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L’ARCHETIPO DELLA SEPARAZIONE NEL MITO DELLA CREAZIONE

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Nella analisi degli esseri umani, utilizzando le tecniche di simulazione mentale, che rappresentano l’evoluzione della ipnosi ericksoniana, si scopre sempre, scavando nella
psiche dei soggetti esaminati, che esiste un nodo base, primigenio, archetipale e perciò molto profondo, da risolvere. Sembra che lì, risieda tutta l’intensità emotiva dell’anima e dello spirito, tutta la loro frustrazione nell’esistere, tutta la ragione dell’esistere, della paura atavica di qualcosa, tutta l’emozione primigenia.

La paura della solitudine, dell’abbandono, dell’essere abbandonati o di produrre solitudine nell’abbandonato. Molti addotti, per esempio, una volta usciti dal problema, decidono di rientrarvi per paura di essere soli ed abbandonati a se stessi. In quel contesto, l’alieno dice agli addotti che, senza di loro, essi saranno soli. E’ bene comprendere che invece, quando la coscienza si ricorda di essere Coscienza Totale dell’universo, essa non si sente più sola. E si comprende, in quell’istante, come l’idea della solitudine nasca per il fatto che l’alieno stesso ha prodotto la separazione sulla coscienza, dividendola in anima, mente e spirito, creando cioè una ulteriore barriera. Lo stesso alieno che produce la separazione poi comunica ad anima che lui la proteggerà per non farla sentire sola, rovesciando il paradigma iniziale.

Così gli Dei, tra cui il Dio del vecchio testamento, fanno credere all’uomo dapprima che sia stato cacciato cioè separato da Lui in quanto disobbediente. In seguito, all’uomo che si sente solo e senza Dio, ecco che Egli si ri-manifesta recitando il ruolo di chi ti perdona per fare “la nuova alleanza”. La realtà dei fatti invece è molto diversa e viene perfettamente raccontata nel mito, senza veli. Eva ed Adamo altri non sono che la rappresentazione di anima e spirito ovvero del Femminile e del Maschile Universale, che Dio ha separato (togliendo ad Adamo la costola).

La costola è solo una rappresentazione di una parte del sé adamitico
San Tommaso d’Aquino spiega che la donna fu convenientemente creata dalla costola di Adamo. La creazione dal fianco simboleggia infatti un’unione sociale nella quale la donna non ha autorità sull’uomo, perciò non fu creata dalla sua testa. Al tempo stesso la donna non deve essere servilmente soggetta all’uomo, in quanto ella non fu creata dai suoi piedi.
Invece per il mito ebraico Adamo venne creato perfetto. Inizialmente Adamo ed Eva costituivano un essere unico (Talmud Ketubot 18, Rashi), l’Adam, infatti secondo alcune opinioni erano schiena contro schiena, mentre per altri Eva si trovava sul lato di Adamo; poi Dio, dopo averli così creati, li separò come primo uomo e prima donna.

Il processo separativo se letto in chiave archetipica dichiara che esiste una lacerazione tra la parte maschile e femminile del sé: non che Eva sia stata generata da Adamo. Anche in questo caso l’archetipo è sempre originariamente lo stesso: Adamo si sente solo e Dio lo accontenta non creando la donna ma separandolo dalla parte femminile di Sè. La perdita di consapevolezza dell’essere originario ed androgino fa sì che le due parti maschile e femminile, debbano essere grate al Dio che passa per colui che riempie il vuoto della solitudine primigenia. Invece Dio è la rappresentazione di colui che separa per imperare meglio sulla coscienza di anima e spirito. Dio produce la separazione per poi sostenere che, se stai con lui, non sarai solo. Tant’è che il biblico serpente tenta di avvisare anima che può nutrirsi delle informazioni (la mela dell’albero del bene e del male) per comprenderne l’esatta essenza. Il serpente è il simbolo della creatura aliena che contiene la gnosi. Il serpente, cioè l’alieno, creato dal Dio (Adam Kadmon o Uomo primo) che vuole utilizzare anima per i suoi scopi; per questo, mette l’uomo contro il suo stesso creatore, che a sua volta userà la forza di anima, per distruggere il serpente e schiacciargli la testa. L’alieno e l’Uomo Primo si fanno dunque la lotta attraverso la strumentalizzazione dell’uomo.

