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PAURA DI PERDERE CHI AMIAMO… COME PROTEGGERCI?

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Abbiamo così tanta paura di perdere le persone che amiamo.

In realtà abbiamo paura di sentire il dolore che questo evento provoca in noi. Come facciamo a proteggerci?

L’immagine che ci è arrivata della morte è quella di uno scheletro avvolto in un mantello nero con il cappuccio e con la falce in mano. Certo non è un bel vedere… non ha niente di rassicurante.
Come facciamo a sapere che questa immagine descrive veramente la morte?
Non potrebbe essere, invece, la rappresentazione della paura della morte che gli esseri umani si tramandano di generazione in generazione?
Quanto questa paura incide nelle nostre vite?

La morte è un argomento su cui evitiamo di soffermarci, non ne vogliamo parlare né ci vogliamo pensare, ci fa talmente paura che un qualche livello della nostra mente la rimuove, infatti non prendiamo in seria considerazione il fatto ovvio che un giorno moriremo, e moriranno le persone che amiamo di più.
Per non sentire questa paura ci riempiamo la vita di cose da fare, evitiamo di stare nel silenzio da soli, mettiamo in atto comportamenti controllanti o preventivi, sia nei nostri confronti che nei confronti di chi amiamo. Questa nostra mania di controllo e la pretesa di sapere sempre quale sia la cosa giusta (il tal dottor, la cura alternativa, mangiare sano e biologico, evitare determinati alimenti, esercizio fisico, ecc.) nascono dalla paura di perdere, che è un altro modo per dire paura della morte.

Questo evitare di guardare la realtà per quello che è ci costringe ad una vita in reazione alla paura. Vuol dire che non facciamo quello che faremmo se fossimo rilassati e sereni. Allora forse è il caso di fermarsi un attimo ad osservare quanto ci stiamo perdendo della vita in questo nostro continuo tentativo di far andare le cose come vogliamo che vadano. Per esempio è sano osservare la nostra opposizione ad ogni tipo di cambiamento, una parte di noi preferisce stazionare in una situazione anche sgradevole ma conosciuta che fare qualcosa di concreto per andare verso il nuovo.

Il nuovo è l’ignoto.

Abbiamo così tanta paura di perdere le persone che amiamo, in realtà abbiamo paura di sentire il dolore che questo evento provoca in noi. Come facciamo a proteggerci?

Inconsciamente non permettiamo neanche al nostro compagno/a o ai nostri figli, di avvicinarsi troppo al nostro cuore, mettiamo una specie di barriera che ci consente di non amare troppo (come invece ci sarebbe naturale) per proteggerci dal dolore che poteremmo provare nel momento in cui ci dovessimo separare. Viviamo una vita a metà, senza ‘prendere’ completamente tutto quello che potremmo per evitare il dolore di doverlo perdere.

Tutto questo avviene sotto il livello di coscienza e ci impedisce di godere fino in fondo dell’amore e della vicinanza dei nostri cari, dalla pienezza della vita e anche dell’amore di Dio.

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E se provassimo a guardare le cose da una prospettiva diversa?

 In profondità, nel nostro cuore, noi la verità la sappiamo, l’abbiamo solo scordata, ma quando ci viene ricordata una parte di noi la riconosce. Di fronte alla Verità qualcosa si allenta nel corpo, avvertiamo una sensazione di benessere. La mente abituata alla paura dice: “è solo un’illusione”  ma il cuore, in contatto con l’Anima, SA.

Se quella che chiamiamo morte fosse solo un passaggio ad un livello di esistenza diverso… se la nostra coscienza spirituale e immortale si spogliasse semplicemente di un abito di materia per passare in una dimensione più leggera… se questo passaggio fosse piacevole… se una volta lasciato il corpo di carne tornassimo ad essere Chi Siamo, ma arricchiti dell’esperienza appena trascorsa?

La nostra mente è impregnata di paura e la paura ci rende rigidi.

Quando un’antenna è rigida, cioè ha perso la sua naturale flessibilità, non è più in grado di funzionare come ricevente. Così i nostri corpi hanno perso la loro naturale capacità di antenne riceventi. Ho dovuto e voluto fare un grande lavoro di pulizia e consapevolezza per far in modo che la mia antenna tornasse ad essere flessibile e quindi capace di ricevere, ma ne è valsa la pena. Tutti i concetti che ho sopra riportato erano molto chiari dentro di me, ma la Vita aveva per me un suo programma di addestramento.

