I Trattati dell’Arte Alchemica

I trattati pubblicati tra il 1550 e il 1770 permettono di chiarire la differenza sostanziale che esiste tra la pratica esoterica dell’Alchimia e l’attività essoterica che caratterizza l’Arte alchemica.

L’Alchimia è a tutti gli effetti una disciplina spirituale che mira alla modificazione dell’omeostasi dell’organismo fisico ed alterazione della sensibilità percettiva attraverso specifiche pratiche di digiuno, meditazione, eremitaggio, rinuncia ai piaceri carnali e materiali, contenimento e contemplazione. Nel Medioevo le pratiche quotidiane di purificazione venivano accompagnate, in determinati periodi dell’anno, agli esperimenti di “laboratorio” inerenti l’ingestione di particolari erbe, l’assorbimento per via aerea dei vapori dei metalli come il piombo e il rame e l’utilizzo di sostanze allucinogene.

Questa metodologia di “modificazione” dell’equilibrio psicofisico, comune nel periodo medioevale sia in Oriente che in Occidente, si accompagna ad una particolare attività rituale che si traduce, durante l’ascesi mistica e religiosa, in stadi crescenti di assorbimento dell’energia vitale e spirituale chiamati “iniziazioni”. In oriente l’energia vitale, o prana, viene assorbito compiendo gli esercizi posturali dello yoga, mentre in occidente la tecnica mira ad ottenere uno stato di ottenebramento psico e mentale e di “soffocamento” dell’energia vitale tramite l’inalazione dei vapori sulfurei provenienti dagli alambicchi.

La tecnica occidentale, di per sè rischiosa per la salute delle vie respiratorie e per questo presto abbandonata nel XIV secolo, sortiva l’effetto di stimolare l’assorbimento dell’energia vitale, chiamato Elan, attraverso i capillari degli occhi e le mucose della bocca. In entrambe le concezioni, l’alchimista ricercava un contatto fisico, diretto e senza mediazioni con la “luce di Dio” nella dimensione spirituale dell’Etere, il Quinto elemento della Materia.

Parallelamente a queste pratiche di alterazione forzata dell’energia psichica, si sviluppa un lavoro mentale e artistico che mira a ricostruire, attraverso la produzione di immagini e di simboli, l’intero processo di trasformazione dell’energia vitale all’interno dei Cinque forme di “Materia”, chiamati “Corpi” nell’alchimia orientale.

La ricostruzione del lavoro alchemico di modificazione e sintesi dell’energia psichica in stadi più elevati di coscienza di sè, chiamato “solve e coagula”, avviene per immagini, simboli e formule riportati in fogli di pergamena nel periodo medioevale, oppure realizzando pregevoli opere xilografiche nel periodo Rinascimentale.

Le fonti storiche della ricostruzione per immagini del lavoro alchemico sono la serie medioevale di tavole del “Rosarium philosophorum”, poi ampiamente riprese nelle xilografie da artisti e filosofi dell’alchimia che li tradussero in corpose opere pensate a soddisfare la richiesta sempre più pressante di conoscenza spirituale.


Le tavole del Rosarium realizzate da vari autori, furono riprodotte più volte nel tempo e modificate fino alla sua variante con incisioni redatte nella Philosophia Reformata pubblicata Mylius nel 1622.
Seguirono altre opere di sole incisioni come lo Splendor Solis (1550), La Corona della Natura del Barchusen (ca 1560), il Pandora (1582), il Mutus liber (1677), le Dodici Chiavi di Basilio Valentino (1598) e altre opere più squisitamente didattiche e filosofiche come gli scritti ermetici del De Alchimia (1541), Ars Chemica (1566), Artis Auriferae (1572), Aureum vellus (1598), Teatrum Chemicum Britannicus (1652), Mueseaum Hermeticum (1678) e Biblioteca chemica curiosa (1702).

I trattati rappresentano un “corpus iconografico” in cui è racchiusa la testimonianza di un diverso modo di concepire l’Alchimia “spirituale”, non più praticata attraverso l’azione posturale e la manipolazione di elementi chimici sul corpo fisico, ma tramite la modalità creativa della percezione simbolica.
Nei Trattati realizzati dai “filosofi/artisti” per gli alchimisti della materia è quindi racchiuso il fondamento teorico dell’Arte Alchemica, considerata la via più lunga ma più sicura per la salute biopsicosomatica, per evolvere nella consapevolezza (nigredine), comprensione (rubedine) e conoscenza (albedine) della Materia, considerati i tre stadi di trasformazione della coscienza ordinaria (la pietra grezza) in “Coscienza di Sè” (elixir rubeum) in rapporto alle finalità dell’Essere e della “Totalità cosmica” (elixir album).

Marta Breuning