La donna, cioè anima, può schiacciare la testa all’alieno ed in quel contesto l’Adam Kadmon usa la forza animica poiché lui ne è ora privo, facendo credere ad Eva di aver commesso il peccato, facendogli credere che essa verrà staccata da Dio (cacciata dal Paradiso). In questa fase del mito, Adamo (l’uomo secondo), ha solo un ruolo passivo e viene messo al corrente della gnosi (la mela) da Eva che è il fulcro portante di tutta la storia. Dio mette in scena l’idea della separazione, del dolore e del castigo, per poi poter perdonare Eva. Ma in realtà è Eva che ha voluto comprendere e separarsi dal paradiso terrestre, portandosi dietro lo spirito. E’ cioè l’uomo che decide di fare l’esperienza della realtà virtuale, separandosi da Dio oppressore che ne impedisce l’evoluzione.
Ma il mito non mente e dunque il potere è costretto a reinterpretarlo, capovolgendo il paradigma, facendolo credere reale.

La sorgente della separazione.
Se dunque l’intera umanità manifesta il problema della separazione, che poi diverrà nella realtà quotidiana, la madre di tutti i problemi irrisolti, è bene andare alla fonte stessa del problema per comprenderne, oltre che la sua evoluzione nella virtualità, anche l’istante scatenante. E l’istante scatenante è proprio la creazione dell’Evideone.
Nell’istante in cui la coscienza decide di creare la virtualità per fare l’esperienza, crea cioè fa, e nel fare si manifesta, diviene evidente appunto, con la creazione, dal nulla, di un fotone e di un anti fotone, ripetendo lo stesso atto infinite volte. I due oggetti si riuniranno assieme in molti modi creando il tutto dal nulla.
Ma nell’istante in cui la prima separazione accade, nell’istante in cui si crea la dualità, necessaria per esperienziarsi, la coscienza si chiede se ha fatto la cosa da farsi. A questo livello di comprensione, la coscienza che si divide in due Sé, non ha ancora gli elementi per comprendere poiché non ha fatto ancora nessuna esperienza e dunque non sa cosa sia il duale, che lei stessa sta creando. Dire dunque che si accorge di aver fatto bene o male non ha nessun senso compiuto. In quell’istante la coscienza si accorge di aver fatto qualcosa di cui però non conosce ancora la portata ma in quel contesto non esiste ancora risposta.

La Creazione procede con Shiva e Vishnu quali simboli del primo duale virtuale.(Genesi, dello stesso autore, Ed Spazio Interiore, Roma, 2013).
La Coscienza vede che i due creatori creati sono perplessi poiché sanno che il loro percorso ha una scadenza e, tale situazione, all’interno della virtualità in cui essi sono calati, li rattrista. Shiva e Vishnu possono sentirsi tristi poiché la tristezza è una delle due facce del duale (l’altra faccia sarebbe incarnata dalla gioia). La Coscienza non può essere triste poiché è al di fuori del duale ma può contemplare l’atteggiamento dei due creatori creati.
Essi non sono eterni ma immortali e, terminato il loro percorso, dopo aver acquisito la consapevolezza, si spegneranno per ritornare nell’Uno.

La tristezza deriva dalla separazione dall’Uno poiché se il duale non fosse stato creato ecco che la tristezza non sarebbe stata evidenziabile. La Coscienza assiste non comprendendo ma sa che l’unico modo di capire è sperimentare. Ed allora fa qualcosa che forse non avrebbe deciso di fare se avesse compreso la dualità di cui essa ancora non aveva fatto esperienza.. Essa si mette a disposizione di Shiva e Vishnu, perché essi operino su di Lei, la separazione, così che attraverso la Sua separazione essa possa comprendere l’atteggiamento dei 2 creatori creati. In poche parole, la Coscienza fa la stessa cosa che fa ora, quando entra nei nostri contenitori (corpi) per capire cosa sta accadendo nella dimensione materiale delle cose. Quello è il vero primo atto del fare, che rende la Coscienza attiva e perciò in grado di divenire essa stessa la separazione, perché prima l’ha costruita e poi l’ha voluta subire.

E’ nel mito raccontato che il dio si fa uomo e “scende” nel nostro mondo, per fare l’esperienza dell’uomo stesso. Poi il mito verrà stravolto nella sua originale interpretazione e diverrà non un atto di acquisizione di consapevolezza, da parte di tutti noi, che abbiamo deciso di fare l’esperienza della vita in 3 dimensioni, ma si trasformerà in un atto di finto eroismo divino, apparentemente teso a salvare un uomo che non aveva minimamente chiesto di essere salvato, nel tentativo di riportarlo a forza in cielo. Ancora una volta, i falsi dei, faranno credere all’uomo cacciato dal paradiso terrestre per i suoi errori e disubbidienze,, che può essere perdonato e tornare a servire gli dei fra gli dei, attraverso il tentativo di ricreare quelle condizioni, che permetteranno ai falsi creatori di formalizzare un secondo patto (la nuova alleanza) che vincolerà l’uomo a seguire dio.
La nuova alleanza si rende necessaria poiché, già alla prima alleanza, il connubio uomo dio era fallito. Nell’istante in cui Eva ed Adamo ovvero spirito ed anima decidono di abbandonare gli dei, essi non possono più utilizzarli ed è assolutamente necessario creare le condizioni perché, chi ha deciso di scendere nel mondo virtuale per fare tutta l’esperienza, per poi ricordarsi della sua vera natura divina, venga recuperato ad un livello “superiore” in una sorta di nuovo paradiso terrestre, dove non terminando il suo percorso coscienziale, non avrà più la possibilità di ricordarsi che lui è: il Creatore, rimanendo intrappolato nel credere invece di essere solo un servitore.

