ALCHIMIA E SALUTE, PARACELSO (2 di 4)

paraIl primo ad utilizzare metalli trattati alchemicamente a fini terapeutici è però il medico svizzero Philippus von Hohenheim, che nel Cinquecento con varie pubblicazioni favorisce il sorgere e l’affermarsi della chimica farmaceutica. Questo alchimista, che all’inizio della sua professione acquista esperienza come cerusico al seguito di eserciti impegnati nei campi di battaglia, è conosciuto con il soprannome di Paracelso, da lui scelto ad indicare il fatto che le sue sperimentazioni oltrepassano le conoscenze dei medici tradizionalisti del suo tempo, legati alla medicina scolastica ed enciclopedica di Celso, troppo teorica, che disprezzano cerusici e farmacisti che come Paracelso si sporcano le mani ricucendo ferite sanguinanti o lavorando erbe.
All’università di Bologna Paracelso insegna medicina per alcuni anni e influenza molto gli studi di altri docenti e ricercatori naturalisti, fra cui Ulisse Aldrovandi, che sviluppa l’erboristeria e crea il primo orto botanico in Europa per le piante rare, utilizzando un cortile del Palazzo Comunale.

Secondo Paracelso il corpo umano è un sistema di reazioni chimiche, nel quale gioca un ruolo fondamentale un’unica energia sottile, detta quintessenza, attivata dalla interazione di tre principi, dagli alchimisti chiamati zolfo, mercurio e sale. Lo zolfo solare, maschile, attivo, fecondante e fermentativo, ed il mercurio lunare, femminile, passivo, mutativo e generante, sono catalizzati dal sale terrestre, coagulativo e coesivo, che equilibra i primi due opposti ma complementari, che hanno una funzione solvente. Nel gioco delle diverse interazioni il sale media tra zolfo e mercurio, mentre il mercurio media tra zolfo e sale.
Pertanto l’origine delle malattie è da ricercare nello squilibrio o in un equilibrio non dinamico di questi principi e non solo nella disarmonia dei quattro umori della medicina classica tradizionale, che spesso ne è solo l’effetto: chimicamente uno squilibrio tra sostanze acide, basiche e saline; fisicamente tra cariche elettriche positive, negative e neutre; nel campo energetico tra elettricità, magnetismo ed elettromagnetismo; per quanto riguarda l’uomo tra sfera psichica, sfera emozionale e sfera istintiva motoria.

La stessa efficacia del farmaco vegetale deriva da una sinergia tra gli oli essenziali prodotti dalla distillazione, l’alcool o etanolo prodotto dalla fermentazione delle parti spesse e fibrose della pianta, i sali minerali e gli oligo elementi ricavati dalla calcinazione dei residui delle lavorazioni precedenti. Inoltre per Paracelso la salute può essere ristabilita utilizzando rimedi di natura minerale, elementare, più facilmente scomponibile in parti sottili; oltre che con rimedi di natura vegetale o animale, come ghiandole di anfibi o rettili, di natura organica; più complessa.
Paracelso conia per il suo metodo il termine spagyria, composto da due verbi greci, che significano separare ed unire: separare con la distillazione e sublimazione i componenti vitali e sottili da quelli inerti e spessi, depotenziando gli elementi tossici del minerale o del vegetale grezzo; realizzare il farmaco unendo nuovamente il principio volatile purificato più volte al residuo denso calcificato, che così fissa il volatile.

medicinaParacelso e i suoi discepoli rivoluzionano i concetti della medicina medievale, basata esclusivamente sui testi di Ippocrate e di Galeno, sui canoni aristotelici dei quattro elementi e della circolazione dei relativi umori. I primi sono terra, acqua, aria e fuoco – le qualità sottili o stati fondamentali della materia e della relativa energia – e i secondi sono i punti d’incontro tra il corpo e l’energia circolante in natura: la bile nera, dal sapore aspro, legata alla terra e che produce il temperamento melanconico; il flemma, dal sapore salato, bianco, legato all’acqua e che produce il temperamento flemmatico; il sangue, dal sapore dolce, rosso, legato all’aria e che produce il temperamento sanguigno o esuberante; la bile gialla, dal sapore amaro, legata al fuoco e che produce il temperamento tonico o collerico.  E’ da precisare che i quattro umori sono fluidi invisibili – come gli elementi da cui derivano – e che i medici dell’antichità, che non possono sezionare i cadaveri per il precetto religioso di non danneggiarne l’anima e quindi conoscono poco l’anatomia umana, li deducono da sostanze visibili, prodotte dal corpo: il coagulo del sangue e le feci per la bile nera, il muco o le lacrime per il flemma, ovviamente il sangue per l’umore sanguigno, il pus o il vomito per la bile gialla.

