LA TRASFORMAZIONE ALCHEMICA: DA GEMELLO SCOMPARSO A GEMELLO CHE RESTA

Quando non sai di aver perso un fratello prima della nascita: la sindrome del gemello che resta.

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La storia di Tommaso…
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Il sogno della tartaruga: un misterioso fratello compare in sogno 

Ieri, di ritorno da una passeggiata nei boschi, incontriamo Tommaso, il figlio di una cara amica, una donna di quelle che si ha la sensazione che in un’altra vita possa essere stata una sorella.

Di getto ci confida un sogno denso di immagini e simboli:

Stanotte ho fatto un sogno strano, ero su una spiaggia, c’era una tartaruga che scavava con le zampine e poi veniva risucchiata dal buco che aveva creato fino a scomparire; lì vicino ho visto una grotta, mi sono avvicinato all’ingresso senza entrare, per capire come potesse star su con il peso della sabbia che gravava sul soffitto. Ho compreso che era un arco a volta a sostenere tutto e costituiva la grotta stessa. Sono rimasto incuriosito da quell’architettura… Poco dopo sono tornato a camminare sulla sabbia dove per un tratto ho visto la figura di mia nonna materna che mi accompagnava. Poi si è dileguata, come accade nei sogni. Ad un tratto ho percepito che dovevo ritornare a casa, e proprio in quel momento ho visto la figura di un ragazzo. Ci siamo guardati e ho provato un dolore infinito profondo, insostenibile all’idea di non poterlo vedere mai più. Sapevo che lo stavo salutando e che non lo avrei mai più rivisto, per tutta la mia vita. Soffrivo tantissimo, e capirei questa sensazione se nel sogno avessi sognato una ragazza, ma non mi so spiegare questo disagio a proposito di un ragazzo.”

Gli chiediamo se si ricorda il suo volto, ma mi risponde di no; ci precisa con scrupolo, mentre lo vediamo frugare nella sua memoria, qualche altro particolare molto importante: “era un po’ più robusto di me. Ho sentito anche un bisogno fisico di piangere, sentivo il volto che cambiava forma, gli occhi gonfi, colmi di lacrime che volevano scappare via; non ho mai sognato di piangere, non ho mai pianto o desiderato piangere così, con quell’intensità”.

Quando da bambino di colpo scoppiava la rabbia

Pochi giorni prima, una sera che eravamo a cena a casa sua, chiacchierammo della sua vita, dell’università e degli amici, delle letture, i suoi gusti letterari, lo sport, e finimmo a parlare di quando era piccolo… Capitava a volte, di colpo e senza apparente motivo, che avesse scoppi di rabbia:

“Sapete, sentivo una pressione nel petto e di colpo mi pareva di diventare un altro: gridavo, piangevo, ero arrabbiato e distruggevo le cose, soprattutto le mie, ma non i miei giochi, che avrei potuto farmi ricomprare, distruggevo piuttosto i miei disegni, e quelli sapevo che non avrei mai più potuto ricrearli. Avevo trovato un modo per ferirmi, per punirmi, per soffrire, e più soffrivo più provavo rabbia. Mamma ci ha messo anni per capirmi per capire come prendermi…”

Passammo la sera così. Lo ascoltavamo, lui parlava. Non lo interrompemmo se non verso le due di notte quando gli chiedemmo: “Questa rabbia secondo te è maschile o femminile? Rispondi senza analisi”.

“È un uomo” ci disse.

Il giorno dell’incontro nei boschi, riparlammo di questa sua affermazione di qualche giorno prima e lo portammo a compiere un ragionamento.

Ti ricordi quando settimane fa ti parlammo del nostro libro La sindrome del gemello che resta?
È di questo che parla il tuo sogno Tommaso, è di questo che soffri nel tuo cuore. È proprio questo il messaggio che vogliamo portare ai lettori del libro: proprio di questo senso di vuoto, di abbandono, che genera rabbia e dolore, senso di ingiustizia, quel mal di vivere che ci accompagna tutti, che compare nei nostri sogni, nelle nostre giornate, che vive nelle nostre relazioni d’amore e di amicizia e che intacca già da subito, se non ben integrato, l’esito finale dei nostri rapporti. Quando veniamo concepiti accade qualcosa di molto particolare, un evento che ci condizionerà per sempre
.”

