PORTATORI SANI DI UN “EGO SPIRITUALE”

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Di recente più di una persona mi ha fatto notare quanto poco io stia parlando di spiritualità su facebook (e quanto poco io stia scrivendo sul blog) e quanto invece il mio profilo sia divenuto più leggero e assolutamente meno ‘new age’ del solito. Qualcuno è anche arrivato a lamentarsi con me del fatto che è quantomeno strano che uno come me, che ‘sa tutte queste cose’,  a un certo punto decida di mettersi a parlare quasi esclusivamente di fumetti e di musica o a pubblicare foto poco serie, e di trascurare il blog. Quel qualcuno mi ha scritto che certe cose sono davvero poco spirituali o illuminate, specialmente certi pezzi di musica rock che ogni tanto ho condiviso.

E’ vero, sto scrivendo di meno di spiritualità, sto parlando molto meno di spiritualità, e, nel tacere di queste cose, sto vivendo la mia vita. Ma il fatto che io ne parli di meno o che tenda a non parlarne affatto, ha per me un senso ben preciso: a mio sentire probabilmente non è più tempo di parlare, divulgare o credere di sapere, ma è il momento di agire partendo da ciò che si sa e iniziare a metterlo in pratica nella vita quotidiana, con consistenza. L’energia della ‘divulgazione’ di certe cose si è per me affievolita ora che è praticamente un settore di businness come un altro, perchè sento che è stato detto tutto e il contrario di tutto, sento che il materiale pubblicato, le parole spese e le possibilità di imparare sono assolutamente sovrabbondanti rispetto ai concetti che sono più o meno sempre gli stessi. Quello che mi sembra continui a mancare però è la pratica e – almeno per me – la pratica in questi ultimi due anni è diventata più importante ed essenziale di qualsiasi nuovo seminario, nuovo libro o nuova scoperta possa essere stata fatta di recente.

Sappiamo ormai tutto – e anche troppo a livello mentale – di legge di attrazione, capacità della mente di guarire il corpo, spirito, anima e altri argomenti ancora, ma difficilmente ci decidiamo a vivere quotidianamente secondo la prospettiva acquisita attraverso studi e letture. Preferiamo parlare di perdono e di pace piuttosto che essere il perdono e la pace. Preferiamo parlare e disquisire su cosa ha detto davvero il tale maestro o il tale libro piuttosto che metterlo in pratica e vedere se funziona, se è reale per noi. A un certo punto della mia vita, circa un paio di anni fa, ho iniziato a sentire che c’era una discrepanza tra ciò che insegnavo nei miei seminari e la percentuale che ne applicavo alla mia esistenza, che era di poco inferiore al 50%.

Ho spesso parlato per intuizione, ho scritto seguendo una specie di dettatura interiore (non voglio chiamarla canalizzazione perchè ero e sono sempre stato assolutamente cosciente di quello che ho fatto e non sono mai stato ‘occupato’ da alcuna entità) e verificato almeno la metà di quello che arrivava e che prontamente veniva pubblicato sul blog o inserito in qualche parte di qualche corso. Ma, c’è un ma. Ora manca tutto il restante 50% da verificare.

Mancano ancora tutta una serie di informazioni da provare e di pratiche da effettuare e di tutto questo materiale non posso parlare con certezza perchè non l’ho sperimentato. Quindi non posso nemmeno scriverne. Sospetto che in molti stiamo facendo questo errore: nutriamo opinioni in merito a cose che non conosciamo e le difendiamo a spada tratta come se fossero una verità assoluta, come se fossero dogma, senza metterle alla prova. E a mio parere la difesa di un’opinione è sempre dell’ego. Parlare di cose che non conosciamo è sempre dell’ego. Sentire il bisogno di illuminare gli altri, di ispirare, di risvegliare qualcuno significa ancora una volta giudicare (ego) che c’è qualcuno là fuori che non è sveglio, illuminato, significa separare, e la separazione è ego, che, in teoria, è proprio quello che cercavamo di guarire. E anche io sono caduto in questa trappola, anche in me purtroppo si è formato un ego spirituale di cui ero portatore inconsapevole, almeno fino a poco tempo fa. Anche io ho sottilmente sentito di essere un po’ migliore (solo un po’) di coloro che non praticano la spiritualità. Anche io ho avuto a tratti la sensazione di essere sulla terra per aiutare, risvegliare, spingere gli altri verso cose più ‘alte’. A un certo punto però ho visto chiaramente che questo mi stava separando dalla vita stessa. Avevo escluso parecchie cose e persone ‘poco spirituali’ dalla mia esistenza, quelle cose e persone che mi stavano facendo perdere tempo prezioso per il mio percorso, quelle cose che, mi ripetevo, erano solo maya : illusione.

Ho sentito che c’è una grande insidia nell’attaccarsi a concetti come ‘è tutto illusione’, ‘siamo tutti uno’, ‘tutto è amore’, senza averne mai avuto esperienza diretta. Una grande pericolosissima ipnosi è stata perpetrata dal pensiero incondizionatamente positivo, che conduce la sua nascosta guerra contro il negativo, il brutto, il problematico, escludendolo dalla coscienza e relegandolo in un buio angolo dell’inconscio (dal quale prima o poi verrà fuori comunque, proiettato nella realtà per essere finalmente riconosciuto).

E mi sono chiesto se lo scopo dell’evoluzione spirituale non sia piuttosto che vedere il positivo in tutto e ripetersi che va tutto bene, riuscire a trascendere le differenze, smetterla di separare il positivo dal negativo, il bene dal male, lo spirituale dal profano, e imparare ad accettare qualunque cosa si presenti  arrivando ad una equanimità che accolga tutto e tutti e non rifiuti nulla, nessun aspetto dell’esistenza. Così ho sentito che era il momento di fermarsi per un po’ e di schiarire le idee su quello che stavo scrivendo e facendo. Mi sono reso conto che separare cose spirituali da cose meno spirituali è stato un grosso errore, e mi sono costretto ad una veloce retromarcia, con grande beneficio della mia situazione di vita generale e del mio umore. Mi sono guardato allo specchio e ho visto una persona seria e accigliata, uno che credeva di aver davvero capito qualcosa in più degli altri… e mi sono fatto una grossa risata.

Andrea Panatta
Fonte: http://quantum73.blogspot.it/2012/11/portatori-sani-di-un-ego-spirituale.html