LIBERARSI DAL RANCORE

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Ti è mai capitato di provare rancore nei confronti di qualcuno? Se sì, ti sei mai chiesto a che cosa serve?
Il rancore è direttamente collegato al nostro senso di giustizia, un po’ naturale e un po’ culturale.Culturale? Pensate a gran parte delle fiabe che avete sentito da bambini o a quasi tutti i film che avete visto: il cattivo veniva punito e questo provocava piacere.

L’obiettivo sperato del rancore è che la persona che ci ha fatto soffrire provi dolore almeno quanto noi riteniamo di averlo sperimentato a causa sua.

COME FARLO FUNZIONARE

Per la maggior parte delle persone il rancore si costruisce attraverso delle immagini e dei dialoghi interni in cui:

  • si rivive, trasforma e amplifica la situazione che consideriamo ci abbia fatto soffrire
  • si vive (e rivive più volte) degli scenari ipotetici e fantastici dove la persona o situazione colpevole viene punita
  • si assume un’atteggiamento ostile e fastidioso nei confronti della persona o situazione colpevole se a contatto con noi

Quindi di fatto: a che cosa ti serve provare rancore? Quali vantaggi reali ed emozionali ne ricavi? I vantaggi nel breve periodo sono l’appagamento istantaneo nell’immaginare una punizione della persona che si ritiene colpevole e allo stesso tempo del sentirsi vittima.

Sì: vittima. Più ci si sente vittima piú ci si sente eroi della storia che stiamo vivendo.

COSA PROVOCA NEL LUNGO PERIODO

Provoca rabbia, frustrazione nel rivivere volte è più volte una situazione che ha fatto soffrire e un peggioramento della relazione se la persona o situazione considerata la causa della sofferenza è a contatto quotidianamente con noi.

COME LIBERARSENE

Seguire in ordine i successivi 6 punti per 30 giorni di fila sempre alla stessa ora, fatta eccezione per il punto 2.

  1. prendere consapevolezza che “provare rancore è come bere del veleno per fare in modo che muoia la persona che riteniamo ci abbia fatto soffrire”
  2. accartocciare mentalmente ogni volta che ce ne rendiamo conto l’immagine e il dialogo interno che ci fa rivivere la situazione che ci ha fatto soffrire e visualizzarla bruciare velocemente nel fuoco
  3. accettare che la situazione è ormai successa dicendosi “ok: ormai è successo questo. Come posso usarlo per essere una persona migliore?
  4. dirsi tra sé e sé, immaginando di avere la persona o situazione davanti a se “ti perdono” e andarsene via senza aspettarsi nessuna risposta
  5. immaginarsi di abbracciare la persona odiata in maniera compassionevole (lo so è strano ma sperimenta ;) )
  6. seguire questa guida senza pensarci troppo sù e senza giudizio vedendo semplicemente l’effetto che avrà fatto dopo 30 giorni.

Per quanto semplice ti possa sembrare ti invito a sperimentarlo. É gratis: guarda semplicemente l’effetto che avrà fatto.

CONCLUSIONI

Non provare rancore non significa assolutamente prostrarsi. Anzi: la rabbia che può scaturire quando riteniamo di aver subito un sopruso ci serve per farci reagire nel più breve tempo possibile. Liberarsi dal rancore significa invece accettare quello che non può essere cambiato e liberare la mente da pensieri negativi che alterano il proprio stato d’animo e lasciare posto a pensieri che ci fanno stre meglio.

Andrea Giuseppe Lazzari
NLP Coach e formatore specializzato nella gestione delle emozioni.