IL CORAGGIO DI AFFRONTARE LA VITA

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Certo, c’è il caos là fuori, e lo troviamo anche dentro di noi, se solo cominciamo a guardarci, ma rinchiudersi nelle proprie, false, sicurezze ci può portare unicamente a una non-vita… e allora, cosa ci stiamo a fare a questo mondo?

‘Solo dal caos nascono le stelle’, come abbiamo amato questa frase usata così spesso da Osho, ai tempi della prima Pune era stata stampata addirittura su una t-shirt! Questa sua visione ci ha dato coraggio e ci ha invitati a porci in maniera sempre nuova davanti al caos, interiore ed esteriore. Non importa quanto difficili o spiacevoli – o senza soluzione – appaiano al momento le cose della vita, il coraggio di affrontarle in maniera consapevole porta al cambiamento e spesso alla soluzione.

L’incoraggiamento, sempre presente del maestro o dei compagni di viaggio, ci dà la fiducia – invece di scappar via o cadere nell’esitazione, nel malcontento o nella paura – di accettare il caos e di osservarlo. E l’esperienza è che le cose spesso si chiariscono, come da sé, e che si arriva alla calma e tutto sembra rimettersi nuovamente in ordine, dà forza.

Il coraggio può essere facile da trovare… segue la nostra fiducia quasi come un’ombra. E la paura, al contrario, non può fare molti danni, quando c’è la fiducia.

Anche nei gruppi di encounter (che io guido) spesso i partecipanti e i conduttori del gruppo si trovano in situazioni che sono spiacevoli, che procurano ansia, che appaiono caotiche. Questa è sempre un’ottima occasione per porsi nelle situazioni con coraggio, perché si può arrivare alle soluzioni, e riorientarsi, solo confrontandosi con la realtà e mai attraverso la fuga. Qualcosa di nuovo può nascere solo e unicamente da un precedente caos. Ed è importante che nel caos riconosciamo anche una chance.

Il caos significa in ogni caso possibilità di cambiamento. La scrittura cinese, in maniera significativa, ha lo stesso segno sia per la parola crisi che per la parola chance. Invece di avere timore del caos, e di conseguenza del nuovo, si tratta di rivolgerci in maniera cosciente a fronteggiare i problemi e le sfide che la vita ci pone. Coraggio vuol dire guardare in faccia il malessere ed evitare ogni fuga, per esempio in un qualsiasi tipo di droga. Ed essere sinceri con noi stessi, perché spesso anche i rapporti, il cibo, la religione, la carriera, o addirittura la malattia, possono essere solo una delle innumerevoli vie di fuga.

È il solo modo questo – affrontare il malessere e il caos – per fare sì che la forza ritorni nel nostro centro, per trovare così l’armonia e la beatitudine. Solo allora è possibile ritrovare calma e chiarezza, e la nuova gioia, appena conquistata, allontana ogni spauracchio. Se ci poniamo davanti al caos, lo sperimentiamo in maniera cosciente e ci passiamo attraverso, si può dischiudere il nuovo; può sopraggiungere una nuova sicurezza, con radici nel nostro essere al posto di illusorie sicurezze esteriori: il caos si può davvero trasformare nel cosmo.

Anche nella vita di tutti i giorni, vale sempre la stessa cosa: essere se stessi, costi quel che costi, non portare nessuna maschera e non recitare. Anche quando si deve recitare determinati ruoli, richiesti dalla società, è importante esserne coscienti, in modo da poterli abbandonare non appena la situazione lo rende nuovamente possibile. Una delle difficoltà principali è che anche gli altri, persino i nostri amici e partner, di rado sono entusiasti dei cambiamenti. Ma osare essere se stessi ci fa sentire così leggeri! E la nostra vita diventa più semplice. Non si ha più bisogno di così tanta energia, per mantenere le menzogne della vita quotidiana. Non dobbiamo riflettere tanto su ciò che abbiamo detto in un momento precedente, non dobbiamo più usare dei trucchi, far credere e difendere le nostre bugie – perché è proprio questo il vero caos. Possiamo vivere in maniera sincera, cosciente e meditativa, e questo significa vivere in maniera semplice e naturale.

