SCEGLIERE, AFFIDARSI… LASCIARSI RAGGIUNGERE

Non dire che non hai abbastanza tempo. Hai esattamente lo stesso numero di ore in una giornata che è stato dato a Michelangelo, Pa- steur, Madre Teresa, Leonardo da Vinci e Albert Einstein.
       H. Jackson Brown Jr.

Ci permettiamo di essere riempiti dalla meraviglia e dallo stupore o siamo capaci solo di pensare goffamente e in maniera stressata a tutti gli impegni materiali della quotidianità? O pensiamo sempre le stesse cose e facciamo variazioni su tema di concetti sempre identici nel corso della vita?

In questo senso è assolutamente utile dedicarsi a pensare a quali sono quelle cose nella propria vita che al solo pensiero trasmettono nell’immediatezza gioia e amore nel cuore. E poi farle, agire, muoversi, spostarsi con delicatezza verso di esse.

Le circostanze della vita si formano grazie alla combinazione di due elementi fondamentali: l’emissione mentale e l’azione. Se abbiamo un atteggiamento ostile nei confronti del mondo, esso risponderà allo stesso modo entrando in risonanza con la nostra emissione. Se siamo abituati a esprimere sempre insoddisfazione, avremo sempre più motivi per farlo. Se nei nostri rapporti con la realtà prevale il negativismo, il mondo ci mostrerà i suoi lati peggiori. Al contrario, un atteggiamento positivo, a partire dal pensiero, dalla variazione emozionale e quindi dalla vibrazione emessa, cambia in meglio la nostra vita nel modo più naturale.

Non tutti sono in grado di capire questa verità. Alcuni si illudono che basta concentrarsi su una macchina nuova per farla spuntare da un giorno all’altro all’interno del proprio garage. Sbagliato. Le cose funzionano un po’ diversamente.

Se io mi concentro sul “volere un’auto nuova”, quello che ottengo è proprio questo: il fatto che io voglio un’auto nuova. È un ragionamento sottile ma non troppo difficile da comprendere. Se noi otteniamo sempre quello che scegliamo, poiché la Legge di Vibrazione ci porta in risonanza ciò che vibra in sintonia col nostro pensiero, nel momento in cui desideriamo qualcosa, otteniamo subito ciò che abbiamo scelto: ovvero il desiderio di una cosa che non abbiamo! Il desiderio produce soltanto desiderio. Il senso di mancanza produce solo mancanza.

Quasi tutti, incontrando ostacoli e situazioni non piacevoli, reagiscono negativamente, esprimendo disappunto o cadendo in depressione. Ma facendo così l’emissione mentale produce una risonanza dove gli ostacoli diventano ancora di più e la vita comincia a rotolare in discesa. In pratica, scegliere di lottare contro gli ostacoli ne produce sempre di più. Essere assorbiti da pensieri sui problemi da affrontare, crea altrettanti problemi da gestire.

Questo accade perché ci sintonizziamo continuamente su frequenze disarmoniche con il tentativo di cambiare le situazioni che le hanno generate, ignorando che le stesse frequenze disarmoniche continuano a produrre altre situazioni di disagio. Noi non dobbiamo concentrare l’energia per cambiare qualcosa che non va. È più opportuno scegliere qualcos’altro. Mentre si tenta di cambiare quello che non ci piace nello scenario della nostra vita stiamo pensando continuamente a quello che non ci piace. In questo modo la scelta si realizza perfet- tamente e noi otteniamo quello che non vogliamo.

L’uomo può scegliere la sua fortuna, senza bisogno di lottare per ottenerla. Può non essere semplice da accettare per noi, condizionati da una cultura che afferma che senza lottare e faticare non si può ottenere niente. Poniamoci una semplice domanda: quanto siamo riusciti a ottenere lottando contro il mondo per essere felici? A quale prezzo?

Lottare contro il mondo vuol dire presumere di sapere sempre che cosa è meglio e cosa è peggio per noi. Voler avere a tutti i costi il controllo su ogni evento, situazione o persona. Non riusciamo a sopportare che le cose vadano diversamente da come le abbiamo previste. Poiché in effetti siamo sempre nell’atto di prevedere. L’atto stesso di vedere-prima ci porta ad avere delle aspettative.

Più grande è l’aspettativa che abbiamo di fronte ad una persona, una situazione, un evento, un progetto, un lavoro, o addirittura di noi stessi e una nostra prestazione, e più questa esigenza di “ottenere o dimostrare” verrà delusa. La maggior parte degli esseri umani resta tutta la vita affranta da questo gioco di forze equilibrartici che si innesta quotidianamente. I tonfi e le cadute ripetute poi servono a gonfiare il senso di impotenza nei confronti del mondo e non fanno altro che alimentare lamentele varie, piagnucolii, capricci, depressioni e rabbie.

