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STARE CONSAPEVOLMENTE NELLE NOSTRE EMOZIONI

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Stare, re-stare, sentire senza voler interpretare, senza giudicare, riuscire a NON voler adattare il percepito, per sembrare più grandi di quel che siamo…

Stare nella “sofferenza del momento”, silenziosamente, quasi (ma non proprio) passivamente… ma consapevolmente.
 
Però…
Chi interpreta?
Chi giudica?
Chi adatta la realtà a quel che vuole sembrare?
La nostra mente.
 
Chi è la nostra mente?
É la nostra maschera!
 
Cosa fa una maschera?
Nasconde!
 
A chi nasconde?
Prima di tutto, in questo caso, a noi stessi, poi ovviamente anche agli (altri) “adulti” presenti, che potrebbero giudicarci come… “ancora bambini”.
 
Cosa nasconde la nostra mente?
Nasconde la nostra realtà interiore.
 
Qual è la nostra realtà interiore?
Il ricordo di noi stessi ancora bambini che non abbiamo capito delle cose.
 
Perché non abbiamo capito?
Perché eravamo bambini proiettati ad un futuro (alla vita degli adulti) senza consapevolezza nè della vita degli adulti, nè di quella di noi bambini, eravamo proiettati a quel futuro dal quale, i grandi (gli adulti) ci hanno sempre detto
“smettila di fare il bambino!”
“cerca di crescere!”
“comportati come un uomo!”
“smettila di piangere come un bambino!”…
 
Alla fine ci hanno convinti (a volte senza neanche dircelo direttamente) che per entrare nel mondo dei grandi dovevamo “eliminare le interferenze infantili in noi”, nei nostri comportamenti, perfino nella voce e quindi dimenticare tutta la nostra infanzia e guardare avanti, guardare a loro, guardare ai grandi… “diventare grandi”.
 
Ma, stare nella sofferenza del momento… Perché?
 
Noi, siamo sostanzialmente memorie che si ripetono e si completano… o almeno questa è la tendenza innata di tutti noi, completarci, lo facciamo continuando a cercare nel mondo esterno tutto quello e tutti quelli che hanno qualcosa che a noi profondamente manca… profondamente, dentro di noi, inconsapevolmente.
 
Ma, per esempio, se sappiamo costruire un ponte in cemento, é perché abbiamo studiato (tra le altre cose) matematica all’università! E se abbiamo studiato bene é anche perché avevamo delle buone basi dalle scuole superiori! E se alle superiori eravamo bravi é perché anche alle medie abbiamo fatto un buon lavoro… Grazie anche alle basi delle elementari…
 
e prima ancora?…
Sicuramente qualcuno/qualcuna ci ha insegnato a dividere e/o condividere le caramelle, i giocattoli e quant’altro si può conteggiare matematicamente, per quanto elementare può essere, nell’infanzia…
 
Se abbiamo un ricordo d’infanzia in cui i “conti” non sono tornati bene, é molto probabile che quella nostra memoria si ripresenti con la stessa incomprensione ed incomprensibilità nel “futuro matematico” dell’individuo e che lo faccia come una coscienza a se stante, come una volontà apparentemente indipendente dal nostro controllo mentale.
Per fare le cose che sappiamo fare, attingiamo continuamente alle nostre esperienze e ogni esperienza è legata sempre ad una esperienza precedente anche se fatta in altri campi esistenziali ma in qualche modo comunque simile e… a cascata, esperienza precedente su esperienza precedente, si finisce sempre nell’infanzia.
 
Se oggi sappiamo fare bene un ponte, é perché abbiamo un buon ricordo d’infanzia in tutto ciò che costituisce (anche) la nostra capacità di fare calcoli, oppure, se c’era una falla, in qualche modo abbiamo riparato e, facendo e rifacendo i nostri conti, abbiamo (forse spontaneamente) completato quel ricordo d’infanzia (guarigione spontanea), una cosa che accade quotidianamente e quasi sempre senza rendercene conto… o meglio… una cosa che cerca di accadere spontaneamente e quotidianamente ma che noi quasi sempre interrompiamo inconsapevolmente sul nascere.
 
Lo stesso vale per tutte le cose che non abbiamo capito da bambini, anche nell’amore tra le persone.
 
