QUANDO ESSERE VEGETARIANI FA MALE…

Essere vegetariani fa male o fa bene? 

È giusto o sbagliato?

Anche questa scelta eticamente generosa può comprendere aspetti non del tutto positivi. Giovedì scorso la TV ha trasmesso un’interessante e utile puntata del programma Announo dedicata al consumo di carne, nel corso della quale animalisti e allevatori di bestiame si sono confrontati su un terreno sempre più scottante. Decidere se consumare carne o essere vegetariani – con le tante posizioni intermedie, tutte rispettabili – è infatti una scelta squisitamente personale, ma con importanti implicazioni di carattere sanitario, etico, ambientale.

Le motivazioni

Chi sceglie di adottare una dieta vegetariana lo fa sotto la spinta di tante possibili motivazioni diverse: perché con l’attuale popolazione mondiale il consumo di carne non è più sostenibile; perché gli allevamenti contribuiscono in modo sostanziale alla deforestazione e al riscaldamento globale; perché il consumo di massa di carne richiede gli scandalosi allevamenti intensivi; perché animali come le vacche e i maiali soffrono e hanno paura di morire proprio come noi; perché l’alimentazione vegetariana è più sana, tanto che chi fa questa scelta vive mediamente più a lungo, come ha ricordato Umberto Veronesi nel corso della suddetta puntata di Announo.

Essere vegetariani è dunque principalmente una scelta etica, non largamente condivisa (si stima che in Italia interessi il 7% delle persone) ed è per questo che molti vegetariani si sentono in dovere di battersi per pubblicizzare la propria idea, il vegetarianismo.

La lezione zen

Allora quand’è che essere vegetariani fa male? Quando chi ha fato questa scelta si sente di essere dalla parte giusta, giudicando gli altri in errore e creando una barriera di appartenenza, tracciando un confine tra giusto e sbagliato. A questo proposito trovo illuminante il seguente episodio della vita del maestro zen Thich Nhat Hanhraccontato da Jim Forest. Si consideri che Thich Nhat Hanh è sempre stato vegano e ha adottato l’alimentazione vegana nell’ambito di tutte le attività del suo movimento.

“Ricordo di essere andato con Nhat Hanh e Phuong [ora Sister Chan Khong] a uno degli aeroporti di Parigi ad accogliere una volontaria che arrivava dall’America. Tornando, la volontaria ha parlato a lungo su quant’era dedita al vegetarianismo e come era contenta di stare con vegetariani convinti. Quando abbiamo passato un macellaio di polli a Parigi, Nhat Hanh ha chiesto a Phuong di fermarsi. È entrato e ha comprato un pollo che abbiamo mangiato quella sera nel nostro appartamento a Sceaux. È l’unica volta che ho visto Nhat Hanh mangiare la carne.”

I maestri zen hanno sempre preferito i gesti concreti alle parole, per i propri insegnamenti. E questo mi sembra molto significativo. Creare divisioni è evidentemente il male peggiore, per il monaco vietnamita. Ancora peggio che includere gli animali nella propria alimentazione.

Fonte:  http://zeninthecity.org/ecco-quando-essere-vegetariani-fa-male/