Meister Eckhart, ancora oggi… eretico!

Per una mente serena tutto è possibile.” disse una volta Meister Eckhart. Vissuto a cavallo tra il tredicesimo e quattrordicesimo secolo Eckhart è un personaggio spesso ricorrente quando si parla di religione in particolare a causa della sua particolare visione di Dio. Era sia un predicatore che un politico riformatore e cercò di avvicinare i non professionisti della cultura (nobili, laici, commercianti, notai) al sapere, un po’ come fece il nostro Dante Alighieri.

Eckhart diffuse tra un pubblico di non addetti ai lavori i temi più importanti e più ardui della sua filosofia, che si può riassumere in un messaggio semplice, ma anche pericoloso: diventa ciò che sei, ovvero divino. Attraverso un’interpretazione del Vangelo alla luce delle “ragioni dei filosofi” Meister Eckhart immaginò un cristianesimo razionale, una filosofia della religione che poneva l’uomo “libero” di fronte a Dio. La scoperta di questa libertà originaria poteva essere raggiunta a condizione di mettere in discussione la pratica quotidiana, le gerarchie stabilite e apparentemente immutabili, i pregiudizi consolidati. Le cose non ci determinano, ma è l’uomo che, nel libero esercizio della ragione, determina se stesso. Si trattava di un progetto culturale e religioso che il maestro domenicano portò avanti con strumenti diversi (lezioni universitarie, trattati e commentari dotti in latino, prediche redatte in latino e in volgare), in sedi diverse (Università, all’interno e all’esterno dell’Ordine domenicano), ma che non godette del favore delle gerarchie ecclesiastiche. Nel 1326, infatti, il vescovo di Colonia lo accusa di eresia, raccogliendo un dossier di ben 100 tesi giudicate eterodosse. Soltanto l’intervento del Papa, che avocò il processo ad Avignone, salvò Eckhart dal rogo, ma non risparmiò le sue dottrine.

Eckhart ha ispirato psicologi e scrittori, maestri di spiritualità, è stato avvicinato al pensiero Zen. Lo si trova facilmente negli scaffali dedicati alla spiritualità. Robert Musil scrisse il suo L’uomo senza qualità (Der Mann ohne Eigenschaften) ispirandosi proprio al messaggio eckhartiano: Liberati dal proprio o dalle proprietà (morali, intellettuali,materiali). Proprietà in senso largo in tedesco antico si dice appunto eigenschaften. Allo stesso messaggio ha fatto riferimento Erich Fromm nel suo importante e popolare Avere o Essere?
Noi non siamo definiti da ciò che abbiamo ma soltanto da ciò che siamo. Non sono le opere che ci qualificano, ma piuttosto il modo in cui operiamo. Se sei giusto, dice Eckhart, anche le tue opere sono giuste. Il gesto più piccolo, da questa prospettiva, ha lo stesso valore del gesto più grande. In un mondo dominato dalle cose, in cui ci si definisce in base al possesso di status symbols (materiali, intellettuali, culturali) il messaggio di liberazione di Eckhart risulta molto attuale e invita a relativizzare ciò che spesso è fonte e causa di sofferenza e di stress, che deriva appunto da una errata considerazione delle cose, delle eigenschaften appunto, delle ‘proprietà’.


Eckhart ebbe il merito di esprimere tutto questo non solo in latino, ma soprattutto in volgare tedesco, cioè per un pubblico nazionale, tanto da essere visto come il fondatore della lingua tedesca moderna o addirittura come l’ispiratore dell’idealismo tedesco (un’idea per la verità che le ricerche attuali smentiscono) ed anche un profeta della riforma protestante. Grazie alla duttilità del volgare Eckhart coniò dei neologismi (uno di questi èistichkeit, un termine tecnico un po’ difficile da chiarire in poche parole e che ho deciso di tradurre con un altro neologismo, è-alità) per indicare il peculiare essere di Dio, dimostrando la maturità del volgare, che poteva diventare, al pari del latino luna lingua filosofica”.

Il Processo. Se sulla vita di Eckhart abbiamo pochissime e frammentarie notizie, siamo invece sorprendentemente ben informati riguardo l’evento più clamoroso della biografia del domenicano, ovvero il processo per eresia, iniziato a Colonia nel 1326. La fortuita sopravvivenza di un documento conservato nell’archivio di Soest, il cosiddetto Scritto di difesa (Rechtsfertigungsschrift), ha permesso di ricostruire gli eventi processuali di cui Eckhart fu protagonista e che condussero alla condanna nel 1326, ad Avignone, di alcune tesi considerate eretiche.
Tra il 1323 e il 1325 il conflitto tra papa Giovanni XXII e Ludovico il Bavaro arriva al suo culmine. In un breve periodo di tempo si susseguono una serie di processi, a cui il Papa impone di dare la massima visibilità, che nel 1324 portano alla scomunica del re bavarese. Non tutti i rappresentanti del clero e degli ordini mendicanti rispettano la prescrizione del papa: tra i francescani il contrasto tra Giovanni XXII e Ludovico il Bavaro diventa lotta ideologica sulla povertà di Cristo. Anche i domenicani, tradizionalmente colonna portante del papato, devono decidere da che parte stare. In Germania, in particolare nella Teutonia, la situazione è critica: il 27 maggio 1325 il capitolo generale dei domenicani riunito a Venezia decide di prendere dei provvedimenti contro alcuni confratelli tedeschi che non hanno dato la sufficiente pubblicità al processo del papa contro Ludovico il Bavaro.
All’ordine del giorno vi è però anche un’altra questione: nella provincia della Teutonia la predicazione in volgare di alcuni domenicani a beneficio di persone semplici e indotte (rudes et vulgares) rischia di indurre gli uditori in errore. Per questo il capitolo generale riunito a Venezia decide di inviare in Germania, come vicario dell’ordine, Gervasius di Anger della provincia francese. Papa Giovanni XXII, tuttavia, forse non soddisfatto della risoluzione del capitolo generale, decide di intervenire direttamente nella questione e soltanto due mesi dopo nomina come suoi vicari Benedetto da Como e Nicola di Strasburgo, perché si rechino in Germania. Da una lettera spedita dal papa al maestro generale dell’ordine domenicano, Barnaba da Vercelli, conosciamo gli incarichi dei due vicari: investigare, correggere e riformare, ove necessario, rimuovendo dall’incarico o trasferendo tutti coloro che non rispettino la disciplina dell’ordine.
Nel documento non si fa riferimento ad alcun nome preciso, ma con una certa diplomazia il papa indica un solo obiettivo: benché non sia possibile rimuovere il priore provinciale della Teutonia, i vicari devono raccogliere tutte le informazioni possibili contro di lui e consegnarle al maestro dell’ordine e ai diffinitores, ovvero ai membri del consiglio, in modo che essi possano prendere la decisione più opportuna. Mi sembra innegabile che il papa riveli un personale pregiudizio nei confronti del provinciale in carica nel 1325, Enrico di Gru?ningen. Un tale interesse da parte del papa è stato sinora poco considerato, ma si può spiegare soltanto sullo sfondo degli avvenimenti politici di quegli anni, come mostra un documento più tardo rispetto agli eventi che stiamo raccontando, datato 1327. Questo interesse giocherà un ruolo nell’affaire Eckhart.

Da qualche giorno è uscito “Eckhart” (Carocci Editore), libro a lui dedicato, lo ha scritto Alessandra Beccarisi saggista e professoressa associata di Storia della filosofia medievale all’Università di Salento.

 

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