Il coraggio appartiene alla vita. E più grande è il coraggio, più ricca diventa la nostra vita, mentre più grande è la paura, più la vita diventa noiosa. Se a causa di tante paure cerchiamo troppo delle sicurezze, vogliamo proteggerci, allora non riusciamo a essere veramente vivi. Se abbiamo troppa paura del caos e del nuovo, ci rinchiudiamo in un ambito ristretto; magari ci sentiamo protetti, ma non andiamo avanti, e nella nostra vita non ci sarà nessuna avventura – magari anche nessun dolore improvviso, ma di sicuro nessuna estasi, nessuna ricerca, nessuna crescita. Se non cerchiamo mai di oltrepassare i nostri limiti, se non rischiamo mai di toccare gli estremi, in che modo possiamo diventare maturi e crescere? Da dove dovrebbero trarre origine poi la maturità, la saggezza e infine l’illuminazione? Il rischio è il nutrimento della vita: più rischi, più diventi vivo.

‘No risk, no fun’, amano dire i giovani, che poi assomiglia un po’ al vecchio detto ‘Chi non risica, non rosica’. Più rischiamo, più riceviamo dall’esistenza. Più amore diamo, più ce ne viene regalato. Sono esperienze che abbiamo fatto già un po’ tutti. Ma, per continuare a farle, abbiamo molto spesso il bisogno di darci una bella spinta; ciò di cui abbiamo bisogno è coraggio – una qualità che Osho ha spesso definito come la più alta qualità spirituale.

Dobbiamo semplicemente rendere chiaro a noi stessi che è meglio fallire dieci volte, piuttosto che non provare proprio per niente. Anche il più piccolo successo al centesimo tentativo conferisce un senso ai novantanove insuccessi avvenuti in precedenza.

Ne consegue che, nello stesso tempo, ha anche una grossa importanza imparare a perdonarsi i propri errori: per crescere nella vita bisogna anche sbagliare. Errare è umano, e dobbiamo sbagliare spesso, per diventare davvero umani, col tempo!

Chi vive senza rischiare non può essere aperto al nuovo. E il nuovo ha bisogno di noi, come strumenti; può sorgere solo se andiamo incontro agli altri coraggiosamente e, nonostante la paura di venire feriti, diciamo concretamente che cosa vogliamo. Chi non vuole rischiare per niente, e per tutta la vita si limita a comportarsi come una persona ‘per bene’, totalmente assennata, ordinata, e ligia verso le formalità non per una comprensione personale, ma solo per paura… prima o poi si ammala. Adattandoci alla società, i nostri bisogni non vengono soddisfatti; chi continua a evitare se stesso, chi si limita al conosciuto e a ciò che non gli fa paura, non troverà mai se stesso.

Non è facile certamente privilegiare lo sconosciuto nei confronti dell’abituale. E di sicuro non è facile essere veri e sinceri: inevitabilmente non tutti daranno il benvenuto alla nostra verità – non per niente c’è un detto cinese che ci ricorda: “Chi dice la verità… ha bisogno di un cavallo veloce”.
Osho ci fa notare che vale la pena anche soffrire, ogni tanto, perché questo aiuta il nostro essere interiore a chiarirsi. A poco a poco diventiamo più consapevoli, e indipendenti; conquistiamo una chiarezza e un’acutezza tale che possono svilupparsi solo dal confronto con la realtà. È solo così che riusciremo a provare quell’intima soddisfazione che nasce dall’autenticità e dall’essere in sintonia con la vita, molto più grande di tutto ciò che potremmo mai ottenere attraverso la falsità, la manipolazione o la diplomazia.

È dal caos che nascono i buddha.

tratto da un articolo di Suvito M.Faisst sull’Osho Times tedesco