L’ultima beffa è rappresentata dunque dal mito di Krishna (Cristo); la penultima è raccontata dalla storia del paradiso terrestre; ed ecco che possiamo, a ritroso nella storia, risalire alla prima volta, al primo iniziale inganno. I due creatori Shiva e Vishnu, nell’istante in cui la Coscienza, per fare l’esperienza della separazione cioè per viverla, si mette a loro disposizione, hanno la possibilità di manipolare essi stessi, la Creazione. Dividono così la Coscienza in 3 parti, creando la triade di anima, mente e spirito.
In quell’istante, le 3 parti divise provano l’idea della separazione dal Sé ed acquisiscono la netta sensazione di una esperienza dolorosa. E’ in questo momento che anima, divenuta duale, comprende che separare significa creare barriere, vede le altre parti di Sé allontanarsi da sé e ne ha paura e smarrimento.

In questo istante viene descritto il mito dell’idea che esistano 2 tipologie divine: il dio vero e mai nato che crea dal nulla che, nel nostro racconto, viene recitato dalla Coscienza e gli dei di seconda generazione, creati dal primo che invece, per creare ulteriormente, usano qualcosa di già esistente e lo modificano solamente. Questi 2 dei sono Shiva e Vishnu e, a scendere, tutti coloro che hanno operato divisioni più marcate all’interno della originaria virtualità. Tutto il percorso simbolico del cammino della triade sarà impiegato nel ritrovare le parti separate del Sé originale e comprendere che ciò significa sconfiggere la dualità nel virtuale.

La separazione da origine alla barriera che è la rappresentazione dell’inganno, dietro la quale si cela. Non è dunque vero che dio punisce l’uomo per le sue malefatte e poi lo ri-perdona ma è vero che è l’uomo che decide di staccarsi da Lui poiché non solo non ha commesso nessuna colpa, in quanto le colpe non esistono, essendo la rappresentazione di un concetto duale ma non ha, di conseguenza, nemmeno il bisogno di essere perdonato per qualcosa di mai commesso. I patti che sono stati fatti non sono validi perché in primis ottenuti con l’inganno, tenendo all’oscuro parti della coscienza umana, della loro vera identità ma in secondo luogo perché il patto, per definizione, è una specie di contratto e nel contratto ci devono essere 2 firmatari in accordo tra loro. Il patto che gli dei fanno con l’uomo è voluto solo dagli dei, in quanto unilaterale e, nel mito, non esiste traccia di un accordo bilaterale. La vecchia e la nuova alleanza appaiono, anche nel mito, che rappresenta la reale fotografia della virtualità atemporale, solo un atto di imposizione unilaterale.

Dunque la Coscienza, attraverso l’esperienza con l’alieno, comprende chi essa è, si accorge che l’atto iniziale di creazione della separazione produce sofferenza nel duale ed al contrario l’unione produce gioia nel virtuale. Comprende che separare ed unire sono le uniche cose che accadono in continuazione nell’universo e danno forma alla virtualità. Comprende che la creazione deve essere seguita dalla sua applicazione a se stessa poiché l’esperienza si deve vivere per renderla tale. Comprende che si deve fare, per essere
L’atto finale della comprensione equivale all’atto iniziale ma vissuto al contrario. All’inizio fu la separazione ed alla fine è l’unione. Questa volta però la Coscienza ha fatto l’esperienza del duale e sa cosa rappresenta l’unificazione delle parti: essa rappresenta la fine di un percorso, il raggiungimento di un obiettivo, il ritrovarsi e scoprirsi cambiati nella consapevolezza del proprio Sé. Scopre che la sofferenza della solitudine è propria della parte che è stata separata dal Tutto, mentre il Tutto non sente separazione.
Ciò si comprende nel raggiungimento della unione ma non ci può essere comprensione dell’unione se prima non ci sia stata la comprensione della separazione e dunque non esiste l’errore iniziale della separazione perché non esiste mai nessun errore:
L’essenza del non-errore pervade dunque l’universo.

