Quarto Archetipo DALET

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L’Archetipo trattato in questa sessione è la DALET che esprime la funzione SOLIDITA’.

Questa funzione rappresenta la Terra e tutta la materia allo stato solido, la materia oggettiva e visibile agli occhi dell’uomo. E’ il lavoro compiuto al di là dell’idea, la realizzazione concreta del pensiero. E’ il potere mentale diretto dall’uomo stesso.

Il quarto Archetipo rappresenta la porta, l’iniziazione in terra, il potere il tetragramma, il quaternario, la pietra cubica o la sua base. La lettera che lo rappresenta è la D che deriva dalla “delta” dell’alfabeto greco che a sua volta proviene dalla “dalet” del fenicio. E’ una funzione necessaria ed importante anche se viene percepita con un forte senso di limitazione se associata alla GHIMEL, il terzo Archetipo, l’ideale. Rappresenta la luce creatrice suddivisa fra le creature e condensata al centro di ogni individualità, è il Verbo realizzatore, incarnato. E’ la concentrazione del pensiero e della volontà.

Il mito che rappresenta il quarto Archetipo è quello di Efesto che nonostante la sua deformità, riesce a costruire in Terra ogni genere di utensile utile agli Dei.
La materia è imperfetta e limitata, come la deformità di Efesto ma nonostante eppure grazie alla volontà, all’operosità e alle capacità dell’uomo, riesce a garantirci la vita ed il mondo che conosciamo.

L’apparente fragilità di Efesto ossia la fragilità della vita in Terra cela confini precisi anche se mutevoli . Questi confini tutelano le capacità dell’uomo e ne permettono l’espressione.
Ci garantiscono inoltre una vita stabile in un sistema instabile di partenza. Misticamente la Dalet rappresenta il tetramorfo, dal greco tetra ( quattro) morfè ( forma).

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In geometria è rappresentata dal quadrato, dalla croce ottenuta da due rette perpendicolari fra loro o dalla base quadrangolare del cubo. Queste figure rappresentano unità di costruzione, solidità e misura. Pensiamo ai quadranti ottenuti in un cerchio grazie a due rette perpendicolari: sono uno spazio definito, limitato, con confini precisi. La stabilità quindi è data da confini precisi e limitati che permettono all’uomo di operarvi all’interno, senza alcuna dispersione. Il quadrato ed il cubo rappresentano il quaternario.
Il quadrato perfetto rappresenta un equilibrio ideale. Affinchè il mondo venga costruito non è sufficiente concepirlo idealmente: la saggezza che concepisce per non essere sterile, deve sposarsi alla forza che esegue.

Il quarto Archetipo condensa l’attività creatrice in tanti focolai opposti fra loro, in forme opposte eppure concordanti, stabili nell’opera collettiva. Rappresenta il demiurgo artefice del mondo in quanto Dio in lui, scende nella profondità degli Esseri che anima affinchè agiscano in conformità al loro destino. E’ quindi l’azione che segue il pensiero perfetto del terzo Archetipo.

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Il numero che rappresenta la Dalet è il quattro, il simbolo della terra e della spazialità terrestre, dei confini esterni naturali, della totalità minima e dell’organizzazione razionale.
L’uno si fa due, dal due nasce il tre, dal tre nasce l’uno che dà origine così al quattro. E’ un numero che rappresenta un ciclo perfetto che riporta all’unità iniziale difatti l’unità è completa sia in forma lineare che spaziale. Il quattro è un numero sacro per i mistici di qualsiasi religione o razza. Quattro sono i punti cardinali fondamentali per l’orientamento e danno ordine e fermezza al mondo. Quattro sono gli elementi della materia: aria, fuoco, terra ed acqua. Quattro gli stati della materia: solido, igneo, liquido e gassoso. Quattro sono gli stati a livello psicologico: sensibile, emotivo, razionale ed intuitivo. Quattro sono i semi delle carte: cuori, quadri, fiori e picche oppure coppe, denari, spade e bastoni.

Quattro sono gli evangelisti: Marco, Matteo, Luca e Giovanni.
Quattro le virtù cardinali: forza, giustizia temperanza e prudenza.
Quattro sono gli arti del corpo.

