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LA NOSTRA ENERGIA DISPONIBILE AL 100%… CON L’AMORE PERFETTO

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“Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi.”
-Mc 3, 24-25

Da dove provengono le indicazioni fornite da Gesù su come realizzare l’Amore Perfetto? Su quali principi si fondano?

A volte mi chiedono come mai io parli sempre di Gesù e dei Vangeli, e mi fanno notare che il messaggio evangelico non è che una delle innumerevoli dottrine filosofiche e spirituali che l’umanità ha prodotto nei millenni: come posso sapere che proprio i Vangeli sono i testi giusti su cui fare affidamento? Questa domanda ha senso solo se consideriamo la cosa da un punto di vista meramente intellettuale, e se riteniamo i precetti forniti da Gesù come l’espressione di posizioni morali o ideologiche. “L’idea di porgere l’altra guancia è molto nobile…” -sento dire- “…ma io non sono d’accordo. Personalmente, sono di un altro avviso.”.
Il punto è che ogni singola frase che esce dalle labbra di Gesù, non esprime affatto una sua idea, un’opinione personale che potrebbe andarci a genio oppure no. Egli, nonostante il linguaggio poetico ed evocativo che il suo gusto dirompente per la Bellezza gli impone, quando parla lo fa come un tecnico competente che descrive il funzionamento di un macchinario. Il fatto che il macchinario in questione sia la costituzione psicofisica dell’essere umano, non cambia nulla riguardo alla conoscenza esatta e l’attitudine ingegneristica a partire dalle quali Gesù ne descrive il funzionamento e le modalità d’uso.

Il concetto di Amore Perfetto, che include l’interezza del reale e non solo ciò che “ci piace”, non è un principio morale ma la descrizione scientifica di quale deve essere il corretto funzionamento del nostro corpo, della nostra mente, delle nostre emozioni in uno stato di piena salute. Che amare gli amici e odiare i nemici sia uno stato patologico e che solo l’amore incondizionato corrisponda alla salute non è un principio “spirituale”, ma piuttosto una deduzione scientifica esatta, basata su osservazioni di tipo fisico, esprimibile al limite in termini di mera termodinamica.

Amare in modo perfetto significa infatti semplicemente disporre del 100% della nostra energia psicofisica. Non siamo divenuti esseri straordinari o angelici: ci arrabbiamo, siamo tristi, sentiamo il dolore fisico, formuliamo pensieri e opinioni sulle cose; semplicemente ognuno di questi processi scorre e fluisce dentro di noi e l’unità del nostro essere in cui questi sempre tornano a riconciliarsi, è esperita come gioia e innamoramento. La “gioia piena” (Gv 15, 11) di cui parla Gesù non è una bella espressione, ma un termine tecnico che designa l’emozione scaturente dalla percezione della nostra integrità, nel momento in cui tutto quanto accade in noi (e di riflesso fuori di noi) è accolto e integrato, anziché rifiutato o disperso. E ciò che accade (un’emozione, una percezione esterna, un pensiero, etc.) da un punto di vista oggettivo altro non è che uno spostamento di energia.

Le indicazioni di lavoro su di sé fornite da Gesù si basano allora sulla sua meticolosa conoscenza del funzionamento energetico dell’essere umano; nello specifico sull’osservazione del fatto che il nostro apparato psicofisico può gestire i suoi processi energetici in tre modi fondamentali, dei quali uno solo è in grado di portarlo nel suo stato di piena funzionalità operativa: l’Amore Perfetto.
Queste tre modalità sono:

1) esternazione: all’insorgere di un’emozione, di una pulsione, di un pensiero, agisco sull’esterno scaricando l’energia. Esempio: mi danno uno schiaffo e io scarico la rabbia che ciò mi ha provocato restituendo lo schiaffo. Parte della mia energia psicofisica è dunque dispersa, quindi non più disponibile.

2) repressione: nella stessa situazione non scarico l’energia all’esterno e la tengo dentro di me, bloccandola. Esempio: mi danno uno schiaffo, non reagisco e tengo la mia rabbia in me rifiutandomi però di provarla, magari dicendomi che non sono arrabbiato. Parte della mia energia psicofisica è dunque bloccata, quindi non più disponibile.

3)Infine l’integrazione. Nelle prime due modalità io sto sempre rifiutando e dunque perdendo parte della mia energia psicofisica complessiva. Sia questa dispersa all’esterno o -ancora peggio- bloccata all’interno, non dispongo mai del 100% della mia energia: non sono mai me stesso in modo integrale e dunque non posso provare la gioia e l’innamoramento che sono il fiorire del mio essere nel suo stato di salute. Vivo al 50% o al 70%, sono sempre sotto la soglia della mia pienezza.

Questa terza modalità è invece l’unica che consente di conseguire la mia integrità, di ricostituire l’unità dei miei processi psicofisici. A differenza delle prime due, può essere messa in atto solo con uno sforzo volontario. Essa richiede un’applicazione scrupolosa delle indicazioni evangeliche, che ad altro non servono se non a produrre l’integrazione. Tornando all’esempio: mi danno uno schiaffo ma io non disperdo l’energia della mia aggressività perché DECIDO di “porgere l’altra guancia”; la rabbia che sta sorgendo in me tenterà allora di manifestarsi sul piano mentale dando vita a giudizi negativi o positivi che siano (“quello stronzo mi ha colpito, lo ammazzo” \ “non devo arrabbiarmi ma essere compassionevole”) ma io lascio scorrere questi pensieri senza reprimerli e anche senza dare loro ascolto, come prescrive la corretta applicazione di “non giudicare per non essere giudicato”.

Allora resterò solo con l’emozione negativa che sto provando, di cui ora sono costretto ad essere consapevole. Tutto il mio essere cercherà di allontanare questa odiosa sensazione, reprimendola, ma io non fuggirò, “prendendo la mia croce”; resterò con quell’emozione apparentemente sgradita accogliendola -amando cioè il mio “nemico”. Allora quella rabbia -che altro non era se non l’energia che mi mancava per tornare al 100%- non sarà più dispersa né bloccata, ma reintegrata in me sino a ricostituire il mio stato di integrità. Da questo stato di integrità inizierà a sgorgare in me un senso di benessere e di pace che andranno crescendo (man mano che l’energia torna ad armonizzarsi) sino a sbocciare in un’emozione di puro Amore e di pura Gioia: non la contentezza perché qualcosa nel mondo esterno è andato per il verso giusto, ma la beatitudine interiore per il fatto che finalmente percepisco me stesso e il mio mondo -il mio “regno”- come qualcosa di unitario. Quella che sembrava un’emozione negativa si rivelerà allora per ciò che era realmente: l’opportunità di accedere concretamente al Regno di Dio.

Io non parlo dell’insegnamento di Gesù perché “mi piace”, ma perché funziona!!!

Grazie all’autore Alessandro Baccaglini

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