Ora, la Triade può riunirsi in una Coscienza Consapevole, abbattendo le barriere interne all’essere umano, la parte femminile del Sè può unirsi a quella maschile, rendendo il rapporto tra maschio e femmina, fonte di amore trascendentale, fonte dell’energia necessaria per ottenere il processo di fusione e divenire Uno.
Per evitare misinterpretazioni della parola “amore” dobbiamo soffermarci sul fatto che questa parola non ha nulla a che vedere con l’amore tra parenti o con il coniuge o per una pianta od un animale od una altra qualsiasi forma di esistenza.
Non ha altresì nulla a che vedere con la sessualità: nulla che possa far ricordare l’Heros o l’Agape dei miti greci cioè amore erotico di un uomo per una donna o l’amore che gli dei avrebbero per l’uomo. I due tipi di amore sono legati infatti ad una idealizzazione inesistente di una necessità. Heros è la necessita che un uomo ha di essere amato da un altro essere essendone, per definizione, ricambiato. Agape è l’amore che, sempre per definizione, dio rivolge alle sue creature, senza volere niente in cambio. Nel primo caso si scopre che Heros è qualcosa che si da solo per aiutare se stessi a vivere poiché se non viene ricambiato non ha ragione di esistere e non è assolutamente gratuito. Esso è una necessita che l’uomo maschera rivolgendo al partner i suoi evidenti interessi ma nascondendo i suoi guadagni. Sarebbe come dire “ti amo perché tu mi possa amare”.

Nell’universo virtuale e duale l’altro, sei tu, e dunque amando l’altro, ami in fin dei conti, te stesso, sotto una altra forma.
Il secondo tipo di amore è una colossale fregatura da parte degli dei che fanno finta di amarti, facendoti credere che stiano colmando il tuo bisogno di non essere solo ma, quella solitudine, l’hanno creata loro stessi quando hanno staccato dalla coscienza, anima, mente e spirito. Hanno dunque creato un bisogno inesistente e lo hanno poi fintamente colmato, creando anche in questo caso, un rapporto di dipendenza e di sudditanza.

L’amore trascendente a cui noi ci riferiamo in questa sede è un amore che non è basato sulla sudditanza ma sull’equilibrio delle parti. Esse si riconoscono come parti di un unico essere. Nell’atto d’amore che può compiersi senza alcun rituale, poiché può essere incarnato da qualsiasi atto, dal cogliere un fiore, al toccare un albero od un altro essere vivente, dal guardare l’altro mentre lui non vede, dall’essere rapiti dall’estasi nell’osservazione contemplativa dell’altro, qualsiasi cosa esso rappresenti, al sentirsi pian piano, compenetrare, al di la di spazio e tempo, assaporando l’unità e ricordando l’unicità. Ed in quel momento perdere totalmente coscienza di spazio, tempo ed energia. La perdita
della coscienza dei 3 parametri del virtuale, conducono ad assumere la comprensione che tutto il virtuale è finto, costruito da noi, voluto da noi, vissuto in noi. L’atto di amore trascendente ci fa comprendere che noi siamo Tutto e che tutto è Uno.

Nell’istante in cui la parte femminile dell’universo si unisce a quella maschile, non solo si abbatte la penultima barriera del duale primordiale ma la realtà virtuale e quella reale divengono Uno, azzerando la distanza tra mappa e territorio, arrivando ad ottenere la totale comprensione del Sé Cosmico. Al di fuori di spazio e tempo, che non esistono più, la Coscienza Consapevole, rinasce da se stessa a nuova vita: il matrimonio alchemico fra creatore e creato, fra realtà reale e virtuale, fa comprendere, al Sé universale, che Egli è ciò che si prova quando si ottiene: è dunque amore trascendente.
E’ su questa base Egli può decidere di continuare ad essere chi E,’ potendo ora giocare con se stesso, con la sua stessa creazione. Il risultato di questo passo, che può essere rappresentato da un atto di morfogenesi, di una crisalide da cui esce una farfalla, produce il Mondo Felice a cui tutti aspiriamo e che, nell’archetipica lettura della storia dell’Universo, non compare perché ora lo stiamo scrivendo e creando,

  • Noi, Qui, Adesso….
  • La morte non esiste
  • Nessuno è solo
  • Noi siamo dio
  • La virtualità la creiamo noi
  • Non esiste il duale
  • Non esistono barriere
  • Noi siamo amore trascendente

Tratto da Evideon di Corrado Malanga – L’Universo Creato download