In filosofia le quattro operazioni fondamentali dello Spirito umano sono: affermazione, negazione, discussione e soluzione.
La discussione concilia la negazione con l’affermazione e le rende necessarie l’una all’altra.
Così il ternario filosofico nascendo dal binario antagonistico, si completa con il quaternario che è la base d’ogni verità.

Il quaternario rappresenta l’ordine regolare di 4 elementi. Vi sono in Natura due forze che producono un equilibrio e le tre non sono che una Legge sola ossia la Trinità. Aggiungendo al ternario l’idea di unità si ottiene il quaternario, primo numero quadrato e perfetto, fonte di tutte le combinazioni numeriche e principio di tutte le forme. Platone affermava: il ternario è il numero dell’idea ed il quaternario il numero della realizzazione dell’idea. I Pitagorici chiamavano questo numero “ custode delle chiavi della Natura” e quando formava la croce , grazie a due linee perpendicolari fra loro, lo indicavano come il maschio nella forma femminile.

Secondo Jung il modello ternario rappresenta l’attività ed il dinamismo ( o lo spirituale puro) mentre il modello quaternario è collegato più decisamente al materiale o all’intellettuale razionalistico. Per Jung infatti quest’ultimo ha un carattere statico e severo ed osservandolo dalla psicologia della forma se ne spiega l’utilizzo frequente in quanto significa organizzazione e costruzione. Anche secondo gli Indù l’idea di completezza e stabilità è collegata al numero quattro: tutto ciò che è completo e stabile ha 4 angoli e poggia su 4 piedi.

Pensiamo ai quattro fiumi del paradiso che nascono ai piedi dell’albero della vita ( od asse del mondo). E che dire della tecnica infallibile di guerra, il quadrato di fanteria, ampiamente utilizzata dai greci e poi dai romani? Da questa tecnica antica grazie a cui gli eserciti risultavano praticamente invincibili è nata la famosa locuzione “fare quadrato” ossia guardarsi a vicenda le spalle, in modo da essere inviolabili. “Farsi in quattro” è un’altra espressione popolare ad indicare il massimo delle possibilità per realizzare una determinata cosa.

Vediamo quindi che la funzione di solidità espressa dal numero quattro rappresenta il mondo che ci circonda soggetto al potere temporale e dell’uomo. E’ il mondo dell’uomo ed è l’uomo stesso, la divinità che si manifesta in forma concreta ed oggettiva seppure limitata. L’albero più rappresentativo della Dalet è la quercia: è infatti simbolo di forza e durata nel tempo. Secondo la leggenda la clava di Ercole era di legno di quercia.

quercia
In ebraico, queste quattro lettere sono in realtà tre, in quanto la H si ripete due volte ( Y-H-V-H). La H infatti, esprime il Verbo e la creazione del Verbo. Tutto ciò che esiste sia nella Luce che nell’Ombra si rivela per mezzo del quaternario. Il ternario perfetto rientrerebbe continuamente in se stesso, in modo improduttivo, come in un circolo vizioso, senza l’affermazione dell’unità ossia del quaternario.

Per gli Ermetisti non vi è che una sola sostanza prima, un solo elemento materiale che si manifesta sempre nelle sue forme, con il quaternario. Ermete Trismegisto, parlava della sostanza prima, il magnetismo e la definiva una misteriosa forza magica, invitando gli uomini alla sua ricerca. Diceva: “ Il sole è suo padre, la luna sua madre ed il vento l’ha portata nel suo ventre”( poiché l’atmosfera è il recipiente ed il crogiolo dei raggi solari). Il magnetismo, diceva Ermete ,viene reso possibile grazie all’azione di due forze contrarie, una di attrazione e una di proiezione, in movimento di ascesa e discesa.

A causa di questa doppia forza tutto è creato e sussiste, è un movimento uguale a quello del sole che attrae e respinge contemporaneamente i pianeti che vi orbitano attorno. Conoscere il magnetismo significa diventare creatori nel mondo poiché nella conoscenza vi è la possibilità di dirigere queste forze. Nel sistema geroglifico egizio la Dalet rappresenta il quadrato ossia la realizzazione, la spirale quadrata, l’energia costruttiva e materializzata.