Ora, con le conoscenze approfondite della fisiologia umana, si può affermare che gli antichi umori in realtà sono diversi stati vibrazionali dei sistemi endocrino, enzimatico, immunitario e neurologico, che determinano la produzione di quantità diverse di ormoni, enzimi, anticorpi, neuro trasmettitori e neuro modulatori, con ciò condizionando tutto il metabolismo, la salute, la sfera emozionale e psichica dell’uomo, tra loro interagenti.
Quindi Paracelso aggiorna le teorie classiche, che partono dal presupposto che le malattie causate da un eccesso di un determinato elemento, umore e temperamento, vanno compensate assumendo sostanze con le qualità dell’elemento ed umore contrario, oltre che con l’estrazione diretta dal corpo – con salassi, purghe e cataplasmi – dell’umore in eccesso, individuato dall’aspetto fisico e dal comportamento del paziente, ma pure tramite l’assaggio dell’urina o di altre secrezioni. Quindi, per fare degli esempi, l’eccesso di umido è combattuto dal secco, di caldo dal freddo, di bile nera e temperamento melanconico dall’umore e temperamento sanguigno.

Tutti sanno che un raffreddore causato da un ambiente umido e freddo è risolto da un ambiente secco e caldo, oppure una insolazione o una febbre alta da impacchi ghiacciati. Non tutti sanno che nell’erboristeria classica le malattie derivanti da un eccesso di bile nera – umore con le qualità freddo e secco, che tra l’altro aumenta con l’autunno – quali la stipsi e la depressione erano trattate con erbe calde e umide come la senna e l’elleboro. Le malattie derivanti da un eccesso di umore flemmatico – di freddo e di umido che aumenta d’inverno e diminuisce in estate – quali il catarro e i problemi respiratori erano trattate con erbe calde e secche come il timo e l’issopo. Per le malattie derivanti da un eccesso di umore sanguigno – di umido e di caldo che aumenta in primavera e in estate – quali la gotta e la diarrea erano usate erbe fredde e secche quali la bardana. Infine per i malanni causati da un eccesso di bile gialla – di caldo e di secco che aumenta in autunno – quali il nervosismo e i disturbi del fegato erano utilizzate erbe fredde e umide come il rabarbaro e il tarassaco.
In genere il metodo più semplice per assumere le qualità di un vegetale è la classica tisana, con la pianta fresca appena raccolta o la pianta seccata al sole, conservata in vasi di terracotta o di vetro scuro, lontani dal sole, immergendola in acqua bollente per circa 15 minuti, poi filtrando e bevendo l’infuso con un po’ di miele monofiore (acacia, rosmarino, tiglio , timo) o zucchero grezzo.

Secondo la medicina classica nell’uomo un eccesso di terra determina col tempo, specialmente in età avanzata vari tipi di calcificazioni, artrosi, sclerosi nelle arterie e nel cervello; che un eccesso di acqua favorisce alterazioni del sistema vegetativo, la crescita di tumori a livello cellulare; che un eccesso di aria la formazione di asma e allergie, un forte aumento di radicali liberi; che infine un eccesso di fuoco infiammazioni, nevralgie e infiammazioni croniche come l’artrite, tumori distruttivi degli organi. Un eccesso di terra scompensa anche la psiche, con la formazione di idee ossessive o stati depressivi, come un eccesso di fuoco la formazione di stati maniacali.

Con la spagyria, influenzata dalla filosofia neoplatonica in auge nel Cinquecento, si attribuisce un grande effetto terapeutico all’anima vitale e sensibile del prodotto della natura, modulata da uno o due dei sette archetipi o vettori di energia operanti nel mondo, che manifestano sul piano fisico delle sostanze, oggi chiamate principi attivi. Queste sostanze – alcaloidi, glucosidi, lipidi, mucillagini, oli essenziali – possono stimolare positivamente alcune funzioni del metabolismo e sono utilizzate dalle stesse piante come scorte di riserva, per combattere parassiti o affrontare le variazioni climatiche. Esse sono meglio assorbite dall’organismo e a lungo termine hanno maggiore efficacia, se restano unite alle altre sostanze della pianta, mentre hanno diverse controindicazioni e quindi nel tempo meno efficacia, se sono allo stato puro, prodotto sinteticamente.