Poco più di un anno fa mi sono trovata a vivere la malattia e la morte di una persona giovane che amavo tantissimo. In quella situazione di estremo dolore mi sono detta che tutto quello che avevo imparato sulla morte erano stupidaggini perché invece io stavo sentendo un dolore atroce, e nessuna bella teoria era in grado di farmi stare meglio.

Ho vissuto con lei intensamente ogni momento, sono felice di esserle stata accanto, potendo anche guardare la morte, nella certezza che non l’avrei comunque persa, ma nel mio dolore io la volevo così com’era, in un corpo di carne. Poi è arrivato il momento in cui lei ha lasciato il suo corpo stremato, la disperazione mi impediva di essere lucida e accorgermi che quello che stavo sentendo era un dolore antico radicato dentro di me, che non aveva niente a che veder con quanto stava accadendo ma invece riguardava solo il mio modo di sentire e di reagire, le memorie codificate nel mio DNA.
Non è quello che ci accade, ma cosa ne facciamo di quello che ci accade.
Così, grazie a lei, ho avuto modo di sperimentare su me stessa cosa sia la morte di una persona amata, cosa mi ha fatto soffrire e cosa avevo bisogno di imparare, in pratica, rispetto alla morte e alla perdita. Infatti non percepivo tanto la paura che lei ‘sparisse’, o non esistesse più, era forte invece il mio bisogno di continuare ad avere con lei il rapporto che avevamo nella materia.

Il mio dolore non era la sua morte ma il mio perderla. Mi chiedevo come mi sarei sentita se invece di essere morta fosse andata a vivere felice dall’altra parte del mondo… mi rispondevo che mi sarebbe dispiaciuto tanto perdere la sua vicinanza ma sarebbe stato più facile da accettare… allora…?

 Mi resi conto che avevo bisogno di essere rassicurata sul fatto che lei stesse bene, che fosse finalmente serena e in pace e che avremmo potuto continuare a vivere la nostra amicizia seppure in modo diverso. Avrei anche avuto bisogno di capire il senso dell’esperienza che stavamo facendo, il senso per lei e il senso per me.

Quindi ho realizzato che l’essere umano ha bisogno di dare un senso all’esperienza che fa, il non riuscirci lo getta nella disperazione e nel vittimismo. Ed ho osservato che è molto più semplice capire il senso dell’esperienza che un’altra persona sta facendo piuttosto che la nostra; infatti le forti emozioni che proviamo oscurano la capacità di essere presenti alla vita con tutto quello che ci sta donando. Nei mesi successivi, gradualmente il senso di questa esperienza è emerso sempre più chiaramente, il senso per me ma anche il senso per lei. Tutto quello che avevo capito come teoria su come funziona l’essere umano e su cosa accade veramente dentro di noi di fronte alla morte vera, stava diventando vita vissuta.

Avevo già incontrato la morte venti anni prima con la perdita di entrambi i miei genitori, allora avevo reagito come una bimba spaventata. Quegli eventi però avevano dato il via al mio percorso di evoluzione, e credevo di non dover più soffrire per la morte di qualcuno, mi raccontavo che ormai sapevo che la morte non esiste e che si tratta semplicemente di un passaggio ad un’altra dimensione… teoria.

Oggi so che comunque perdere una persona amata è doloroso, anche se siamo certi che questa persona continua a vivere e che sta bene. Ma questo a noi non basta, è del nostro dolore che ci dobbiamo occupare.  La morte del corpo fisico ci costringe ad una distanza, e questa distanza è comunque dolorosa.
Tra l’altro è un dolore che conosciamo bene, lo abbiamo sperimentato tante volte dal momento che siamo tornati nella materia.

Noi non siamo stati costretti a incarnarci nel corpo di una donna, nessuna ingiustizia, nessuna vittima. Abbiamo scelto consapevolmente di fare una determinata esperienza per avere la possibilità di mettere in pratica certe acquisizioni e accrescere il nostro livello di evoluzione. Infatti nei mondi immateriali dove esistiamo come Corpi di Luce è tutto molto più semplice in quanto non esistendo dolorose prove da superare. Scegliamo la scuola della Terra come una specie di prova del fuoco, per vagliare nella concretezza della materia, il grado di Amore che abbiamo raggiunto.

