I TAROCCHI “FUNZIONANO” OPPURE NO?

Per rispondere al quesito che assilla tutte le discipline considerate “alternative” bisognerebbe iniziare dal significato del termine funzionare, che ovviamente deriva da funzione. Utilizziamo questa parola per indicare un incarico, un determinato compito che qualcuno o qualcosa assume e che normalmente viene riconosciuto anche dal mondo esterno. 

Tutti sappiamo ad esempio che un funzionario giudiziario è una persona che si occupa della pubblica amministrazione e pur ignorando le specifiche caratteristiche che esso ricopre, riusciamo facilmente a disegnare nella nostra mente un profilo che si avvicina alla realtà. 

Ma della funzione dei tarocchi cosa sappiamo? E soprattutto, di cosa siamo convinti? Importantissimo quest’ultimo interrogativo considerando che sulla base delle nostre convinzioni interiori si crea parte della realtà che manifestiamo nel mondo tangibile. 

Una premessa fondamentale quando si cammina in tutte le materie che hanno a che fare con l’universo dell’ immaginale, è che esse poggiano radici su quello che è il mondo del simbolico e questi ha poco a che vedere con la logica e con la razio, piuttosto gli è affine l’espressione del poeta che accede alla rete dell’ ‘ispirazione folgorante, fulminea, assordante, per raccontare di sè e della propria anima. Basti pensare alla dimensione notturna del sogno; esso ci parla attraverso immagini spesso paradossali e difficili da decifrare proprio perchè l’intermediario di questa comunicazione è l’inconscio, dimora del profondo e della sua saggezza.

Curioso constatare che gli individui che venivano definiti come Maghi anticamente erano proprio gli astrologi e gli interpreti dei sogni, personaggi che si avvalevano di una determinata sapienza per poter aiutare le persone verso l’esplorazione del Sè e i suoi misteri.

Conoscere i simboli, i numeri e i pianeti in questo senso, funge da veicolo d’apertura alla porta arcana dove si trovano nascosti i potenziali nostri o di una determinata situazione, e per fare questo è necessaria una buona dose d’intuito ed immaginazione.

Scrive Eliphas Levi, uno degli occultisti più famosi dell’ottocento “Che la divinazione è un’intuizione e la chiave di quest’intuizione è il dogma universale e magico delle analogie”. Le analogie di cui parla Levi hanno a che fare con la similitudine tra mondo simbolico e fenomenico, dove quando vediamo in una lettura di  tarocchi comparire l’arcano della Torre inevitabilmente intuiamo la “rottura” di qualche cosa, rottura che è bene sottolineare che non sempre ha a che fare con la catastrofe.

 

Venendo alla bruciante ma fondamentale questione della lettura del futuro mi rifaccio ad una frase di Oswald Wirth, forse uno dei massimi esponenti dei Tarocchi conosciuti fino ad oggi, che nel suo lungo trattato scrive: “Chiediamo alla divinazione soltanto quello che può darci”.

La divinazione, come dice la parola stessa è un ponte di collegamento col Divino; si tratta di lasciarsi abitare dal Dio, come esso fosse una frenesia estatica, una possessione, una fonte di inesauribile energia da cui attingere, esattamente quello che in qualche modo nella nostra mente si delinea romanticamente con il termine di Magia.

Personalmente penso esista una parte in cui sia possibile prevedere una fetta degli eventi futuri e di questo tutti abbiamo fatto esperienza almeno una volta nella vita, ma quando con affanno ricerchiamo risposte sul nostro divenire, dovremmo in primis chiederci cosa ci sta spingendo a farlo.

Spesso c’è qualcosa nel momento presente che va oltre la sola curiosità, qualcosa che ci spinge a trovare una qualche certezza che il domani sia migliore dell’oggi e proprio su quell’emozione di mancanza dovremmo porci delle domande e cercare le relative risposte.

Questo non significa relegare le materie cosiddette esoteriche esclusivamente al mondo della psicologia, piuttosto dare ad esse una dignità perduta che è molto più ampia dell’immagine della fattucchiera “e le sue cose”.

Inoltre, per affacciarsi a quello che è il discorso divinatorio sul futuro è necessario sempre tenere in conto  due componenti ardue ma assolutamente veritiere: fallibilità e libero arbitrio.

La prima ha a che fare con qualcosa che incontreremo in qualunque tipo di ambiente, qualcosa a cui dobbiamo la fortuna di essere umani e come tali soggetti ad equivoco, grande insegnante che costantemente spinge a migliorarsi. La seconda tratta della libertà di scegliere se attingere ad un determinato futuro oppure no, la responsabilità di decidere dove e come condurre le nostre esistenze, perchè, che tutto sia già scritto, oltre a non essere un’assoluta certezza, ci accomoda in una poltrona di velluto dove siamo esclusivamente spettatori della nostra realtà.

Dunque, per rispondere alla questione “I tarocchi funzionano oppure no” chiediamoci in primis cosa noi pensiamo di essi e che cosa stiamo cercando.

Sempre Wirth ci suggerisce: ” Nonostante tutta la divinazione sia un sacerdozio. Abbagliare il consultante non è affatto l’obbiettivo dell’indovino posseduto dal fuoco sacro: essere utile, aiutare ad uscire dalla perplessità, dare buoni consigli, questi sono i motivi di questo confessore che talvolta indovina le colpe senza che nessuno gliele abbia confidate.” 

Come ci ricorda il principio di vibrazione contenuto nel Kybalion “tutte le cose sono in movimento, tutte le cose vibrano”, e in questo movimento talvolta caotico e privo di senso gli strumenti di aiuto energetico si occupano di dare una forma maggiormente delineata a tutto quello che sembra sfuggire alla vista normale, accedere alla realtà dell’invisibile per renderla visibile.

Fanta Kone

Contatto: Fanta Kone uranyatarot@gmail.com
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