Difatti un farmaco spagirico va prodotto con tecniche che permettono di estrarre l’anima o principio essenziale della pianta o del metallo, anch’esso ritenuto vivente: non solo la loro bioenergia disponibile ma anche quella potenziale, derivante dalla sinergia di polarità attive e passive, dei tre principi alchemici, degli elementi sottili facenti parte in maniera organica della loro anima vegetativa, a sua volta collegata all’anima unitaria della natura, un insieme superiore alla semplice somma delle loro parti visibili.
Questo principio essenziale è individuato dall’alchimia spagirica seguendo l’ipotesi che nell’esterno d’ogni pianta o minerale si evidenziano segni o caratteri specifici, derivanti da ciò che li anima dall’interno, che in ultima analisi è il manifestarsi di sette archetipi, di sette diverse emanazioni del Principio Divino, che nell’immaginario della Tradizione sono stati chiamati in modi diversi: dalla mitologia dei, dall’astrologia classica pianeti e dall’alchimia metalli: Saturno, Giove, Mercurio, Venere; Marte, Luna e Sole; nello stesso ordine piombo, stagno, mercurio, rame, ferro, argento e oro.

Per la spagyria l’interiore riflette intorno a sé l’esteriore, come uno specchio in cui contemplare il processo archetipico di generazione della forma materiale. Ogni cosa nasce dall’interiore e ne conserva la impronta nel colore, nell’odore, nel sapore e nella forma dell’esteriore. La cura dell’interiore appartiene al fluido mondo dell’anima e quella dell’esteriore alle rigide leggi del mondo fisico; ma se l’interiore penetra l’esteriore, infondendo la forza creatrice degli archetipi, anche il fisico viene equilibrato o guarito da eventuali malattie.

L’anima vitale manifesta nel mondo fisico l’onnipotente spirito metafisico; essa è energia spirituale continuamente operante nella materia, presente in ogni ente vivente fin dalla sua nascita e fino a quando non lo abbandona per l’esaurimento dell’organismo che lo contiene. L’anima è come una immagine virtuale, modellabile col potere del pensiero e delle emozioni, che prefigura una forma visibile, caratterizzata da uno o più archetipi prevalenti.
La spagyria rivaluta uno dei principi di Ippocrate, secondo il quale l’organo umano può essere curato da ciò che più gli è simile, quindi meglio assimilabile. Pertanto si ritiene che gli organi dell’uomo si ritrovino nelle forme e nei colori di alcuni prodotti della natura e che la rassomiglianza fra gli uni e gli altri indichi la presenza del medesimo archetipo regolatore, il cui potere può essere estratto e introdotto nell’organo carente di tale potere, quindi malato, per ripristinarne le funzioni.

Ad esempio per Paracelso il gheriglio della noce, poiché assomiglia alle circonvoluzioni del cervello, si utilizza per alcuni disturbi mentali; la foglia della polmonaria, che assomiglia al tessuto malato e con cisti del polmone, si usa per bronchiti e tubercolosi; il fiore della calendula, che assomiglia al sole, si applica per attenuare le infiammazioni; molti fiori gialli, come il tarassaco e la celidonia, sono associati alla itterizia e pertanto usati per i disturbi di fegato; la nervatura della foglia della vite rossa sembra il diramarsi delle vene, mentre il vino rosso assomiglia al sangue e pertanto ne favoriscono la circolazione; la radice velenosa dell’aconito richiama spesso la forma dello scorpione e pertanto si usa in piccole dosi per le punture degli stessi scorpioni; la foglia perforata dell’iperico o la foglia seghettata dell’achillea, simili ad una ferita, hanno proprietà cicatrizzanti; la foglia circolare della alchemilla, simile alla forma cilindrica della cervice uterina, è utilizzata per i dolori e le emorragie mestruali; l’equiseto o erba cavallina, che assomiglia alla spina dorsale, è utilizzata per i problemi delle ossa e della colonna vertebrale.

Inoltre le radici dell’asparago richiamano i vasi del sistema linfatico e pertanto sono diuretiche e disintossicanti; le foglie della centella somigliano a ciotole capaci di contenere l’acqua piovana e pertanto trattiene ed elimina i liquidi in eccesso; le venature nel tronco del faggio ricordano le arterie e pertanto il suo estratto è indicato per il colesterolo; i semi del fieno greco ricordano il fegato e pertanto servono a depurarlo; il legno del frassino è elastico e molto resistente e pertanto i suoi estratti curano reumatismi e dolori articolari; le foglie ovali del mirtillo richiamano la forma dell’occhio ed il frutto il bulbo oculare e pertanto proteggono la vista; la foglia rugosa della salvia richiama la lingua umana e protegge il cavo orale, ecc.

