Il Guerriero, la Vipassana ed il Cuore.


Non ci può essere nessuna trasformazione se siamo completamente identificati con la nostra mente e i nostri pensieri. Possiamo anche usare un altro linguaggio e dire che l’identificazione con l’ego o con la struttura del nostro carattere ci rende addormentati, inconsapevoli e ipnotizzati.
Abbiamo l’illusione di vivere ma in effetti passiamo da un personaggio all’altro, senza rendercene conto. Manca il Soggetto, il padrone di casa.

Di conseguenza bisogna iniziare a creare uno spazio di osservazione che ci permetta di vedere le nostre identificazioni con i numerosi personaggi che impersoniamo nelle diverse circostanze della nostra vita.

La vipassana, che appartiene alla tradizione buddhista theravada, offre secondo la mia esperienza un’opportunità davvero efficace per sviluppare questo spazio di consapevolezza che ci consente di “formare” un centro stabile di presenza, appoggiandoci al respiro che diventa il tramite di questo processo di disidentificazione.
Il respiro istantaneamente ci riporta al presente, a ciò che c’è in quel momento dentro e fuori di noi, ci rimette nel corpo, nella realtà non vissuta attraverso le rappresentazioni della mente.

Per spiegare questo procedimento possiamo adoperare la metafora del cinematografo. Quando vediamo un film spesso siamo totalmente immersi nella trama, dimenticandoci di noi stessi. Entriamo nei personaggi del film e ci scordiamo di essere degli spettatori, seduti su una poltrona, di fronte allo schermo.
Se invece guardiamo il film restando spettatori consapevoli, cambia la prospettiva e resta accesa la luce della consapevolezza: esisto io e il film.
Questa è una metafora della nostra vita.

Lo spazio di coscienza che con la “pratica” costante e continua si forma, diventa sempre più stabile come il mozzo di una ruota e l’identità si sposta dall’ego alla coscienza.
Questo centro stabile coincide con il cuore. Anche la percezione cambia. Si comincia a sentire al centro del petto una commozione di esistere, una semplicità essenziale di essere. L’identità cessa di essere formale ma acquista la dimensione di uno stato senza alcun attributo. E’ un vuoto pieno d’identità silenziosa e testimone.

Non è un risultato che si raggiunge facilmente ma il guerriero non si collega alla meta è presente nel percorso di ogni momento. Questa innocenza di aspirazione diventa una forza inesorabile che lo Muove.

Roberto Maria Sassone