Sincronicità e coerenza – 2 –

pauliWolfgang Pauli: la scoperta della sincronicità nella fisica quantistica

Il concetto moderno di sincronicità nasce dall’incontro di un Premio Nobel della fisica, Wolfgang Pauli, con uno dei padri della psicologia del profondo, Carl Gustav Jung. Pauli sostiene che a livello di fisica quantistica la realtà è coinvolta in una “danza astratta” senza alcuna causa materiale; sostiene, inoltre, che tutte le particelle possono essere divise in due gruppi a seconda della danza che eseguono. Fermioni, elettroni, protoni, neutroni e neutrini formano il gruppo che compie una danza antisimmetrica. Mesoni e bosoni (tra cui i fotoni) compiono una danza simmetrica.

Nel caso delle particelle antisimmetriche, risulta che questa danza astratta ha l’effetto di tenere sempre separate le particelle con la stessa energia. Nel caso del principio di esclusione, due elettroni non possono danzare sullo stesso orbitale atomico a meno che non abbiano spin (rotazione, polarità) opposta. Proprio come gli uomini danzano solo con le donne. Questa esclusione tra particelle uguali non è il risultato di una forza, cioè non è un atto causato, ma il risultato di quel movimento astratto delle particelle prese nel loro insieme, che chiamiamo antisimmetria. La danza collettiva ha un effetto profondo sulle singole particelle. Questo principio di esclusione permette agli elettroni di un atomo di disporsi su differenti orbitali (livelli di energia), e rende gli atomi stessi differenti tra loro per proprietà e caratteristiche. Pauli contribuisce alla comprensione delle leggi armoniche della realtà con la scoperta di una struttura astratta che si nasconde dietro la superficie della materia atomica e determina il suo comportamento in maniera non-causale.

È così creato il presupposto sperimentale alla legge di sincronicità sul piano della fisica quantistica.

La vita di Pauli, nonostante il suo interesse per la simmetria interiore, era tuttavia caduta in un grave stato di disordine. Nel 1928, parallelamente alle sue grandi scoperte nel mondo razionale della fisica quantistica, la sua vita psicologica venne gravata dal suicidio della madre a cui seguì un disastroso matrimonio con una cantante di cabaret che lo abbandonò poche settimane dopo. Alcool e depressione accompagnarono un crollo nervoso, che lo portò ad incontrare Jung. Il lavoro sul profondo fu di grande aiuto: Pauli produsse più di mille sogni e impressioni visuali da cui emergevano simboli e figure archetipiche marcatamente simili a quelle degli alchimisti medioevali. Questi sogni culminarono nella visione di un orologio cosmico della più sublime armonia, che Jung definì sintomatico di un’avvenuta conversione. La rinascita di Pauli seguiva una profonda logica di simmetria e di equilibrio che, dal mondo dei quanti, si proiettava in quello della psiche.

La legge della sincronicità aveva ancora una volta manifestato la sua potenza sottile.

Il principio di connessione acausale di Jung

jungJung riteneva che il sincronicismo è il pregiudizio dell’Est, la causalità è il moderno pregiudizio dell’Ovest. Jung credeva nell’esistenza di un inconscio collettivo, un’area profonda e universale della mente, una dimensione dell’esistenza che, nascosta sotto le apparenze della realtà esteriore, ne condiziona e ne dirige i movimenti. Durante il periodo che segnò la rottura con Sigmund Freud, a Jung accaddero una serie di situazioni sincroniche. La più conosciuta di queste sincronicità avvenne mentre Freud stava rimproverando Jung della sua passione per lo spiritualismo, e lo metteva in guardia contro la marea nera di fango dell’occultismo. Jung provò un’emozione di reazione, sentì un caldo bruciante al diaframma dopodiché entrambi udirono un forte suono proveniente dalla libreria. Jung ebbe la sensazione che quel colpo fosse dovuto alla sua situazione energetica interiore e lo comunicò a Freud, che dissentì. Subito dopo Jung espresse la sensazione che l’effetto si sarebbe ripetuto, cosa che puntualmente avvenne lasciando Freud molto scosso.

Da quel momento le loro strade si separarono e questo condusse Jung a vivere il periodo più difficile della sua vita; iniziò un’esplorazione della psiche, dei tipi psicologici, dell’estroversione e dell’introversione fino ad elaborare il concetto di inconscio collettivo. La sua ricerca entrava nelle pericolose aree profonde in cui l’antico e lo spirituale si incontrano, in cui sarebbe utile la presenza di un maestro o di una guida, e che Jung, grazie alla sua forza interiore, riuscì ad esplorare da solo.

