Primi passi verso la realtà spirituale.

Ci sono diversi modi conosciuti sul nostro pianeta per approcciare inizialmente la questione spirituale. Da molti è vista come una questione tutt’altro che terrena, un modo per radicare nella propria vita un mondo misterioso al quale sembra necessario credere per non porsi troppi interrogativi. La sfida più grande per un ricercatore è proprio quella di affrontare di petto un mondo sconosciuto, che sia una materia terrena piuttosto che ultraterrena. L’approccio iniziale del ricercatore è sempre quello del porsi la domanda: “Perché?” . Questa è la domanda che ogni buon ricercatore si pone ogni qualvolta entra in contatto con un mondo sconosciuto.

La comprensione della realtà, di qualsiasi livello essa sia, può avvenire solo attraverso l’utilizzo della mente, e quindi dello strumento attraverso cui la mente si esprime in una forma, cioè il cervello. E cos’è l’evoluzione spirituale se non la comprensione della realtà e quindi il cambiamento dell’approccio verso di essa? Questo avviene attraverso un lavoro sui propri pensieri (genetici e personali), permettendo quindi allo spirito di discendere sempre più nella forma fisica, elevandone le vibrazioni e quindi elevando la purezza di pensiero.

Come avviene la comprensione della realtà attraverso il cervello? Può avvenire attraverso una pura comprensione razionale? E’ possibile comprendere, solo attraverso l’uso del ragionamento, qualcosa che non è legato alla forma? O è forse necessario un modo per comprendere la realtà andando oltre la semplice speculazione filosofica? Ebbene, la comprensione della realtà può avvenire in modo pieno solo attraverso l’unione dei due approcci su cui si basa tutta l’esperienza spazio-temporale, cioè l’approccio emotivo e l’approccio mentale. L’approccio emotivo non è altro che ciò che si comprende attraverso l’esperienza personale ed il contatto (emotivo appunto) con l’esterno. L’approccio mentale invece non richiede il contatto esterno con il mondo, ma richiede un semplice ragionamento causale (deduttivo o induttivo) che porta poi ad una conclusione. L’uno non richiede l’altro per essere funzionante. Questi due approcci però, se non integrati tra loro, portano ad una comprensione relativa della realtà. I due emisferi del cervello rappresentano proprio tali due approcci che, sebbene tipici in media rispettivamente dell’energia maschile (approccio mentale) e dell’energia femminile (approccio emotivo) dovrebbero essere uniti tra loro ed assieme permettere una più completa comprensione della realtà.

Quindi è il nostro cervello che ci permette di comprendere la realtà che ci circonda. E quindi per essere un buon ricercatore bisogna innanzitutto usare la propria testa e filtrare tutto ciò che l’esterno ci propone come realtà e verità. Un buon ricercatore deve innanzitutto essere consapevole di poter raggiungere livelli più alti di comprensione solo attraverso un proprio lavoro interiore e personale. Ciò non significa non considerare fonti di informazione ed esperienze esterne: esse sono invece fondamentali per crearsi una propria verità. Significa invece filtrare con il proprio cervello, e quindi sia con il proprio ragionamento che con le proprie emozioni, l’informazione mentale od emotiva che arriva dall’esterno.

Cosa significa crearsi una propria verità? Significa forse crearsi una propria realtà? No, sono due cose ben diverse. La realtà che noi esseri umani qui sulla Terra viviamo è sempre la stessa realtà tridimensionale di questo pianeta. E fintantoché siamo qui viviamo tutti nella stessa realtà. Ciò non significa però che, sebbene la realtà sia la stessa, venga approcciata e quindi vissuta allo stesso modo da tutti. Da cosa dipende questo? Dipende esclusivamente dai pensieri che abbiamo dentro di noi. Sono i nostri pensieri che ci attirano determinate esperienze. Per la mia esperienza e comprensione della realtà, il simile attira il simile, e fintantoché abbiamo determinati pensieri dentro di noi, allora attiriamo esperienze legate a quei pensieri. Sei forse continuamente preoccupato della tua vita? Sei continuamente preoccupato che una cosa non possa andare bene? Sei preoccupato di qualsiasi cosa? Ciò significa che hai dentro di te il pensiero (o tecnicamente forma-pensiero) della preoccupazione. Ed è per questo che attiri queste esperienze.

