L’altruismo è riconoscibile nel cervello

Altruismo

Scoperte le differenze in dimensione e attività di un’area cerebrale

La differenza tra Madre Teresa di Calcutta ed Ebenezer Scrooge* è “scritta” nel cervello. Gli altruisti, infatti, hanno un’area particolare della materia grigia più grande e attiva rispetto agli altri. E si tratta proprio di un’area chiave per apprezzare le prospettive, i punti di vista e i bisogni altrui.

Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Zurigo e pubblicato su Neuron. Una ricerca che fornisce anche una spiegazione sul perché la tendenza ad essere altruisti rimanga stabile nel tempo.

«Si tratta del primo studio che collega l’anatomia cerebrale e l’attivazione del cervello all’altruismo nell’uomo», rivendica Ernst Fehr, autore senior della ricerca.

Insomma, lo studio mostra che l’altruismo è scritto nel cervello ed è legato alle dimensioni di un’area in particolare. «I nostri risultati però suggeriscono anche che lo sviluppo dell’altruismo attraverso esercizi ad hoc, come un allenamento mirato o pratiche sociali, potrebbe essere ottenuto modificando la struttura cerebrale che abbiamo individuato».

Ma andiamo per ordine. Le persone che eccellono nella comprensione degli intenti altrui sono naturalmente più altruiste di quelle che invece faticano a mettersi nei panni degli altri. Partendo da questa constatazione, Fehr e il suo team hanno esaminato un’area del cervello (la giunzione temporoparietale) che in passato era stata associata con questa abilità.

Gli scienziati svizzeri, sottoponendo alcuni volontari a scanner cerebrale mentre erano impegnati in un gioco in cui dovevano decidere se dividere o meno con altri del denaro, hanno scoperto che i soggetti che facevano scelte più generose avevano un’area più grande nell’emisfero destro del cervello, rispetto ai meno altruisti. Non solo, anche l’attività cerebrale “fotografata” dai ricercatori è risultata massima – nella zona “nel mirino” – nei volontari più generosi, e questo proprio quando la decisione su come regolarsi con la somma in palio si faceva più ardua.

«La struttura della giunzione temporoparietale è fortemente predittiva del punteggio di un soggetto in un test dell’altruismo», sottolinea Yosuke Morishima, primo autore della ricerca. «Abbiamo messo in luce la relazione tra l’hardware e il software del comportamento altruistico umano».

I ricercatori sono certi di aver individuato la “chiave” per comprendere l’altruismo, ma anche di aver spiegato perché, grazie all'”allenamento” involontario dovuto a continue scelte di generosità, questo comportamento sia stabile nel tempo.

DOMANDA DI COSCIENZE IN RETE: Qualora queste correlazioni tra grandezza ed attività di un area del cervello e comportamento altruista dovessero rivelarsi veritiere, potrebbe secondo voi essere un buon test al quale sottoporre i governanti, o aspiranti tali?

Risposta: Un esame obbligatorio per chiunque si trovi a ricoprire qualsiasi funzione pubblica… e anche privata, perchè no e a zio Paperone?

Fonte: Traduzione de “La Stampa” di un articolo di Science Daily tramite: www.coscienzeinrete.net

*Ebenezer Scrooge, per chi non lo ricordasse, è l’avaro protagonista del racconto Canto di Natale, scritto da Charles Dickens nel 1843