LA SPIRITUALITÀ NON HA NULLA A CHE FARE CON LA MORALITÀ?

Si sente spesso dire che “la spiritualità non ha nulla a che fare con la moralità”; frase abitualmente proferita con enfasi compiaciuta da chi ritiene che avere una morale, separare il bene dal male, fare un giuramento, prendere dei voti, astenersi da un’azione per obbedire ai dieci comandamenti, significhi essere irretiti nei “vecchi schemi” ed essere “condizionati dalla religione”.

È bene allora ricordare che la libertà dalla morale si ottiene attraverso e non a prescindere da- la morale stessa. 
Solo chi è stato, in questa o in altre vite, in grado di attenersi scrupolosamente ai precetti morali e religiosi, oggi può essere libero di fare realmente ciò che vuole.

Questo è il medesimo concetto introdotto da Gesù, quando afferma:

“Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.” 
-Mt 5, 17

La libertà dell’Amore, che si eleva oltre i precetti morali, non abolisce, ma COMPIE questi stessi precetti, la cui validità non viene comunque meno:

“In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.”
-Mt 5, 18

Infatti commettere adulterio, o in generale tradire chi si ama, resta sempre un atto dannoso, con gravi conseguenze sul piano energetico-sottile. Libertà dal comandamento significa che, proprio perché sono stato in grado di obbedire pienamente ad esso grazie alla volontà, questo sforzo ora sboccia in un abbandono, che è Amore, il quale mi fa percepire come un atto spontaneo e privo di fatica, l’essere fedele a chi amo. Dunque sono libero dalla Legge, ma avendola attraversata e compiuta, non avendola evitata.

La piena obbedienza alla legge è in grado di disciplinare la personalità, portando integrità nella nostra struttura psicologica e rendendo possibile la creazione di quell’Io Centrale che permette la piena connessione con l’Anima. Come conseguenza dell’aver applicato scrupolosamente la disciplina della Legge, questa disciplina si compie nel percepire direttamente, grazie al contatto con l’Anima, che la Volontà del Padre è anche la mia. La libertà non risiede pertanto nella ribellione alle leggi dell’esistenza, ma nel sentire che la piena obbedienza è un atto spontaneo, tanto da risultare dolce, poiché coincide con l’esperienza ristoratrice dell’identificazione con l’Anima:

“Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.”
-Mt 11, 29-30

C’è una stretta connessione tra la capacità di agire in maniera moralmente corretta e la capacità di essere presenti. La presenza infatti, è possibile solo quando le dinamiche psichiche tendono all’unità, e si rende presente un “centro”: potete rendervene facilmente conto notando quanto sia facile essere presenti quando fate qualcosa cui aderite con tutti voi stessi, e quanto invece sia difficile, se non impossibile, quando vivete un conflitto interiore. La coerenza morale è indispensabile proprio per compattare e integrare i fenomeni interiori. Un atto immorale, diversamente, tende a frammentare la psiche, reca sempre un germe di schizofrenia. Dire una cosa e farne un’altra; infrangere una promessa; scindere il piacere sessuale dall’amore: tutti questi comportamenti creano fratture patologiche nella psiche di chi li attua, pregiudicando la creazione di un testimone unitario, e dunque l’identificazione con l’Anima.

“Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’ uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.”
-Mt 6, 24

Alessandro Baccaglini