26-76, XXVI dell’Inferno e IX del Paradiso: L’INTELLIGENZA E LO SPIRITO

… fatti non foste a viver come bruti, 

ma per seguir virtute e canoscenza. (26)    

… e qui refulgo, perché mi vinse il lume d’esta stella… (76)

DANNATI FRAUDOLENTI E SPIRITI AMANTI 

Ci vuole un canto alchemico (il 25) per conquistare l’Intelligenza. E ci vuole un canto daimonico (il 75) per conquistare lo Spirito. Perché il daimon è il Custode del nostro Spirito. E perché il seme di Adamo non deve infangare il dono del cervello per usi beceri e biechi, ma soprattutto per diventare ciò che veramente è: divina scintilla in terra. E questi doni vengono ratificati nei due canti successivi proprio perché Ulisse (26) e Cunizza (76) sono entrambi esperti de li vizi umani e del valore.

E se dovessimo proprio affondare il bisturi nel profondo della questione, dovremmo dirlo che in Ulisse ribolle il seme di Adamo come in Cunizza scorre bene quello di Eva.

… la vostra anima intellettiva è creata direttamente dalla bontà divina, che la fa innamorare di sé, tanto che poi desidera sempre ricongiungersi ad essa. Da ciò puoi comprendere anche la vostra resurrezione della carne, se pensi che il corpo umano fu creato direttamente da Dio insieme ai primi progenitori (Adamo ed Eva). Paradiso, VII-74.

Così Beatrice prepara Dante alla conquista dello Spirito, terza tappa raggiunta dopo la conquista dell’Intelligenza e dell’Anima Intellettiva. Siete stati creati insieme agli Angeli, direttamente provenite dalla Divina Intelligenza… come fai ancora a dubitare che il vostro destino era proprio questo: separarvi necessariamente dallo stato edenico per conquistare voi stessi, anche drammaticamente dentro l’errore. Si irradia l’eco del fatti non foste a vivere come bruti, ma anche esplode in piena luce il sottotesto… quando comincerete a smettere di parlare del peccato originale?

Ulisse infrange il divieto divino perché l’esplorazione è attratta dal mistero del mondo, proprio per poter sfiorare il mistero attraverso il mondo (principio alchemico), e se l’inganno consiste nel considerare il suo naufragio come vendetta divina (primo livello letterale), sarebbe doveroso riflettere sul fatto che quel naufragio è pura invenzione dell’Alighieri che, scientemente usando proprio la narrazione del naufragio, ha reso veramente immortale Ulisse, e tutti gli esploratori che dopo di lui sono venuti, e che hanno sempre messo in conto, dentro il rischio, anche la morte (quarto livello anagogico).

Cunizza da Romano cede alla volontà del fratello: quell’Ezzelino ammollato nel fiume degli assassini, per intessere intrighi e complotti usando le sue sapienti doti da escort ante litteram. Ma i fratelli, si sa, sono sempre diversi, anche se nati da stessi genitori (ricordarsi di Carlo Martello, VIII Par.), e Cunizza diventa fuoco, dentro il Sacro Fuoco d’Amore, perché questo è il vero abito dello Spirito, cosa molto difficile da comprendere da cervelli ancora oppressi dalle pastoie.

D’una radice nacqui e io ed ella:

Cunizza fui chiamata, e qui refulgo

perché mi vinse il lume d’esta stella;      33

ma lietamente a me medesma indulgo

la cagion di mia sorte, e non mi noia;

che parria forse forte al vostro vulgo.    36

(76)

Entrambi nascemmo dagli stessi genitori (fummo fratelli): fui chiamata Cunizza e risplendo in questo Cielo perché fui sopraffatta dall’influsso di questo pianeta (Venere); ma con gioia perdono a me stessa la causa di questa mia sorte e non me ne rammarico; cosa che, forse, potrebbe sembrare difficile da capire per il volgo.

La Stella di Venere, a cinque punte, arcano simbolo del Pentalfa che in sé nasconde il segreto della molteplicità delle forme. E che vedete qui in questa immagine mentre ci informa che lo Spirito (Fuoco Sacro d’Amore) è il quinto elemento grazie al quale tutto si forma, e si muove.

Come ci si incanta bene di dolcezza e di stupore dentro questo cielo che è Filosofia, Bellezza, Sacralità e Mistero. Qui si spalancano le porte verso l’Amor che move il sol e l’altre stelle, e, come direbbe Sermonti, è qui che il paradiso diventa sempre più paradiso.

Anche Folchetto da Marsiglia, inquisitore e trovatore, testimonia con la sua presenza che tutto ha un valore dentro la parabola della nostra vita, compresa la deviazione, lo smarrimento della via, e tutte le sfide che ci spingono verso l’immagamento del mondo, e delle cose terrene. Dentro qualsiasi notte del cuore può accendersi un fuoco per dare luce al cammino. Non dimentichiamo che sul diametro equatoriale giace la croce del Cristo, e forse proviamo un brivido quando scopriamo che i suoi Buoni Protettori sono Ulisse e la sua picciola compagnia di disobbedienti esploratori, e Cunizza e Folchetto altrettanto appassionati disobbedienti. Chi sono i cattivi custodi della Croce? Ovvio no? Giustiniano e Bonifacio… e tutti i poteri scuoianti del mondo.

Ma il diametro equatoriale accoglie anche la nostra orizzontalità, una delle due dimensioni della nostra vita, e non si può dire che sia un caso che le due stelle alchemiche che la proteggono siano Luna e Venere, che dominano i 12 canti che ci conducono al 25 e al 75. La Luna ci insegna il ritmo della trasformazione e la sua opposta armonia dell’immutabilità dei cicli. Venere, circonfusa del suo alchemico verderame, oltre ad essere stella filosofale che nella notte conduce i sapienti dentro il Mistero, e oltre ad essere divinità d’Amore… è soprattutto respiro universale che alimenta le cose perché non smettano mai di riprodurre se stesse: intelligente ed eterna autofecondazione della MATER-IA dell’Universo.

Per questo dentro la nostra orizzontalità TUTTO deve essere ritenuto compiuto: nel passato, nel presente, nel futuro.

Maria Castronovo

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