TROTULA DE RUGGIERO, LA DONNA CHE CURAVA LE DONNE

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di Maria Bettetini (da Il Sole 24 ore del 22 marzo)

Due romanzi e un saggio ricreano la vita di Trotula, la più famosa esponente della Scuola Salernitana. Fino ad allora, il medico maschio non toccava né guardava i corpi femminili, né riteneva degne di attenzione le problematiche legate al corpo delle donne. Trotula, primo medico donna, trasformò in scienza medica l’arte antica delle guaritrici
Trotula de Ruggiero (secolo XI). Donna che cura donne


«Mercurio ama la saggezza e la dottrina, Venere le spese e le baldorie», per questo Trotula ed Eloisa, donne che hanno preteso di far cose da uomini, sono elencate tra le wicked wives, le mogli o donne “cattive”.
 
Così Chaucer, fine del XIV secolo. Trotula, da Trotta o Trocta, significa forse “piccola trota”, è un nome di donna usato dai Longobardi, a noi noto da manoscritti di medicina per le donne e cosmetica.
 
Filologia e storia possono andare poco oltre: la Trotula è il nome del più popolare assembramento di materiale sulla medicina della donna dal tardo XI fino al XV secolo, quando venne tradotto in volgare, in olandese come in tedesco, in ebraico come in italiano. La citazione di Chaucer ne è valido testimone.
 
A noi sono giunti sotto questo nome tre testi, attribuiti alla donna Trotula de’ Ruggiero della Scuola Medica di Salerno. Nei manoscritti (editi per la prima volta nel 2001 da M.H. Green) sono però evidenti interventi maschili: la difficoltà di attribuzione è dovuta proprio alla incredibile diffusione dei tre testi, e allo zelo dei medici che per secoli hanno pensato di emendare, arricchire, commentare questo corpus dedicato alla medicina per la donna.
 
L’eccezionalità sta proprio in questa definizione, «medicina per la donna». Spesso ci si sofferma sull’esclusione della donna dalle professioni mediche, triste epilogo anche della Schola salernitana, che con il riconoscimento di Federico II (1231) e l’istituzione in Studium di Carlo d’Angiò (1280) arrivò a escludere per legge le donne, come in ogni luogo ufficiale di insegnamento.
I testi di Trotula (chiunque sia) sono però importanti perché trattano secondo la tradizione scientifica di Ippocrate e Galeno dei mali che affliggono le donne, fino a quel momento in mano solo a levatrici e maghe. La donna era predestinata a partorire nel dolore, morire di parto era una garanzia per la salvezza dell’anima. Il medico maschio non toccava né guardava i corpi femminili, né riteneva degne di attenzione le problematiche legate al corpo delle donne, da sempre abituate a curarsi tra loro con l’ausilio della pratica secolare e della trasmissione del sapere fitotrapico.
Cosa accadde dunque a Salerno, quale condizione permise la stesura di trattati sulle malattie delle donne, attribuiti a Trotula, medico donna citato da molte fonti? Trotula dovette nascere poco dopo l’anno Mille, che vide Salerno lungi da ogni millenarismo. La città, se pur contesa per tutto l’XI secolo da Longobardi e Normanni – spesso tra loro imparentati – era un concentrato di convivenza armonica tra civiltà, per quanto fosse possibile mille anni fa (e sembra impossibile mille anni dopo).
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I dotti di lingua araba, alcuni allievi addirittura di Avicenna, si recavano a Salerno dove scambiavano conoscenze mediche con greci (bizantini), latini, normanni, longobardi, i quali a loro volta compivano viaggi di istruzione.
 

Le mulieres salernitanae, le donne esperte di erbe, non erano bruciate come streghe, ma erano tenute in gran conto da malati e da medici. Questa fu la felice congiunzione che permise a una donna di esercitare la professione medica e di non perdere occasione per sanare una grave lacuna: invece di sfidare invano e per vanità i dottori maschi, scelse di dedicarsi al corpo femminile, e ne volle lasciar traccia scritta.

Un’eccezione, ma anche il segno di alta sapienza, se per secoli la Trotula, dalla Sicilia all’Irlanda, è stata il testo di riferimento per ginecologia e cosmetica. Non che gravidanza e invecchiamento fossero considerate malattie, come spesso a noi capita di pensare, erano piuttosto situazioni in cui c’era bisogno di aiuto per la miglior riuscita dei diversi momenti di vita.
 
Feto podalico, cattiva digestione, capelli bianchi? Si può rimediare. Come si può con semplici gesti capire se l’infertilità di una coppia sia dovuta all’uomo e alla donna: non si sa se funzionasse davvero, quel che è certo è che per metà delle volte infertile veniva detto il marito, eventualità che si ripresenta solo nel ventesimo secolo con i progressi della scienza.
Sono usciti quasi in contemporanea due romanzi sulla vita di Trotula, entrambi frutto di studi approfonditi, entrambi ricchi di ambientazioni verosimili e affascinanti. Uno, di Memoli Apicella, descrive una donna felice, in perfetto equilibrio tra i ruoli di moglie, madre, scienziata, levatrice.
Una luce nella difficile storia della scienza fatta da donne per le donne. L’altro, di Presciuttini, presenta una Trotula dalla sensibilità molto contemporanea, incompresa nel suo tempo, perfino dal marito, una donna condannata a essere levatrice, mai medico. In entrambi, le ricette dei libri Trotula sono contestualizzate, si tratti della dieta per la puerpera o delle difficoltà nel parto, di come tingere di nero i capelli o come sembrare vergini quando non lo si è (un problema sociopolitico: da un momento all’altro una longbarda poteva essere stuprata da un normanno e una normanna da un longobardo, salvo poi essere richiesta di andar sposa da vergine).
 
Dunque, per i capelli dorati basta far cuocere fondi di vino bianco e tuorli fino a farne quasi una colla, oppure tritare in una giara nuova tante api, dopo averle bruciate, e mescolarle a olio, poi procedere con appiccicosi impacchi. Anche generosa, Trotula o chi sia, nel trasmettere i suoi segreti di donna.
 
LIBRI:
Dorotea Memoli Apicella,
Io, Trotula. Storia di una leggendaria scienziata medievale
Marlin, 2015
€ 19,50

Trotula. Un compendio medievale di medicina delle donne
a cura di Monica H. Green
Sismel – 2015
€ 52.00

Paola Presciuttini
Trotula
Meridiano Zero, 2015
€ 14,00