I principi attivi compensano un umore in eccesso o contrastano un certo agente patogeno, ma solo il principio essenziale o animico può fortificare l’anima dell’organo malato. Esso introduce nel corpo la forza di un archetipo celeste, presente nel frutto della natura secondo le corrispondenze tradizionali che legano microcosmo e macrocosmo. Quindi l’alchimista può rettificare con la natura ciò che la stessa natura a volte crea imperfetto o incompleto.
Infine Paracelso intuisce che alcune sostanze sono tossiche, in quanto concentrano in quantità eccessiva la forza vitale; quindi riduce di molto le dosi da utilizzare e media i metalli con alcuni sali, in maniera che siano meglio metabolizzati dall’organismo. Nella spagyria ciò è fondamentale nella preparazione farmaceutica del mercurio, dell’antimonio e dell’arsenico, che così da veleni sono trasformati in farmaci. Il procedimento è utilizzato anche per i sali del maschile oro, utilizzati come tonico e stimolante dell’organismo, come disintossicante, per rinforzare il sistema immunitario, oppure per i sali del femminile argento, utilizzati come calmante, in caso di sbalzi di umore, con effetti benefici per tessuti, pelle, mucose e ghiandole, in caso di infezioni di batteri, virus e funghi.

Anche l’attuale medicina omeopatica applica il principio che il simile è curato dal simile, con riferimento non alle caratteristiche degli organi umani, ma a quelle dei sintomi visibili delle malattie. Pertanto l’omeopatia riduce all’essenza formativa e informativa, ad una particolare frequenza sostanze che producano sintomi simili a quelli delle malattie che vanno curate, come in parte si effettua nelle vaccinazioni.
Per il prodotto spagirico, detto tintura, a volte si usa una distillazione dolce con vapore d’acqua e la fermentazione è eseguita sempre nell’acqua, senza lievito, con un processo che può durare da alcuni giorni o alcune settimane, secondo il tipo di pianta. Il prodotto è un insieme dinamizzato di oli essenziali, di etanolo (10/20 % massimo) e sali. Si può ricavare anche un unguento, mettendo la pianta seccata in un vaso con olio di ricino e lasciandola in infusione per circa 40 giorni, mescolandovi poi la calcinazione del residuo.alchimia 2Nel rimedio spagirico non è mai la quantità, ma la qualità a determinare l’azione terapeutica. Si usano dosaggi limitati, ma non si rinuncia completamente al piano fisico, come nella omeopatia. Il rimedio risiede in tutte le manifestazione sensibili e soprasensibile del prodotto, cariche di significati per l’organismo che deve reagire alla malattia, fra cui anche l’odore, il sapore e il colore, legati sempre ad uno specifico archetipo o pianeta. In via generale Saturno e la sua tipica energia terapeutica sono legati in particolare al viola, a colori scuri e all’amaro; Giove all’azzurro o al blu e al salato; mercurio all’arancio e al dolce; Venere al verde e al sapore zuccherino; Marte al rosso e al piccante; la Luna all’indaco o al bianco e all’insipido; il Sole al giallo e all’acido o aspro.

Il Sole e l’oro sono legati al plesso solare e al cuore; hanno efficacia su malattie relative alla circolazione e al sistema immunitario, sull’artrite. La Luna e l’argento sono legati al plesso ombelicale, hanno efficacia sulla epilessia, la malinconia, i problemi cerebrali o di stomaco. Venere e il rame sono legati al plesso renale; hanno efficacia sulle malattie renali. Giove e la stagno sono legati al plesso sotto diaframmatico; hanno efficacia sulle malattie polmonari e di fegato. Marte e il ferro sono legati al plesso delle braccia; hanno efficacia su malattie della cistifellea o del sangue. Saturno e il piombo sono legati al plesso del collo; hanno efficacia su malattie della milza, delle ossa e della muscolatura. Mercurio e il mercurio sono legati al plesso lombare; hanno efficacia su malattie dell’intestino, del sistema linfatico e dei tessuti.