Se da bambini abbiamo visto una scena tra innamorati (anche in un film) che non si è conclusa in modo comprensibile (comprensibile secondo la visione ed il modo di “vedere la realtà” del bambino che eravamo), adesso, da grandi, continueremo a chiederci perché, ma… Non essendo più in grado di “leggere e capire quel linguaggio” (perché siamo stati indottrinati e convinti a dimenticarlo per “diventare grandi”, per NON sembrare più bambini) non riusciremo a capire cosa stiamo richiamando alla nostra memoria, pur essendo un ricordo nostro, personale, per noi sembrerà una memoria estranea, l’inconscio è inconscio, cioè NON CONSCIO, perchè ci parla in una lingua che non sappiamo più capire.
 
E allora ci “inventiamo” una sceneggiatura, un modo per capire e/o farci capire dalla nostra parte adulta, un modo per portare nella nostra memoria d’infanzia un completamento esperienziale, ma “quella nostra memoria d’infanzia”, a questo punto, come già detto, comincia a comportarsi come una “coscienza a se stante”, con una sua intelligenza e volontà, apparentemente “esterna alla nostra volontà mentale”, come un regista occulto, come distaccata dalla realtà oggettiva eppure totalmente immersa in essa, inducendoci anche a ripulire la scena materiale nella quale stiamo adesso, da tutto quello che non serve alla “messa in scena” del ricordo d’infanzia, “semplicemente” NON facendoci vedere tutto quello che realmente c’è e focalizzando la nostra attenzione solo su quel che gli serve per mostrarsi, per farci “vedere e capire” qualcosa della nostra infanzia e, se questo non basta, poi, questo ricordo d’infanzia che ormai è diventato una coscienza interiore con una sua energia e volontà, può anche portarci a distorcere la percezione della realtà, può modificare NELLA NOSTRA PERCEZIONE attuale la realtà circostante anche se, nella realtà oggettiva tutto rimane com’è.
 
(chi dice che là fuori non c’è nulla ed è tutto nella nostra mente… mente (forse) inconsapevolmente perchè là fuori in realtà c’è tutto ed il contrario di tutto ma noi ne percepiamo solo quel che ci serve in questo momento per le nostre inconsapevoli necessità emotive e personali del momento)
 
E allora, perché lo stare nella sofferenza può aiutare a guarire?
 
Perché in questo modo cade la nostra maschera, cade tutta la costruzione mentale che ci siamo fatti riguardo alla radice della nostra sofferenza, cade tutto quello che abbiamo inventato IN NOI STESSI E NELLA NOSTRA CAPACITÀ PERCETTIVA riguardo la radice della nostra sofferenza… La smettiamo di tenere questo ricordo sospeso tra…
 
La nostra idea di quello che é, o, “dovrebbe idealmente essere” un adulto, e quella nostra memoria d’infanzia che dalla base, dalla nostra profondità più remota vuole emergere semplicemente per capire qualcosa che in quel tempo, in quella scena d’infanzia non riuscì a capire.
 
Nello “stare CONSAPEVOLMENTE” nella nostra sofferenza attuale, cadrà la maschera e non ci saranno più “contrapposizioni interiori”.
 

Potrebbe capitare di rivedere e rivivere la scena della nostra infanzia relativa a questa sofferenza attuale e sarebbe bellissimo anche se dovesse essere un brutto ricordo, ma anche qui, nel rivivere questo ricordo bisogna essere consapevoli del fatto che a quel punto, stiamo vivendo dentro la nostra infanzia, cioè nell’infanzia di un bambino e pur portandoci dentro, pur entrandoci (dentro la scena d’infanzia) con la nostra mente “adulta”, non concluderemo nulla.

 

Potrebbe anche essere solo una sensazione, senza un ricordo mentalmente comprensibile, ma va bene ugualmente.
 
La nostra mente dovrebbe riuscire a rimanere solo come osservatore, come un adulto che sa di aver combinato tanti casini e adesso resta in silenzio e osserva solamente, affidandosi a quel che viene, ma senza giudicare più, senza interferire, senza parlare ma con tutto il suo carico di esperienza che “starà lì” a disposizione ma, NON con le parole, bensì come “energia informata”… In silenzio.
La mente, in realtà non deve capire proprio nulla… eppure deve entrare in noi una comprensione, ma ad un livello che non è mentale, anche se magari a volte (non sempre), con il senno di poi la comprensione inconscia sarà capace in qualche modo di emergere anche a livello mentale.
 