L’Olimpo aveva per base il quaternario, come pareti il ternario e sulla sommità l’unità. Le piramidi seguono la stessa struttura: forma a quattro lati per base, triangoli che ascendono unendosi nella sommità.

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L’uomo perfetto secondo le scienze esoteriche è rappresentato dal quaternario ( i quattro elementi materiali) e dal ternario( i tre elementi immateriali). Il quaternario si riferisce ad una perfezione in Terra che è tuttavia una perfezione secondaria essendo quella primaria contenuta nel ternario. Rappresenta l’atanor dei filosofi ossia la fornace, il fuoco continuo( il suo lavoro) per ottenere alla fine, la pietra filosofale, la pietra perfetta in Terra.

Per i cabalisti la Dalet indica il tetragramma Y-H-V-H , come già detto ossia il nome di Dio. Il tetragramma esprime Dio nell’umanità e l’umanità in Dio. Per la scienza cabalistica rappresenta il primo solido vivente in sé, quale manifestazione dell’essenza divina e quindi simbolo dell’uomo che di essa è veicolo perfetto. Nella cabala la Dalet rappresenta le dimensioni e le relazioni, è la funzione che permette di costruire, di rendere solido e materiale l’ideale, è la manifestazione fisica dell’idea.

La particolare forma della Dalet, secondo i cabalisti, rappresenta una persona inchinata umilmente, nell’atto di ricevere ciò che la funzione precedente, la Ghimel, le fornisce. Esprime la capacità di piegarsi al momento giusto, la consapevolezza dei limiti e quindi, il giusto utilizzo delle risorse entro gli stessi. Nella cabala si distinguono quattro universi: emanazione, creazione, formazione ed azione. Il quarto Sephirot, Chesed, rappresenta la bontà creatrice che chiama gli Esseri all’esistenza.
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Infatti Dalet significa “porta”, l’entrata e l’uscita dal mondo materiale. Nei tarocchi la Dalet è rappresentata dalla lama dell’Imperatore: è un Plutone, un Dio degli inferi imprigionato al centro delle cose. E’ seduto su un cubo d’oro ad indicare il pieno possesso del suo dominio nel regno inferiore. Il suo trono cubico, forma fra le più stabili non può venir rovesciato in alcun modo.

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La posizione stessa dell’Imperatore, esprime stabilità ordine, padronanza.
L’aquila nera dipinta sul cubo, rappresenta l’Anima oscurata dall’incarnazione ed imprigionata nella materia. L’Imperatore viene anche chiamato il “principe di questo mondo” : regna su questo mondo, su ciò che è corporizzato, in contrapposizione al dominio celeste rappresentato dall’Imperatrice. Rappresenta lo Spirito individuale che è Uno nella sua origine ma molteplice nella sua manifestazione oggettiva. L’Imperatore regge nella mano sinistra il globo terrestre e nella destra lo scettro: chiari simboli di dominio del mondo. La mezzaluna inserita nell’impugnatura dello scettro promette una dominazione di tutto ciò che è instabile, lunare, capriccioso. Ciò che è fisso ed immutabile, come la funzione Dalet, esercita un’azione determinante su ciò che è disorganizzato. Dando ordine alle cose materiali ne permette l’esistenza. Egli è in Terra l’ideatore dell’idea divina, è l’uomo la cui Luce divina viene celata dalla materia stessa.

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Nelle Rune la funzione soldità è rappresentato dalla DAGAZ.

Viene paragonata alla farfalla che si trasforma all’uscita dal bozzolo e si libera nel cielo e nella luce. Difatti la DAGAZ rappresenta la luce che splende dopo una notte oscura.
Rappresenta l’alba, il giorno, il processo in cui avviene la realizzazione concreta di un concetto. Nonostante gli ostacoli rappresenta la forza di volontà dell’individuo di portare avanti i progetti e concluderli con successo.