Quindi il farmaco spagirico porta la propria essenza formativa e informativa sia nell’inconscio, nelle memorie profonde del corpo da cui provengono poi le reazioni immunitarie adeguate, sia direttamente nella coscienza del malato, che deve reagire con tutta la forza del pensiero positivo e dell’immaginazione attiva. Ad ogni modo la realizzazione del farmaco spagirico avviene attraverso una relazione sottile tra l’anima dell’alchimista e l’anima del prodotto manipolato, tra la sua mente e l’anima intelligente della natura, di cui deve apprendere il linguaggio muto, come il processo di guarigione può perfezionarsi solo attraverso una interazione attiva tra l’anima del medico e quella del malato. Pertanto il successo è influenzato dallo stato di purezza spirituale del terapeuta.

Nelle relazioni che legano corpo e mente umani allo zodiaco, per gli alchimisti è molto importante il sistema endocrino, con sette ghiandole che producono ormoni e neurotrasmettitori di grande importanza per il metabolismo e l’attività mentale.

Come i pianeti si muovono intorno al sole per effetto della sua forza gravitazionale ed elettromagnetica, così nel corpo umano si muovono queste sostanze, trasportate dal sangue che circola continuamente per mezzo del cuore, il sole dell’essere umano, per raggiungere le cellule dei vari organi e i neuroni del cervello. Saturno è collegato all’epifisi, che secerne serotonine e la melatonina che regola i cicli dell’organismo, Giove all’ipofisi che secerne ormoni della crescita ed endorfine, Mercurio al pancreas che secerne l’insulina, Venere alle ghiandole surrenali che secernono l’adrenalina, Marte alla tiroide che secerne la tirossina che controlla il metabolismo, la luna alle ghiandole sessuali che secerno testosterone e estrogeni, il Sole al timo che secerne i linfociti che attivano il sistema immunitario.

Nello sforzo di recuperare la salute il corpo è il principale alleato del malato, purché gli venga concesso il tempo di esercitare la sua memoria e intelligenza istintiva. E’ importante attendere con fiducia la fine dei lunghi processi di disintossicazione e rigenerativi, senza allarmarsi per i passeggeri contraccolpi fisici e psichici, che ne derivano. In genere i prodotti spagirici cominciano a manifestare la loro efficacia dopo una settimana e dopo tre o quattro mesi se ne sospende l’utilizzo per un mese; vanno assunti in dosi minori dai bambini e dagli anziani; non vanno assunti dalle donne nei primi tre mesi di gravidanza, prima di un intervento chirurgico. Per la maggior parte delle persone tali prodotti non possono sostituire del tutto i farmaci di sintesi, che nelle malattie acute o gravi hanno un effetto più rapido anche se con controindicazioni varie. Difatti il principio essenziale ha un effetto più lento ed è comunque attenuato se il suo utilizzo non è accompagnato da una contemporanea purificazione della mente, da un radicale distacco dai condizionamenti e dalle abitudini di una vita molto artificiale, da un cambiamento dello stile di vita, per entrare in sintonia con i cicli e le regole della natura. In ogni caso i farmaci spagirici possono certamente completare l’effetto di altri farmaci, accelerando il processo di guarigione.


L’alchimista, che in sostanza è medico di sé stesso – per lo più non guarisce gli altri, ma insegna ad auto curarsi, cioè a portare a perfezione ciò che ognuno è in potenza – tutela la propria salute con un equilibrato regime di vita, preferisce utilizzare i farmaci allopatici per curare malattie gravi o acute, i farmaci spagirici o omeopatici per curare malattie croniche o psicosomatiche. Comunque gli uni non escludono gli altri. che non guarisce gli altri.

In via preliminare occorre capire che nella formazione delle malattie vi sono cause genetiche o ambientali, che di per sé non sono determinanti, ma che lo diventano a causa di fattori scatenanti, come l’alimentazione squilibrata, gli sconvolgimenti emotivi e soprattutto lo stress esistenziale, dovuti alla mancata comprensione dei valori e dei significati della vita.

L’alchimia è una conoscenza olistica e pertanto considera le qualità degli elementi o i principi attivi per agire nella dimensione fisica, gli umori e i temperamenti per far interagire corpo e mondo sottile dell’anima, le energie formative e informative dei pianeti per far interagire anima e dimensione metafisica dello spirito. In questo senso sono necessari farmaci minerali e vegetali, sia omeopatici che allopatici, ma soprattutto un positivo rapporto di scambio con lo stato emozionale ed il campo energetico degli esseri viventi con cui si entra in empatia o simpatia, privilegiando le persone che completano o equilibrano il proprio umore o temperamento, in specie con la polarità sessuale opposta.

Giorgio Sangiorgio
Fonte: www.il-convivio.it

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