Inoltre, succederà spessissimo di imbattersi in ricordi d’infanzia di cose che erano pura fantasia, cose che la mente adulta potrebbe non capire o peggio… Potrebbe fraintendere.
 
E allora, cosa fare?
Semplice!
Semplicemente Stare! e lasciare che una intelligenza superiore, una volontà superiore, una energia divina che é sempre disponibile per ognuno di noi in ogni momento, sotto forma anche di una intuizione, una voce, una immagine, una sensazione, un qualcosa… porti un completamento naturale a quella nostra memoria.
 
E… Anche se dovessimo rivivere una scena brutta e realmente accaduta, dovremo avere una sana, matura, “EGOISTA COMPASSIONE” per tutti gli attori di quel brutto ricordo perché la nostra nuova consapevolezza a questo punto dovrebbe averci fatto capire che… Stiamo davvero tutti immersi nello stesso “brodo emotivo”, Nello stesso casino emotivo ed inconscio… Anche coloro che eventualmente ci han fatto realmente del male nella nostra infanzia, non potevano essere consapevoli di questo profondo livello al quale e DAL quale tutto accade e che noi, solo adesso che siamo riusciti a “STARCI”, dentro CONSAPEVOLMENTE, possiamo capire.
 
Lo stesso “compassionevole egoismo” dobbiamo averlo anche per “gli attori” della scena attuale, di oggi, per le persone che oggi si sono prestate loro mal grado e assolutamente inconsapevolmente a farci rievocare questo nostro ricordo d’infanzia, potrebbero averlo fatto apposta per noi, spinti inconsapevolmente da quella nostra memoria/energia interiore oppure semplicemente stavano facendo il loro percorso ma che noi abbiamo “interpretato” in un modo che ci ha permesso di far riemergere da dentro di noi questo ricordo.
 
Egoisticamente compassionevoli perché… Diversamente da questo “stato emotivo/energetico” (di egoista compassionevole), NON potremmo avere, ottenere, raggiungere, la nostra guarigione dalla sofferenza nella quale in questo preciso momento “stiamo”, rievocando questa nostra memoria d’infanzia, NON SI RAGGIUNGEREBBE QUELLO STATO VIBRATORIO ED ENERGETICO AL QUALE AVVIENE LA COMPRENSIONE E GUARIGIONE di quel momento, ripetuta in questo momento, con questa attuale “sofferenza”, di quella cosa che riguarda noi e solo noi nella nostra infanzia come anche nel nostro presente.
 
Se sfuggiamo, se scappiamo, se cacciamo fuori dalla nostra sceneggiatura attuale di (questa nostra) sofferenza, tutti gli attori che si sono inconsapevolmente prestati, ci precludiamo questa preziosa opportunità e, cosa peggiore, costringeremo questa nostra memoria d’infanzia (che nel frattempo si sarà rafforzata sempre di più) ad aumentare la sua energia e la sua invadenza nella nostra vita quotidiana, materiale, oggettiva, fino a permeare quasi tutto, fino a distorcere totalmente la percezione della realtà oggettiva, fino a “soggettivizzare” letteralmente tutto, fino alla totale e inconsapevole allucinazione… facendoci spostare anche fisicamente sempre più verso realtà e ambienti anche materiali nei quali il nostro “bisogno inconsapevole” di rivivere e comprendere quel ricordo d’infanzia sarà più facile perché, in quegli ambienti, in quelle “nicchie emotive”, noi potremo trovare più facilmente gli “attori migliori” per inscenare la nostra (ancora) inconsapevole esigenza emotiva… tra l’altro, finiremo per partecipare attivamente ed ancora inconsapevolmente all’allargamento di quelle nicchie emotive fino a creare anche una realtà oggettiva sempre più realmente estesa e tangibile anche fisicamente, esattamente uguale a quella che prima di quel momento… era solo una nostra immaginazione, una nostra interpretazione, una scena inconsapevole del nostro film interiore.
 
Grazie a Virna Trivellato per avermi dato l’input per questa riflessione.
 
E grazie a tutte le persone che mi fanno domande, costringendomi amorevolmente a trovare risposte dentro di me.
 
Grazie alla vita per tutto quello che ci offre quotidianamente.
 
 per approfondire vi consiglio anche la lettura dei seguenti articoli…
 
 
ancora Grazie e Buona Vita… consapevolmente.
 
Giuseppe Lembo.

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