Più sono “attaccato” a qualcosa o a qualcuno e più sono io il primo pericolo di “distruzione” di questo rapporto di dipendenza. Ogniqualvolta c’è un attaccamento, una dipendenza o una forte aspettativa vuol dire che si è innalzata la lancetta dell’importanza che stiamo dando a quella cosa o quella persona. Quando la lancetta dell’importanza che stiamo dando si innalza, si attiva automaticamente un guardiano interno che non ha bisogno di un controllo cosciente per operare. Si attiva, praticamente, un meccanismo inconscio che lancia un allarme rosso a tutto il sistema psico-fisico.

In natura tutto tende all’equilibrio, ogni scompenso energetico viene bilanciato dalle forze opposte. L’importanza produce, come naturale conseguenza, un’ansia, una preoccupazione e un agitazione nei confronti dell’oggetto a cui la si sta attribuendo. Queste emozioni distruttive che scorrazzano libere creano un disequilibrio. Il modo più semplice e con minor spreco di energia per compensare queste reazioni emotive esagerate è distruggere l’oggetto che le sta generando.

Praticamente questo atteggiamento è l’esatto opposto del Lasciarsi Raggiungere.

Per fare un esempio, se ho un bisogno disperato di essere amato da qualcuno e quindi desidero ardentemente trovare il partner giusto, mi ritroverò continuamente a collezionare delusioni. Dal momento che sono io che sto attribuendo importanza esagerata a questa necessità, poiché non riesco ad amarmi e imparare a stare con me stesso, sarò io stesso che inconsciamente mi allontanerò sempre dall’ottenere un partner che mi ami veramente. In effetti, questo accade proprio perché se io trovo questo tipo di partner non guarirò la causa della mia solitudine, che si trova all’interno del mio cuore chiuso, ma troverò una persona che avrà un effetto “tampone” con una durata a tempo determinato.

Se io metto in atto uno dei precetti del lavoro alchemico su di me, ovvero “ambula ab intra” (muoviti all’interno), inizio a prendermi cura di me stesso, mi rendo conto della mio problema e del mio cuore chiuso e imparo dapprima a stare solo con me stesso, ad amarmi ed accettarmi senza più giudizio e poi a divertirmi senza la dipendenza da bisogno di un partner. In questo contesto di amore, accettazione e serenità nel mio cuore, il partner da me desiderato si manifesterà da solo e senza fare attrito con la realtà, proprio perché io ho rinunciato alla lotta per averlo. Mi verrà incontro quando meno me l’aspetto.

L’aspettativa è figlia dello stesso meccanismo di innalzamento spudorato dell’importanza data a persone o situazioni varie. Mi piace dirlo: saper governare il proprio potere di dare importanza alle cose, in questa era e in questa società, rappresenta un potere illimitato che abbiamo nelle nostre mani. Non possiamo essere soggetti ad auto-sabotaggi quando abbiamo imparato a gestire l’importanza che diamo alle contingenze.

Più mi aspetto che una cosa vada in un certo modo o che una persona faccia certe cose, più sto tentando di controllare quegli eventi. Li reputo talmente importanti, che non riesco a lasciarli liberi di muoversi autonomamente, pertanto desidero averne il controllo e otte- nere ciò che voglio io. Questo automatismo che attribuisce importanza, crea aspettativa e auspica al controllo delle cose, mette in moto le forze equilibratrici. Pertanto accadranno cose che rappresen- teranno l’opposto di quello che mi aspettavo o volevo. Esse hanno l’obiettivo di farmi mollare la presa, di farmi cedere e infine, di insegnarmi a lasciare andare me stesso, fluire e fidarmi della vita.

Non tutti conoscono questo meccanismo, per cui quando si presentano difficoltà o situazioni difformi dalle aspettative, iniziano a lottare con la vita. Tentano di prendersi un controllo che non è possibile avere, proprio perché essi sono i primi a destabilizzare i principi ener- getici di gestione della realtà, aumentano a dismisura l’importanza e l’attaccamento alle contingenze. Si può ottenere il vero controllo della realtà solo accettando la sua mutevolezza costante. Rifiutando di avere il controllo degli eventi e lasciandomi andare alla corrente, ottengo il vero potere sulla realtà: riconosco la perfezione di ogni cosa e amo tutto ciò che mi accade.

Solo quando io accetto ogni evento, nel bene e nel male, e riesco a riconoscerlo e ricondurlo in un disegno di perfezione della vita, allora ho smesso di lottare con il mondo. E per quelli che hanno smesso di lottare con il mondo c’è solo un premio: il mondo stesso. Avrete tutto, perché avete rinunciato all’illusione di possedere qualcosa. 

Ecco quindi la triplice azione: scegliere, affidarsi, lasciarsi raggiungere.

Andrea Zurlini
Fonte: http://www.andreazurlini.it

 

Andrea Zurlini ospite di Web Radio Visione Alchemica