozione incontenibile che mi attraversa. «Oh Dio, oh Dio!» piegato su me stesso, le mani al
petto con il timore che il cuore mi faccia un dispetto.
Piango dal cuore, senza respiro, singhiozzo lacrime fuori controllo a bocca spalancata in un’espressione di gioia disperata. Una forza incontenibile soppianta la mia volontà; sono in balìa del momento, vortico in quella miscellanea d’emozioni.
Passa un po’ di tempo prima che riesca a calmarmi da questo vissuto così liberatorio.
È stato come riversare violentemente anni di anestetici al risveglio da un coma. Estasi dal retrogusto amaro. Come ho potuto?
Un senso di malinconia cupa accompagna l’accorgermi di essermi allontanato tanto, e per così
tanto tempo, dal mio centro.
«Mi dispiace», umile con la bocca velata di rammarico. Il ritmo mi riprende, le danze continuano, il loro ondeggiare impollina di nuove spore la mia consapevolezza, lascio che succeda senza cercare
spiegazioni, accade e basta. Sento l’abbondanza di quel succedere, simboleggiata dall’uva e dalle brocche d’acqua.
Il popolo della vita mi invita ad accogliere anche il fluire nel movimento sempiterne: un movimento mai iniziato e mai finito, sempre esistito. Ma come si inizia a fluire?
«Tutto già si muove… smettete di forzare un moto e ve ne accorgerete».
E questo su quale scaffale lo metto?
La mia mente non sa dove sistemarlo.
Con quale dicitura lo catalogo?

FLUIRE •
MATERIALE PER SMETTERE DI TENTARE D’IMPORRE AL VIVERE IL MIO
MOVIMENTO E ACCOMODARMI NEL SUO

Etichetta e scaffale alto. Potrà servirmi quando sarò pronto ad arrendermi. Cerco di dare una dimensione al vissuto appena successo. Quanto è durato?
Controllo le volte che l’iPod ha ripetuto il mantra, circa 15 minuti. Sono esausto, sento il corpo svuotato come una canna di bambù. Non mi conosco più.
Dove inizio e finisco?
Sono il sentire in modo aperto e nient’altro. Bevo tutta l’acqua che ho con me, respiro e cerco di calmarmi. Affondo le mani nella sabbia per toccare terra, mi sdraio in contatto con il suolo e rimango a riposarmi guardando il cielo incredulo. Cos’è questo vissuto appena concluso… ha un nome? Mi addormento immerso in questi pensieri girato su un fianco e rannicchiato sotto il sole… finché,disturbato dalle mosche, mi sveglio affamato e assetato.
Mi rimetto in marcia. Nel tragitto di ritorno i pensieri sono silenziosi, cammino nel vuoto fino alla laguna, è ormai il tramonto, faccio un bagno lasciandomi coccolare dall’acqua tiepida, ho bisogno di integrare lo stato attraversato qualche ora fa.
Mi sento solo. Dov’è Zerbin?
Nei giorni a seguire la mia solitudine aumenta parecchio, mi sembra di essermi spostato da dove
abitavo, e non c’é nessuno che mi conosca in questo nuovo ambito.
La maschera che usavo, quel modo di pormi al riparo dal sentire non c’è più, sono vulnerabile. So di non poter tornare indietro alla mia manifestazione che per quanto finta, era sicura.

Tratto da: Semi Nuovi di Roberto Maggioni
Quando l’interrogativo “chi siamo” è autenticamente profondo, un’avventura spontanea attraversa il nostro essere, la coscienza, il tempo e i luoghi, mondi e sfondi. Seminuovi dissemina sementi in chi legge. Non ha risposte ma fa nascere domande, e sappiamo bene che è proprio l’anelito alla risposta che crea movimento, autentica trasformazione, cambiamento fisiologico.
È alchemico!
Alcuni libri sono così, li cominci nella poltrona del tuo mondo e li finisci in una poltrona sul mondo.
Sono quelli scritti dalla vita, hanno qualcosa di musicale in loro che comunica oltre le parole. Questo libro è per i contadini dell’anima e i ricercatori.

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