25-75, il XXV dell’Inferno (settima bolgia) e l’VIII del Paradiso: QUATTRO DAIMONES PIÙ DUE


… e un serpente con sei piè si lancia dinanzi a l’uno, e tutto a lui s’appiglia…
(25)    

… e fate re di tal ch’è da sermone; onde la traccia vostra è fuor di strada. (75)

Più non si vanti Libia con sua rena;

ché se chelidri, iaculi e faree

produce, e cencri con anfisibena,            87

né tante pestilenzie né sì ree

mostrò già mai con tutta l’Etiopia

né con ciò che di sopra al Mar Rosso èe.   90

(24)

La Libia non si vanti più con la sua sabbia, poiché se produce chelidri, iacule, faree, cencri e anfisibene, non mostrò mai tanti animali pestiferi con tutta l’Etiopia e con la regione (Arabia) all’altezza del Mar Rosso.

La Fossa dei Serpenti, così ben evocata nel 24, si ripresenta nel 25 nel quale viene descritta meglio la dannazione dei Ladri. Serpenti, di varia forma e specie, attaccano i dannati, e il serpente diventa dannato e il dannato diventa serpente. Catena continua ed infinita di infinite metamorfosi, e senz’altro, nel cuore dell’Alighieri, un canto dedicato ad Ovidio, citato apertis verbis e presente coi suoi versi dedicati all’Araba Fenice.

Sincronica metamorfosi dell’Uomo quando conquista Intelligenza e Spirito. Prodigio che avviene qui, sul pianeta, nella nostra vita, quando anche la Terra vive la sua metamorfosi cambiando emisfero da boreale in australe (avete preparato i calici per brindare?). Il diametro orizzontale infatti, rappresenta, in alchimia, la passività della Materia e la sua immanenza. Al contrario quello verticale 50-100 si espande fino alla dimensione dell’Infinito, in trascendenza, da dove proviene l’energia attiva e fecondante, ma questa sarà la nostra ultima conversazione.

Avete già notato che mancano i diavoli? Raffinata reticenza, dedicata a coloro che possono capire che ai piedi della Croce possono collocarsi altre entità, e certo non diaboliche: come i Centauri, anche i Serpenti si comportano da Maestri Traditi, e così si specchiano al 75, nel volto dell’altro Maestro Tradito. Il Serpente e il Cristo sono i due nuovi dàimones che vanno a completare la Sesta Compagnia, unendosi ai Centauri, ai Dioscuri, al Grifone e all’Aquila. Anche se ci assale lo stupore, dovremmo cominciare a pensare che ai tempi di Dante queste cose erano normali. Allora i simboli agivano rimbalzando fra testa e cuore, mentre oggi ne facciamo solo ciondolini per collane.

Il Serpente era il Sentiero dell’Intelligenza, e agisce contro coloro che volgono al male l’Intelligenza. Ma è anche simbolo cosmico e materico dell’Eterno Divenire, dell’Uroboro che si morde la coda.

Il Cristo è l’Essere che si incarna nel Divenire, e quando l’Essere irrompe nel Divenire, il Divenire irrompe nell’Essere, e ognuno di noi dovrà ricostruire questo ponte, quando il Tempo deciderà il suo Tempo.

L’Uroboro Equatoriale avvolge la Croce partendo dagli abissi dell’Inferno, disegnando l’antico simbolo del Dio-Serpente.

Si sfiora una inedita, plastica, intensa drammaticità, in questi ladri che muoiono e risorgono, senza nemmeno accorgersene, ai piedi di una croce sulla quale il Cristo è morto e risorto… in questi ladri tormentati orribilmente, e a più riprese e in varie forme, dal Serpente, dal dàimon tradito, che non è altro che la controfigura del Cristo, lo Spirito Incarnato: cogliete la pienezza semantica e sincronica dei due Sigilli, laddove ad ovest si parla del Mistero della Resurrezione, del Dàimon e dello Spirito; e ad est della Separazione dell’Umano dal Divino, ad litteram del peccato originale.

