Un Diario per conoscere Sé stessi

Diario11

Non conosco nessun essere umano impegnato seriamente nella propria crescita personale che non tenga un Diario.

Il Diario è uno strumento di grandissima importanza, nel nostro viaggio di consapevolezza; e se così non è per noi attualmente, è bene considerare seriamente la possibilità di utilizzarlo. Se tenuto nel modo appropriato, infatti, è un autentico faro di Luce gettato sulla nostra struttura psicologica, e diviene ausilio fondamentale nella comprensione di ciò che siamo diventati e di ciò che in noi non è cosciente deliberazione.

Due sono le funzioni principali di un diario personale. La prima di esse è quella di far emergere alla Luce gli schemi di dispiegamento, azione, e soprattutto reazione, della nostra personalità. La riemersione alla Luce della coscienza di questi schemi, di queste continue reazioni alla Vita che stiamo vivendo, è fondamentale, perché non possiamo cambiare nulla di cui non siamo a co(no)scenza. Il semplice atto di scrivere rappresenta un momento chiave di questa scoperta: si tratta di fissare in maniera indelebile un momento di noi stessi in modo che non possa essere più cancellato dal sonno meccanico in cui abitualmente permaniamo.
In che modo trasformare in azione questa prima funzione? Semplicemente prendendoci il tempo necessario per aprire il nostro Diario(de)scrivendo ciò che abbiamo osservato in relazione a un avvenimento che abbiamo vissuto e che ci riguarda. Non che cosa abbiamo sognato. Non che cosa ci sarebbe piaciuto accadesse. Che cosa abbiamo osservato.

Dunque, scrivere le nostre osservazioni sul corpo, la mente e le emozioni durante l’avvenimento. Ma scrivere ciò che abbiamo sentito più profondamente dentro di noi, più profondamente della mente, delle emozioni, delle sensazioni nel corpo. Scrivere osservazioni – se ne abbiamo – sul nostro sentire. Già anche solo l’impegno di entrare in risonanza con il nostro sentire – e ricordare che cosa tale sentire ci ha comunicato durante l’evento di cui stiamo scrivendo – è importante. Contribuisce a creare spazio dentro di noi, a qualcosa che esiste, a qualcosa di vivente e pulsante che non è la mente; non sono le emozioni e non è il corpo.

Scrivendo osservazioni nel nostro Diario, nel corso del tempo, cominceranno ad emergere gli schemi. Cominceranno a emergere tutte le tossicodipendenze emozionali di tutte le nostre credenze e convinzioni, ovvero di tutti gli ‘io’ della nostra personalità automatica. Quando questi schemi cominceranno ad apparirci chiari, allora cominceremo a riconoscerli anche nella vita reale. Prima cominceremo a riconoscerli soltanto dopo che si sono dispiegati. Ma verrà un giorno in cui li riconosceremo prima che si dispieghino. E quello sarà un giorno glorioso, perché avremo il potere di bloccarli proprio lì, prima che si manifestino e scegliere una via differente. Una via deliberata. La via che vogliamo percorrere, non la via della sonnambolica reazione.

La seconda funzione fondamentale di un diario personale è legata alla manifestazione di quell’aspetto unico, personale, profondo in noi stessi che abitualmente non ascoltiamo, se non addirittura siamo meccanicamente spinti a rimuovere: i nostri sogni, i nostri aneliti, le nostre aspirazioni, le nostre ispirazioni. Il diario deve traboccare di quel qualcosa che ci entusiasma, che ci incita, che ci dà sensazioni meravigliose al suo solo pensiero. Il nostro diario deve aiutarci a comprendere, per poi essere, per poi manifestare, il nostro grande sogno personale. Qualcosa che siamo noi e che a noi appartiene.

Raccogliendo le nostre ispirazioni, il nostro diario ci impedirà di dimenticarle: non ci permetterà di perderle vanamente, di lasciarle scomparire nell’inerzia di una esistenza scandita da un tempo disarmonico. Rileggendole, ci ricorderemo di un qualcosa che appartiene solo a noi, ci ricorderemo di una ricchezza e di una opportunità che non abbiamo tempo di sciupare. Rileggendole, ci ricorderemo che esiste qualcosa che ci sta aspettando, che sta chiamando proprio noi, proprio adesso, che attende il nostro arrivo, per poter incedere ancora oltre, ancora un altro passo.

I nostri sogni, i nostri aneliti, le nostre aspirazioni, le nostre ispirazioni. Ecco ciò di cui il nostro diario deve impregnarsi, deve bagnarsi, deve ardere. Nessuno di noi è venuto su questa Terra meravigliosa per caso; dentro di noi si agita qualcosa di magnifico, che vuole essere scoperto e vuole essere manifestato e che per questo ritornerà a beneficio, utilità e servizio della Vita tutta. Di che cosa si tratta? Delle nostre immagini di grandezza. Delle nostre espressioni mirabili che sogniamo di realizzare. Dei nostri intimi sogni più grandi.

Che cosa voglio? Che cosa sento giusto per me, proprio in questo momento? Quale cammino sento vibrare in risonanza maggiore con la mia vita di questo momento? La risposta a queste domande è fondamentale, e non può essere solo pensata, perché oggi la penso, scopro delle risposte finali, e domani potrei già aver dimenticato tutto. La risposta a queste domande deve essere messa per iscritto. I miei sogni sono questi. Le mie aspirazioni sono queste. Io le scrivo. Io le ricordo.

Scrivere sul nostro diario dei nostri sogni conferisce a questi il potere della manifestazione. Prima di tutto perché noi li riconosciamo a noi stessi e dunque ne riconosciamo dignità e diritto; poi, perché la scrittura non ci permetterà di dimenticarli; e infine, perché la scrittura ci permetterà di discriminare con chiarezza sublime tra ciò che è solo una infatuazione momentanea ed il cammino vero, quello che torna sempre a fare capolino tra gli interstizi di quiete della nostra vita.

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di Giulio Achilli
Fonte: www.artediessere.com