Riportiamo una parte del testo di Il mio gemello mai Nato:

“Soffriamo di un abbandono che ha origine sin da quando siamo nell’utero materno: concepiti quasi mai soli, ma soli ci troviamo, poi, a nascere. La perdita del fratello gemello embrionale – un fenomeno di cui si conosce poco, ma di cui si stanno studiando i profondi collegamenti psicologici – retrodata il nostro imprinting emotivo a un tempo antico, in un luogo protetto. Ritornare a quel momento, ricongiungerci con il fratello che manca, ci permette di rafforzarci, di conquistare la nostra vera forza e ci invoglia e percorrere le vie della vita con una consapevolezza acquisita, nuova e straordinaria; ci mostra cosa manca davvero quando ci sentiamo soli, vuoti, abbandonati”.

La sindrome del gemello che resta: verso il viaggio di integrazione

Questo racconto iniziatico narra della sensazione di vuoto e del senso di abbandono che, almeno una volta, hai provato nella vita. Parla di quel “male di vivere” che ti afferra da dentro, ti prende la gola, preme sul petto e ti toglie il fiato; ti senti morire, strangolato da qualcosa che ti stringe sempre più. Quando ti guardi intorno, smarrito e in cerca di aiuto, scopri che la vita sembra procedere senza notare il tuo dolore. La sindrome del gemello che resta ti mostrerà vie del sentire che alimentano emozioni molto potenti e ti permetterà di comprendere che non appartengono totalmente a te.

Una volta riconosciute, esse sapranno accompagnarti alla ricerca di quell’aiuto che cerchi o elemosini al di fuori di te. Siamo tutti viaggiatori curiosi o smarriti, confusi da stimoli e trabocchetti, ma sempre alla ricerca di conferme che diventano dipendenze; siamo perennemente impazienti di ricevere risposte a domande che spesso non sappiamo come formulare. La sindrome del gemello che resta è racconto e metafora, è specchio e simbolo.

Questo scritto fa luce su quella zona di noi che sovente resta in ombra, per pudore o paura: ci esorta alla conoscenza, cancellando, come una spugna, il timore di percepire chi siamo davvero; ci mostra chi pulsa nel profondo delle nostre vene e ci agevola nel percorso di elaborazione di quello stato di sofferenza che sembra non lasciarci mai.

Adesso Tommaso ha visto in faccia la sua rabbia, la sua sofferenza, e gli è comparsa in sogno, è stata raccontata davanti al fuoco di un camino… Probabilmente, questo insieme ad altre coincidenze, ha catalizzato una presa di coscienza.

Ora per il nostro caro giovane amico può partire un viaggio, il viaggio di integrazione.

Sarà un viaggio avventuroso o pericoloso tanto quanto quello di colui che cavalca le onde dell’oceano con la sua tavola da surf. E sarà lungo tanto quanto lui stesso avrà voglia e desiderio di farlo durare. Ora non è solo. Ha con sé la forza di un Fratello più robusto – come lui stesso descrive, che sicuramente lo aiuterà a togliersi dai guai e dagli imprevisti molto più facilmente e velocemente.

La sindrome del gemello che resta è presa di coscienza, è acquisizione.

Siamo grate di quanto è accaduto: quando parlammo a Tommaso del nostro libro ci ascoltò con grande attenzione: ai ragazzi basta poco per comprendere… e sentimmo che aveva capito.

Il suo inconscio ha compreso e ha risposto per immagini, e dire che il libro non l’ha ancora letto:)

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Caterina Civallero si occupa di benessere da circa trent’anni. Organizza e gestisce corsi, seminari e percorsi individuali per favorire l’alimentazione consapevole, la salute personale, l’apprendimento delle arti corporee e tecniche di autoguarigione.
Scrive da anni articoli e racconti su alcuni giornali online.

Maria Luisa Rossi naturopata e iridologa, Presidente dell’associazione Armonia di Manipura, promuove e struttura percorsi completi di integrazione olistica. Nei suoi seminari insegna tecniche di avvicinamento e di approfondimento olistico, nelle consulenze individuali imposta percorsi integrativi per il recupero dell’equilibrio corporeo e comportamentale.
Organizza conferenze e scrive e realizza tesi mirate alla diffusione di argomenti scientifici in chiave semplice e di facile comprensione.

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Immagine di Adrian Murray

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