“Vidi il serpente nero salire, strisciando, lungo il legno della croce. Penetrò nel corpo del Crocifisso, per uscire poi, trasformato, dalla sua bocca. Era diventato bianco. Si attorcigliò come un diadema attorno alla testa del morto, una luce s’irradiò sopra il suo capo, e a est si levò il sole sfolgorante. Restai a guardare, ero confuso e sentivo un gran peso opprimermi l’anima. Ma il bianco uccello posato sulla mia spalla mi disse: «Lascia che piova, che soffi il vento e che il fuoco bruci. Lascia che ogni cosa abbia la sua crescita, lascia tempo a ciò che è in divenire». […]

Dalla bocca esce la parola, il segno e il simbolo. Se è segno, la parola non significa nulla. Se invece è simbolo, significa tutto. Quando la via si addentra nella morte e noi siamo circondati da putrefazione e cose ripugnanti, la via risale dall’oscurità ed esce dalla bocca in qualità di simbolo che redime, in quanto parola. Essa porta in alto il sole poiché nel simbolo c’è la redenzione della forza umana incatenata, in lotta contro l’oscurità. La nostra libertà non sta fuori di noi, ma in noi. Si può essere vincolati all’esterno e tuttavia sentirsi liberi, perché ci si è liberati dalle catene interiori. Si può forse guadagnare la libertà esteriore mediante un’azione energica, ma la libertà interiore si crea solo mediante il simbolo. Il simbolo è la parola che esce dalla bocca e che non si dice, ma si posa inaspettata sulla lingua come parola forte e urgente che sale dal profondo del Sé. È una parola che appare stupefacente e forse irragionevole, ma la si riconosce come simbolo in quanto è estranea alla mente conscia […] Al mattino, quando si leva il nuovo sole, dalla mia bocca esce la parola, ma verrà uccisa freddamente, perché io ignoravo che recasse la redenzione. Se invece accolgo la neonata, essa crescerà in fretta e ben presto mi farà da auriga. La parola è la guida, la via di mezzo che facilmente oscilla come l’ago della bilancia. La parola è il Dio che ogni mattina sorge dalle acque e annuncia ai popoli la legge che li guida. Una legge esterna, una saggezza esteriore sono perpetuamente insufficienti, perché esiste un’unica legge, ossia la mia legge quotidiana e la mia saggezza quotidiana.

Ogni notte il Dio si rinnova.

Il Dio appare in molteplici forme. Quando compare, ha in sé qualche aspetto della notte e delle acque notturne in cui è rimasto assopito e in cui ha lottato per rinnovarsi nell’ultima ora della notte. La sua apparizione è perciò contraddittoria e ambigua: anzi, è persino straziante per il cuore e la ragione. Al suo comparire, il Dio mi chiama da destra e da sinistra, da entrambi i lati risuona per me il suo richiamo. Il Dio però non vuole né l’Uno né l’Altro, vuole la via di mezzo.

Nel mezzo ha inizio il lungo cammino”.

dal Libro Rosso, Carl Gustav Jung, Bollati Boringhieri, pp.138-139

Questa profonda intimità con cui Jung ci racconta il suo sogno notturno, il suo incontro con lo Spirito, ci conferma che all’immagine si può solo rispondere con altre immagini: Lascia che piova, che soffi il vento e che il fuoco bruci. Lascia che ogni cosa abbia la sua crescita, lascia tempo a ciò che è in divenire… e queste sono le parole perdute dell’Eterno Respiro dell’Universo, le parole perdute dello Spirito.

Quando la parola ha la potenza del Simbolo, e non la scialba povertà del segno letterale.

Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna… scrive Giovanni in 3,14.

… Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro, e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio. (La Riconciliazione con lo Spirito è il vero segreto della salvezza.)

21 Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui. E così scrive Paolo in Corinzi 5, 20-21.