Il fatto che sia una libera scelta non significa che non sia dolorosa, infatti lo è, sin dall’inizio. Il primo trauma da distacco è propri quello che viviamo quando lasciamo la nostra Famiglia Spirituale e scendiamo; uso la parola scendere per indicare una diminuzione di frequenza, il Corpo di Luce è Energia che vibra ad una frequenza molto alta, per entrare nella materia dobbiamo rallentare molto la frequenza, solo così possiamo abitare un corpo di carne.

Inoltre mentre il corpo del bambino cresce nell’utero della madre, gradualmente perde la memoria di essere una creatura spirituale e della Dimensione da cui proviene, e per di più si affievolisce molto il contatto con la propria Parte Divina; pertanto, tutti quanti, ci troviamo da soli in un ambiente che può rivelarsi, a seconda dei casi, molto difficile o anche ostile (basta immaginare, per esempio, cosa possa sentire il bambino la cui mamma pensa o cerca di abortire).

Quindi il trauma della separazione che viviamo all’inizio di questa nostra esperienza terrena, ed anche una certa nostalgia di Casa, condizionano tutte le esperienze successive, nel senso che ci portiamo dentro la paura di rimanere soli e impotenti (situazione che abbiamo effettivamente sperimentata) e di conseguenza ci aggrappiamo alle persone che ci mostrano amore, o comunque che sono importanti per noi, vivendo con il terrore di perderle.

La paura dirige le nostre vite, non riusciamo a vivere andando serenamente verso quello che desideriamo e sogniamo, verso quella che sarebbe la realizzazione dei nostri talenti, viviamo in protezione, nel tentativo di limitare i danni (che nella nostra mente sono certi), quindi viviamo scappando sempre da qualcosa (dalla nostra famiglia d’origine, dalle responsabilità, dalle relazioni che ci fanno male, dal dover scegliere, dalle malattie, dalla morte). In fondo al nostro cuore sappiamo tutti che quello che ci rassicurerebbe sarebbe DIO.

Molti sono troppo arrabbiati per ammettere il proprio bisogno di DIO, altri non sanno dove cercarlo, alcuni provano con le religioni e si accontentano, altri sanno di non aver ancora trovato quello che cercano e continuano a cercare

Tutte le persone, con modi e tempi diversi, cercano Dio… da cosa sono spinte, da quale bisogno?

Cos’è DIO? Cosa cerchiamo?
Io ho cercato tanto, senza neppur sapere cosa esattamente stavo cercando, anche io ho provato varie religioni organizzate ma niente rispondeva veramente al mio bisogno, allora non ne ero consapevole ma adesso lo sono.

Solo la sensazione di appagamento e di pace interiore che provo adesso mi permette di capire cosa cercavo allora, cercavo esattamente questa sensazione di Gioia e Pienezza che è indipendente da quello che accade. Un senso di Pace e Amore, di certezza che tutto è come deve essere e che né io, né nessuna altra persona rischiamo mai niente di serio. Il peggio che possa capitarci è morire, ma morire significa solo lasciare il corpo e tornare in una Dimensione di Luce, dove tutto è molto dolce, quindi che problema c’è?

L’inferno lo sperimentiamo quando viviamo sulla Terra sconnessi da Dio, cioè dalla nostra Parte Divina. L’inferno è fatto di paura. Quando sono tornata in contatto con il mio Sé Superiore ho cominciato il mio viaggio verso la Pace e mi sono accorta che DIO è ovunque e chiunque, non vi e niente che non sia Dio. Lo Spirito Divino anima, dà vita a tutto ciò che è, e tutto ciò che è, è DIO.

Non ci sono errori, questa Coscienza Universale sperimenta tutto attraverso ogni sua creatura; quello che noi chiamiamo male, compresa la morte, sono forme attraverso cui noi creature evolviamo da uno stato di Coscienza ad un altro stato di Coscienza, cresciamo in DIO o cresciamo nell’AMORE, che è la stessa cosa.

  • E se l’immagine che rappresenta la morte fosse quella di un grande e dolce Angelo Dorato che ci accarezza…?
  • Avremmo ancora tanta paura?

Silvia Pallini

 

Silvia Pallini è autrice del libro “Tre Domande per Guarire” Pagnini Editore.

Per info e contatti: email: silvia.pallini57@gmail.com

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