GUARIRE SI PUO’ Nash: Io, premio Nobel, diventai pazzo in nome della razionalita

l film Beautiful Mind con i vari aspetti della storia ha portato delle riflessioni e la ricerca fatta porta delle risposte che sto pubblicando, potrei definirla “l’altra faccia dei numeri” chi li utilizza intuitivamente come Gregory Grabovoi con i Codici numerici, chi razionalmente con teoremi matematici; diversi aspetti di questa realtà duale, intuitivo e razionale, emisfero destro ed emisfero sinistro, tutto è utile ma gli eccessi portano a scompensi, sia in un modo che nell’altro, il giusto è sempre nel mezzo, nell’equilibrio consapevole delle proprie potenzialità.

O forse il disequilibrio, cioè quando la mente oltrepassa l’uno o l’altro confine intermedio può portare a scoperte geniali o intuizioni folgoranti?
A questa domanda ognuno troverà la propria risposta in base all’esperienza personale.
Patrizia di Visione Alchemica

Per la prima volta il grande scienziato rivela:
“Credevo di essere il Messia. Tutta colpa della matematica credevo di essere il Messia. Potevo entrare in contatto con Dio e decidere il destino dell’ umanita’ . Altre volte, mi sentivo debole e senza importanza. Nella mia testa squillava con insistenza un telefono. Rispondevo e mi trovavo a parlare con qualcuno che mi assaliva con idee opposte alle mie. Udivo voci. In strada vedevo figure ostili che mi circondavano, e spesso riconoscevo nei miei nemici degli emissari del comunismo internazionale”.
Che John Nash, grande matematico e premio Nobel, fosse transitato per i meandri della follia si sapeva. Nell’ universita’ americana e’ soprannominato il fantasma di Princeton e quando nel 1994 ottenne il premio per l’ applicazione della teoria dei giochi all’ economia riaffiorarono drammatici frammenti del suo passato. Lui non volle parlarne e rifiutava le interviste con una sola, misteriosa frase: “No, grazie: ognuno sa quel che sa”. Ma ora il professore e’ venuto al congresso mondiale di psichiatria a Madrid e ha trovato il coraggio di raccontare davanti a centinaia di persone la sua malattia: quindici anni in preda alla schizofrenia, una lunghissima sofferenza segnata da peregrinazioni e ricoveri, perdita del lavoro, abbandono della famiglia, emarginazione.

John Nash ha raccontato tutto, senza reticenze e senza finzioni, a partire da quel 1959 quando la sua mente, capace di penetrare i teoremi piu’ astrusi e risolvere i problemi piu’ complessi, usci’ dal suo controllo. Aveva 30 anni, era stato proclamato miglior matematico della nuova leva mondiale e aveva gia’ elaborato lo studio che gli avrebbe un giorno dato il Nobel. Ma si ritrovo’ in Europa, solo, in fuga dagli spettri che l’ inseguivano, a Roma, poi a Parigi e a Ginevra. “Fu in Italia . ha ricordato . che cominciai a udire lo squillo del telefono. Era un suono che mi rimbombava dentro di giorno e di notte e mi perseguitavano le visioni. Soffrivo di continui deliri a sfondo religioso e politico e il delirio e’ tremendo, come un sogno dal quale non riesci in alcun modo a svegliarti”. La moglie (e collega) Alicia Larde chiese il divorzio, andandosene con il figlio piccolo. S’ apri’ la catena dei ricoveri dopo il rientro negli Usa. La moglie torno’ per aiutarlo, le terapie cominciarono a registrare effetti duraturi. E nel 1974, finalmente, John Nash torno’ se stesso. Riprese gli studi di matematica, l’ impegno a tempo pieno nell’ universita’ , la vita familiare. Parlando ai congressisti di Madrid, in piedi, leggermente impacciato, la voce bassa, il premio Nobel ha voluto lanciare un messaggio di speranza. Guarire si puo’ .

Ma la sua testimonianza e’ stata anche lo spunto per dibattere un tema che da sempre pone interrogativi: la relazione tra genio e follia e, in particolare, tra follia e approfondimento delle scienze esatte. Nash e altri relatori hanno citato i casi di matematici insigni che patirono disturbi mentali. Georg Cantor, A.M. Turing, Emil Post, maniaco depressivo, Alonzo Church, il creatore del Lambda calculus, afflitto da ossessioni e stravaganze, e il grande Kurt Godel, che discuteva da pari a pari con Einstein e mori’ in manicomio cercando di sfuggire a un immaginario avvelenatore. Lo scienzato pazzo non e’ dunque un luogo comune, una caricatura da film dell’ orrore. Ma perche’ numeri, formule, calcoli possono mandare in cortocircuito il cervello? Forse, si e’ detto, perche’ la ricerca esasperata della razionalita’ provoca reazioni nella parte di noi che non soggiace alla ragione.

O forse perche’ la nostra fragilita’ non resiste al pensiero ultralogico, necessario per la comprensione superiore del mondo astratto. “In effetti . ha detto Nash . quando cominciai a star male mi ero tuffato in un progetto troppo ambizioso. Chiedevo troppo alla mia mente ed ero esaurito fisicamente”. E ha parlato del difficile recupero, del lungo cammino alla ricerca dell’ equilibrio perduto: “Ci sono riuscito a prezzo di grandi sofferenze e devo confessarvi che anche riconquistare la razionalita’ dopo essere vissuti nell’ irrazionalita’ procura dolore”. Il fantasma di Princeton e’ tornato a vivere felice tra i suoi teoremi, ma altri, come Emil Post, non hanno potuto. Perse genio e follia insieme e quando guarì l’atterriva anche una semplice addizione.

Botti Ettore
Fonte: http://archiviostorico.corriere.it/1996/agosto/29/Nash_premio_Nobel_diventai_pazzo_co_0_9608296202.shtml

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