IL GUERRIERO E LA MEDITAZIONE

medita gue

Per ogni guerriero la meditazione è una pratica indispensabile e su questo punto voglio essere chiaro, per quanto possibile.
Il problema è che molte persone non sanno cosa sia la meditazione, o credono di saperlo, perché sono bersagliate da tante notizie contrastanti e spesso errate, oppure fraintese.
Questo mio intervento quindi non vuole essere polemico sulle diverse pratiche ma sul senso della meditazione.

La meditazione è una pratica che si prefigge l’obiettivo di aprirsi gradualmente a uno spazio di coscienza pura che è il substrato di ogni individuo e che non coincide con le funzioni della mente e delle emozioni. E’ uno spazio senza alcun contenuto, di pura coscienza di sé.
Per tale motivo non è meditazione recitare dei mantra, fare delle visualizzazioni, o concentrarsi su un chakra perché queste sono pratiche di concentrazione su un oggetto e sono attività mentali.
La meditazione non è un’attività mentale.
Non che queste pratiche siano negative; anzi hanno la loro efficacia, ma si prefiggono altri scopi. Non sono meditazione. Io stesso pratico il japa, ovvero la ripetizione di un mantra, ma quando recito un mantra sto realizzando un’altra pratica che non confondo con la meditazione.

Se la meditazione si prefigge di aprirci alla pura coscienza dell’esserci, alla presenza di sé nel qui e ora, non può avere contenuti di nessun tipo.
La meditazione è un percorso di disidentificazione da qualsiasi oggetto mentale.
Per tale motivo tutte le pratiche senza oggetto, come la vipassana, lo zazen, la meditazione vedanta, ecc., sono le forme più efficaci di meditazione.

Per questo desidero precisare che è facile fraintendere l’essere nel respiro, con il concentrarsi sul respiro. Sappiamo infatti che la consapevolezza del respiro è una via di accesso alla coscienza pura, ma se il respiro diventa oggetto di concentrazione, non stiamo più facendo meditazione ma, appunto, concentrazione.
All’inizio tutti cadono nell’errore di rimanere aggrappati al respiro per non stare nella mente e nelle emozioni, ma un buon insegnante ti porta a praticare in maniera corretta, aggiustando il tiro progressivamente.

Nelle fasi più avanzate della meditazione si sviluppa la capacità di stare nella pura presenza e da questo spazio di coscienza osservare i contenuti della mente e ogni altro oggetto esterno, senza identificarsi con esso, fino a portare la pura coscienza nella vita quotidiana.
A questo punto la pratica di meditazione diventa uno stato di coscienza che comprende tutta la vita.

Roberto Maria Sassone
Fonte: www.nonsoloanima.tv