Il Dio-Serpente sta nel mezzo dei due emisferi, e il Dio-Serpente non ha un’età e ci insegue da millenni per dirci che il nostro destino è metamorfosi, e che oscilla necessariamente fra il Visibile e l’Invisibile. Così come da millenni ci inseguono i simboli che l’Alighieri usa nel 25 a dimostrazione di una memoria arcana, presente nell’Umanità fino dai tempi che ancora non erano Storia.

L’Araba Fenice che risorge dalle sue ceneri, Ercole che strazia il Centauro Caco, il Drago Alato che giace sulle spalle di Caco, il Drago dei Filosofi che non può essere ucciso, ma neutralizzato. L’Ercole dei Filosofi che si getta nel fuoco per morire, e viene trasformato in divinità. E i Filosofi sono gli Alchimisti, così si autodefinivano coloro che investivano tutta la loro intelligenza per svelare i segreti della Materia, e quindi i segreti della Manifestazione Divina. TRASMUTAZIONE e METAMORFOSI prima di tutto.

Perché niente resta mai fermo, e tutto si trasforma.

Perché dire questo a noi? A noi che abbiamo annullato lo spazio chiamandolo globalizzazione, e annullato il tempo trasformandolo in tempo zero, e Tokio parla con Roma nello stesso secondo?

Perché a noi, che siamo diventati così complici della totale Immobilità?

Riproduciamo vecchi schemi come i migliori sul mercato, bombardiamo nazioni e perseguitiamo i profughi, innalziamo muri, chiudiamo porti, perché tutto deve restare fermo e immobile, a vantaggio di 26 ricchi contro quattro miliardi di poveri. Non facciamoci spiazzare dallo smottamento! Che potrebbe accadere alla terra se tutti smettessimo di avere fame? No, continuiamo così, miliardi di derelitti da far morire e pochi Epuloni da far ingrassare… non è sempre stato così? E chi sarebbe mai questo Alighieri che ci vuole fare cambiare idea citando Ovidio??? E poi, un medievale, senz’altro meno intelligente di noi.

State a casa vostra, non cambiate niente, cancellate l’Invisibile, appiattitevi a terra, omologatevi, e oltraggiate la Natura che questo vi viene bene. Specie quella umana:

 

Natura generata il suo cammino

simil farebbe sempre a’ generanti,

se non vincesse il proveder divino.          135

Or quel che t’era dietro t’è davanti:

ma perché sappi che di te mi giova,

un corollario voglio che t’ammanti.        138

Sempre natura, se fortuna trova

discorde a sé, com’ogne altra semente

fuor di sua region, fa mala prova.            141

E se ‘l mondo là giù ponesse mente

al fondamento che natura pone,

seguendo lui, avria buona la gente.         144

Ma voi torcete a la religione

tal che fia nato a cignersi la spada,

e fate re di tal ch’è da sermone;

onde la traccia vostra è fuor di strada.    148

(75)

La natura creata percorrerebbe un cammino sempre uguale a quello degli antenati, se la Provvidenza divina non fosse più forte. Ora quello che ti era dietro ti è davanti (ho chiarito i tuoi dubbi): ma affinché tu sappia che ho piacere di essere con te, voglio donarti ancora un corollario. La natura, ogni qual volta trova le condizioni esterne discordi, produce cattivi effetti come un seme caduto in un terreno non adatto a quella specie. E se il mondo terreno badasse di più al fondamento posto dalla natura (alle inclinazioni individuali), seguendolo avrebbe persone migliori. Ma voi forzate alla vita religiosa uno che sarebbe nato a portare la spada, e fate re chi sarebbe portato alla religione; ecco perché il vostro cammino è fuori dalla retta via.

Carlo Martello, alla fine del 75. Così vi siete ridotti, pretendete che la storia generi se stessa senza mai cambiare, e non lasciate strade aperte a talenti delle persone e alla dignità degli uomini. Spregevole specie umana, sempre divisa fra consumatori e consumati, senza alcun balzo in avanti che non risponda al profitto del soldo…

onde la traccia vostra è fuor di strada!

Maria Castronovo

Pagina FB di Maria Castronovo: https://www.facebook.com/maria.castronovo2?fref=ts

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