EFT NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

A toddler holding his mother's hand as he goes to daycare.

Cristina, Operatrice EFT e insegnante nella scuola dell’infanzia, mi ricorda che nella sua attività viene data particolare importanza alla gradualità dei tempi nel periodo di accoglienza/ inserimento dei bambini, in quanto il distacco dalla madre viene vissuto da quasi tutti i bambini con una certa ansia che tante volte è lo specchio dell’ansia che provano i genitori stessi nel lasciare il loro piccolo a scuola. Generalmente il distacco avviene con il pianto e questa situazione di pianto può durare a lungo nella giornata, tant’è che le insegnanti sono costrette a chiamare i genitori perché ritirino il loro figlio prima dell’orario previsto, per evitare che il bambino pianga tutta la mattinata senza sosta..

Mi racconta che essendo impossibile ottenere la loro collaborazione, vista la tenera età, la scarsa conoscenza che hanno dell’insegnante, l’assenza dell’adulto di riferimento (genitore), ha applicato EFT sui bambini prendendoli in braccio e massaggiando loro in particolare tra le sopracciglia e i punti sulle tempie, mentre ripeteva loro: “sono un po’ triste, ma la mamma torna subito” perché è molto importante puntare sul ritorno della madre. La loro grande paura è, infatti, l’abbandono.

Il pianto dei bambini dopo pochi minuti di massaggio, già era diminuito di intensità, fino a smettere completamente.

Una bambina straniera, che piangeva disperata e non pronunciava una parola di italiano, si è calmata negli stessi tempi degli altri. Questa bambina, in particolare, le ha preso la mano che aveva staccato da lei, perché continuasse a massaggiare la tempia, mentre con l’altra sua mano si premeva l’altra tempia da sola. Ed è rimasta a lungo, dopo aver smesso di piangere, con le sue dita sulla tempia.

Il secondo giorno, quando buona parte dei bambini piangeva, Cristina usava EFT , sempre individualmente, passando da uno all’altro e talvolta senza proferire parola, solo massaggiando.

Il terzo giorno i pianti erano ormai ridotti di molto e massaggiava i due punti ripetendo frasi tipo “ora giochiamo un po’ insieme e poi torna la mamma” oppure “stiamo poco poco a scuola e poi torna la mamma”.

Il secondo giorno, uno dei bambini cui era appena passata una crisi di pianto, ha lasciato cadere un gioco che ha colpito l’alluce. Questo piccolo incidente ha causato il ritorno del pianto nel fragile equilibrio di relativa serenità raggiunta dal bambino. Cristina gli ha proposto un “massaggino magico” facendo un giro di tre-quattro punti e poi chiedendo:

“ E’ passato un po’? “ Risposta affermativa del bambino, che però ancora non smetteva di piangere.

Altro giro e “è passato un po’ di più?” risposta affermativa.

Al terzo “massaggino magico” il bambino aveva smesso di piangere.

Resta il fatto che le colleghe delle altre sezioni, passavano davanti alla porta e si meravigliavano del silenzio. Di solito dalla sezione dei bambini di tre anni provengono urla e pianti per almeno 15 giorni e talvolta per tutto il mese.

Franco Pontoni

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