CAMMINARE CON LA PROPRIA LUCE

osho-ashram
Un giovane Rabbi si lamentò con il Rabbi di Rizin:
“Durante le ore in cui sono immerso nei miei studi sento vita e luce,
ma non appena smetto di studiare tutto questo svanisce.
Che posso fare?”

Il Rabbi di Rizin rispose:
“Questo è come quando un uomo
attraversa un bosco in una notte buia,
e per un poco gli si accompagna un altro uomo
con una lampada in mano,
ma al crocevia essi si separano
e il primo deve proseguire da solo a tentoni.
Ma se un uomo porta la propria luce con sè,
non avrà motivo di temere l’oscurità”.

Quando entri dentro di te, senti che stai entrando in uno spazio in cui ti perderai, proprio come si perde una goccia d’acqua che entra nell’oceano. Ti perdi: è questa la paura. È per questo che hai paura della morte e cominci a sognare… il futuro, le proiezioni. Entrare nel proprio essere è sempre come morire. È una crocefissione. È una croce. Ma se sei abbastanza coraggioso … e i codardi non diventano mai religiosi. Soltanto rarissime anime coraggiose, che si assumono il rischio di perdersi, arrivano. Si deve pagare per questo, solo così ti realizzerai. Devi perderti per trovare.

Non dipendere dalla luce di un altro. È persino meglio che tu brancoli nel buio, ma che almeno sia il tuo buio! La luce di un altro non serve a nulla; persino la propria oscurità è preferibile. Almeno si tratta della propria oscurità, della propria realtà. E se vivi nella tua oscurità, diventerà man mano sempre meno profonda. Riuscirai ad avanzare a tentoni. Imparerai l’arte, non cadrai più.

“Cammina nella tua oscurità… perché camminando, brancolando, a poco a poco, anche tu troverai la tua luce. Quando hai la tua oscurità, la luce non è molto lontana. Quando la notte è buia, l’alba è vicina… a portata di mano. Una volta divenuto dipendente da una luce presa in prestito, sarai perduto. L’oscurità non è mai così pericolosa quanto una luce presa in prestito. Conoscere è bene, ma il sapere non è un bene.
La conoscenza è una cosa che ti appartiene, il sapere è di altri.

Osho

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