Ora, se lavoriamo per rilasciare da noi questo pensiero allora anche il nostro continuo preoccuparci viene meno. Come si rilascia? Semplicemente con la volontà, o intento che dir si voglia. Per farlo però bisogna vivere l’esperienza e percepirla (approccio emotivo) e comprendere che il problema sta nel pensiero della preoccupazione (approccio mentale). Una volta capito questo, allora possiamo perdonarci per questo (nel senso di ammettere i propri sbagli ed errori) e quindi con un atto di volontà rilasciare questo pensiero da dentro di noi. In tal modo rilasciamo a livello energetico tale pensiero e, una volta che non è più dentro di noi, non attireremo più l’esperienza della preoccupazione.

L’esempio appena visto rende l’idea del modo in cui funziona la realtà sulla base della mia esperienza pratica. E’ il pensiero che crea ed è il pensiero che può quindi cambiare l’approccio alla realtà in cui si vive. La realtà non cambia, ma l’approccio ad essa sì. E’ vero però che quando un determinato cambiamento interiore (cioè un certo approccio alla realtà) avviene a livello globale, allora anche la realtà nel suo complesso può cambiare. Cioè affinché la realtà tutta cambi è necessario che tutti cambino. Fino a che ciò non succede, si può “solo” cambiare l’approccio ad essa. E già questo è un gran lavoro, perché richiede una continua attenzione a tutto ciò che ci accade e che pensiamo per comprenderne la ragione. E poter poi rilasciare il pensiero che ha attratto quell’esperienza non piacevole. Allo stesso modo, però, focalizzandoci su “pensieri positivi”, possiamo cambiare comunque il nostro approccio alla realtà. E quindi attirare esperienze positive, dato che simile attira simile.

Quindi che cos’è l’evoluzione spirituale? Non è altro che il rendere l’ approccio alla realtà sempre più puro. Lavorando su se stessi per eliminare i pensieri negativi e limitanti ed incorporare quelli positivi ed espansivi allora cambia il nostro modo di vivere. Perché è il pensiero che crea la realtà ed anche l’approccio che ognuno ha alla realtà. E cominciando quindi a lavorare sul nostro approccio, e quindi sui nostri pensieri, possiamo contribuire a cambiare la realtà stessa.

L’evoluzione è un percorso puramente interiore e personale. Attraverso l’esperienza ed il ragionamento ognuno si crea una propria verità personale. Tale verità non è altro che la propria e personale comprensione della realtà in un determinato momento. E solo focalizzandosi sulla propria esperienza e ragionando su di essa, è possibile migliorarsi ed imparare.

Tale approccio mentale ed emotivo, assieme alla evoluzione personale, comprende in sé il concetto di fede? Sì, perché la fede è sempre la base della propria verità. Ovunque c’è verità, c’è fede. E’ vero però che è ben diverso avere fede nella propria o nella altrui verità. Io personalmente ho fede e fiducia nella mia verità perché è un processo di comprensione ed evoluzione interiore, ma non ho fede e fiducia in una verità altrui a meno che o sia in sintonia con la mia o il cuore mi dica che è vera. Ma rispetto comunque in modo pieno ogni verità e sono sempre pronto ad imparare dagli altri. Se una persona mi aiuta a comprendere che la mia verità o parte di essa è distorta proponendomi una verità che mi appare più pura e più logica, la ringrazio. Ritengo quindi che la verità personale, per essere in evoluzione, debba essere fluida e flessibile ad ogni cambiamento. Se non è così, significa che non vi è evoluzione. E’ naturale che ci siano cose buone che rimangono, ma è bene essere flessibili e saper riconoscere quelle cattive e rilasciarle.

La fede nella propria verità è quindi di estrema importanza. Se non si ha fiducia in se stessi, come si può pensare di avere un proprio pensiero?

Ecco quindi l’approccio alla realtà spirituale che ritengo per esperienza più efficace ed efficiente: utilizzare la propria mente (attraverso il ragionamento) e le proprie emozioni (attraverso l’esperienza) per comprendere i propri limiti, superarli e creare una realtà più bella e piacevole, focalizzandosi su pensieri di unità, amore, rispetto, gioia o qualsiasi altro pensiero che si ritenga positivo e di supporto alla propria evoluzione.

Fonte: www.ascensione.com