Anche Osho ci parla, a suo modo, di questo Archetipo: paragona l’uomo, il suo òlavoro, la sua creazione in Terra ad un seme. “ Il seme non può sapere cosa accadrà, il seme non ha mai conosciuto il fiore. Non può credere di avere le potenzialità per diventare un fiore meraviglioso. Il viaggio è lungo e nulla è garantito. I rischi sono infiniti.
Il seme è al sicuro, protetto dal suo involucro. Ma il seme compie degli sforzi, fa dei tentativi, lascia cadere la sua sicurezza il suo guscio e comincia a muoversi. Subito comincia la sua lotta, la sua battaglia con il terreno, le pietre e le rocce.
Il seme era duro ed il germoglio estremamente fragile ed i pericoli saranno immensi. Ma si lancia ugualmente verso l’ignoto, verso il sole, la fonte di luce, senza sapere dove andare senza sapere perchè. Pesante è la croce da portare ma un sogno possiede quel seme e va avanti. Il sentiero dell’uomo è simile: è arduo e richiede molto coraggio.

Maestri Shamballah (canalizzazione)
Passiamo alla funzione Dalet. Come ormai avrete capito con questa funzione vengono rese possibili nella loro manifestazione oggettiva, tutte le cose materiali, tutto il mondo materiale che riuscite a percepire attraverso i vostri occhi. Questa materia visibile non potrebbe avere alcuna forma in un mondo instabile. Il mondo al di là della forma non appartiene al mondo visibile ai sensi umani e quindi è necessaria, nella vostra dimensione, una funzione che renda tangibile la forma stessa ,che la renda manifesta. La manifestazione della forma nel mondo materiale avviene grazie a questa funzione in grado di stabilizzare ed ottimizzare gli opposti che si attraggono e che si respingono allo stesso tempo, essendo polarità opposte. Tutto avviene grazie al respiro divino, che ordina ed unisce. Un ordine apparente di un caos altrettanto apparente perchè la forma non è reale, è un’illusione che i vostri occhi percepiscono ma che scompare allorchè la vista duale ridiventa Uno. La Dalet riesce a comprimere i vari strati di energia dispersi ed a trasformarli in energia compatta e visibile, densa ed ordinata.

Gli esseri umani sono la Dalet in forma umana.
Avete in voi l’ordine che questa funzione dà a tutte le cose. La Dalet essendo la forma manifesta nella materia, permette all’uomo di manipolare la stessa come crede, permette all’energia che vi è racchiusa, di essere trasformata ed usata a suo piacimento. Capite l’ importanza di comprendere pienamente come funziona la Dalet? Per farlo dovete ritornare al discorso divino in cui la polarità si divide e crea l’idea. Dopo l’idea avviene il pensiero oggettivo che si concretizza dando origine a forme stabili che potete osservare senza che si smaterializzino davanti agli occhi. Non può accadere se non, come dicevamo, allorchè la vostra vista duale scompare. Quando tornate all’Unità, anche i vostri sensi cambiamo la loro percezione e ciò che prima sembrava manifestarsi come forma solida ridiventa materia spirituale, perde la sua compattezza e l’ordine che conoscete. Questo non significa che non riuscite più a percepire gli oggetti le cose materiali, al contrario.

La vostra vista diventa ancora più penetrante, riesce a penetrare la forma al di là dell’illusione di stabilità provocata dalla Dalet. Comprendere la Dalet significa andare un passo avanti nel processo che trasforma la materia in puro Spirito. Oltre quella materia illusoria,oltre il velo provocato dall’illusione della Dalet, esiste tutto quello che ora non riuscite a percepire con i vostri occhi: esiste il mondo al di là della forma della terza dimensione e della quarta dimensione. La Dalet è un Archetipo che permette all’uomo di costruire e di creare attraverso il suo lavoro e le sue capacità. Riesce a creare un gioco d’ illusioni e di polarità che combaciandosi perfettamente fra loro determinano la forma manifesta. Due polarità che si uniscono determinano una terza forma che è visibile ai vostri occhi grazie alla Dalet che ne mantiene costante nel tempo e nello spazio, la forma. La Dalet come avrete capito rappresenta la dimensione spaziale e temporale poichè quando questa funzione cessa la sua influenza, tutto svanisce. I mistici di ogni tempo cercavano appunto di superare l’illusione provocata dalla Dalet, quell’illusione che unisce i poli opposti e determina ciò che vedete.

Fonte: www.shamballah.altervista.org