Dopo un sogno in cui aveva simboleggiato la sua mente come una casa con una cantina nascosta, in cui una porta conduceva in una caverna ancora più remota e preistorica, Jung iniziò la sua discesa simbolica nelle profondità della coscienza, come gli Dei sumeri che scendevano agli Inferi prima di raggiungere le vette risplendenti.

Il grande psicologo ebbe una serie di visioni terrifiche e angoscianti, in cui antichi spiriti come , entravano in contatto con lui, istruendolo e facendogli da guida. Gli episodi culminarono nel 1916, quando l’intera abitazione di Jung era “infestata” dalle presenze che lo portarono a scrivere I sette sermoni ai morti, uno scritto profetico con una visione cosmologica globale del mondo fisico e spirituale. Questo scritto segna la fine del periodo di caos mentale di Jung; vi si trovano elementi concettuali di grande importanza come la creazione della coscienza individuale, la creatura, dall’indifferenziato pleroma, e intuizioni sul terreno comune da cui sono evolute la mente e la materia. La sua intuizione dei miti della creazione anticipa i caratteri della visione olistica; Jung aveva conosciuto le profondità e le vette della sua psiche ed era, così, pronto per comprendere e dare espressione in termini moderni all’antico concetto di sincronicità.

Il Tao e la sincronicità

Nel 1930, al discorso commemorativo per la morte di Richard Wilhelm, Jung disse: “La scienza dell’ I Ching non è basata sul principio di causalità ma su un principio che io ho provato a chiamare principio sincronico”. Cinque anni dopo, ad una conferenza tenuta a Londra, Jung sostenne che “il Tao può essere ogni cosa, io uso un altro termine per designarlo… lo chiamo sincronicità”.

Dopo l’incontro con Pauli, Jung fu in grado di cristallizzare le sue idee. Nel 1952 i due studiosi pubblicarono insieme L’interpretazione e la natura della psiche che conteneva due saggi, uno di Pauli sull’influenza degli archetipi nella teoria di Keplero, l’altro di Jung sulla natura della sincronicità. In questo saggio Jung descrive la sincronicità come “la coincidenza nel tempo di due o più eventi causalmente non correlati anche se legati dallo stesso o simile significato” o come “parallelismo acausale” o anche come “atto creativo”. Su suggerimento di Pauli, Jung produsse il diagramma in cui la sincronicità bilanciava la causalità così come il tempo bilancia lo spazio. Il fisico suggerì che si enfatizzassero le differenze e le similiudini di sincronicità e causalità e che si introducesse il concetto di “significato”; così facendo, Pauli suggeriva una via attraverso la quale l’approccio obiettivo della scienza e della fisica (basata sulla connessione attraverso effetti) potesse essere integrato con valori più soggettivi (connessione attraverso equivalenza o significato). L’intera nozione di “significato” è di fatto il cuore stesso della sincronicità: l’essenza di un evento sincronico è proprio il significato che esso ha per colui che lo sperimenta. La sincronicità agisce come specchio dei processi interiori, creando forti paralleli tra eventi esteriori e interiori, una similitudine delle informazioni e delle coscienze. Pauli credeva che la sincronicità potesse rendere possibile il dialogo tra fisica e psicologia, facendo entrare il soggettivo nella fisica e l’oggettivo nella psicologia. Fisica e psicologia qui valgono come materia e coscienza, come scienza e sacralità. Secondo Pauli era necessaria questa visione globale per poter comprendere gli aspetti soggettivi e oggettivi come manifestazioni implicite di uno stesso fenomeno.

Fino al termine della sua vita, – riporta David Peat nel suo libro Synchronicity: the bridge between matter and mind – Pauli conservò una profonda convinzione del potere della simmetria. Mentre lavorava intensamente alla teoria del campo unificato, scrisse al suo amico Heisenberg: “Divisione e riduzione della simmetria, questo è il bandolo della matassa! La forma è un antico attributo del diavolo… se solo i due contendenti divini – Cristo e il Diavolo – potessero notare che sono cresciuti in modo così simmetrico!” Forma e coscienza, spazio e tempo, energia quantica e informazioni sono sempre cresciuti parallelamente.

Nitamo Federico Montecucco
Fonte: www.enciclopediaolistica.com

POST CORRELATI: Sincronicità e coerenza: la legge dell’Unità – 1 –