LA MATURITA’ EMOTIVA

Articolo-CCuviello-Maturità-Emotiva

 

La maturità emotiva è in sostanza libertà emotiva, cioè la capacità di non essere più costretti a reagire a certe emozioni in un modo unico, bloccato, vincolato.

La maturità emotiva è cioè la capacità di vedere le cose di volta in volta per quel che sono, è la capacità di “vedere” invece di interpretare, è la capacità di stare nel Qui&Ora, senza nemmeno pensare di doverlo fare, è la capacità di ascoltare senza dover capire… e questa lo so che è difficile da comprendere… ma…

Quante volte abbiamo frainteso gli intenti di chi ci stava parlando?

Quante volte abbiamo capito male un messaggio?

Quante volte abbiamo preso fischi per fiaschi?

Perchè è successo?

Non ditemi che avete sempre capito quello che vi è stato detto, non ditemi che non avete mai frainteso un messaggio o un discorso, non ditemi che tutto quello che vi è stato detto è sempre corrisposto a qualcosa che poi avete riscontrato totalmente nella realtà.

Il fraintendere i messaggi che riceviamo, è dovuto al fatto che invece di ascoltare, noi interpretiamo, cioè… abbiamo l’innata necessità di “inserire il nostro sapere già acquisito” in un messaggio che stiamo ascoltando.

In parole più semplici, NON siamo capaci di ascoltare qualcosa per la quale non abbiamo una preparazione o un indottrinamento già acquisito, abbiamo cioè bisogno di sovrapporre quel che ascoltiamo a qualcosa che già sappiamo… abbiamo bisogno di… “sapere qualcosa sull’argomento…” prima di cominciare ad ascoltare qualcosa di nuovo o in modo nuovo.

La cosa assurda è che questo sistema di apprendimento sembra normale, mentre sembra anormale ascoltare senza interferire con il nostro sapere già acquisito.

La cosa peggiore è che… se quel che ascoltiamo non è in qualche modo “raccordabile” a quel che già sappiamo… le difficoltà ad accettare il discorso diventano a volte insormontabili fino a bollare come fantasia o falsità tutto quel che stiamo ascoltando.

Ma mi chiedo… è davvero tutto corretto quello che già so?

Sono proprio sicuro che tutto quello che so è assoluta verità?

Sono davvero convinto che tutto quello che già so è la verità delle verità?

Se anche un minimo dubbio mi sfiora, dovrei cominciare a capire che, interpretare tutto quello che ascoltiamo in base a quel che sappiamo… è evidentemente sbagliato a prescindere.

Ma perchè abbiamo questa tendenza?

Perchè facciamo questa cosa assurda?

e… cosa più importante…

Cosa ci precludiamo con questo modo di fare o essere?

Il motivo perchè ci comportiamo così, il motivo perchè abbiamo bisogno di raccordare il messaggio che stiamo ascoltando a qualcosa che già sappiamo è frutto di un indottrinamento che a sua volta è una modalità tramandata da molte generazioni, forse da sempre.

Ovviamente non possiamo dare la colpa a nessuno, ed anche se ci fosse un colpevole unico… non è incolpando qualcuno che risolviamo il nostro problema.

Questo modo di fare, ci preclude la possibilità di osservare il presente, ci induce a fare la stessa cosa in (dentro) tutta la vita, cioè anche nei nostri discorsi interiori, nell’osservazione di un paesaggio, nella contemplazione di un’opera d’arte o di un viso… ci costringe a fare sempre un discorso di paragone, di “rapportatura”, di aggancio a qualcosa di già presente nei nostri ricordi… ci costringe a dover mettere in relazione quel che stiamo vedendo, ascoltando, sentendo, vivendo ora, con qualcosa che è già passato, con qualcosa che non c’è più nella realtà attuale ma è solo una nostra personalissima memoria inconsapevole.

Questo modo di fare, lo usiamo anche nei nostri ragionamenti interiori, nei nostri modi di valutare le cose, le persone, nei nostri modi di preparare il futuro… non riusciamo a vedere il futuro con occhi nuovi, ma ogni cosa che immaginiamo per il futuro, la dobbiamo immaginare per forza in base a quel che sappiamo già… e mi chiedo… ma davvero sappiamo già cosa succederà tra vent’anni?

Per esempio, vent’anni fa, avresti mai immaginato che oggi anche i bambini hanno un telefono in tasca e che tale tecnologia è davvero alla portata di tutti?

Ed avresti mai immaginato che sarebbe stata usata in modo così diffusamente deleterio per la società?

Ritornando alla maturità emotiva.

Quindi, dopo tanti esempi, cos’è la maturità emotiva?

Cos’è la libertà emotiva?

Maturità e libertà emotiva sono la capacità di essere liberi dalla necessità di interpretare le cose che vediamo in base ad un modo prestabilito di reagire a determinate emozioni, perchè alla fine, tutto quello che facciamo emergere durante la nostra interpretazione dei messaggi che riceviamo, non è altro che una sovrapposizione di emozioni che vengono richiamate dal messaggio che riceviamo mentre lo ascoltiamo.

Ogni cosa in qualche modo crea in noi una serie di richiami emotivi e questo accade semplicemente perchè abbiamo letteralmente bisogno di rivivere tutte le emozioni che nella nostra infanzia non abbiamo potuto comprendere totalmente, noi abbiamo il bisogno “spontaneo” di completare i nostri ricordi dell’infanzia, cioè i ricordi di quella fascia di età in cui le emozioni erano tutto, erano il nostro linguaggio più usato, le emozioni erano la nostra vita… e sono ora la nostra memoria profonda.

Liberare le emozioni, NON SIGNIFICA NON SAPERLE PIU’ SENTIRE, significa invece saperle sentire nel giusto modo senza il rischio di appiccicarle dove più ci pare… significa sentirle realmente senza sovrapporle ad altre cose che appartengono al passato, significa saperle godere nel momento in cui arrivano e nel contesto in cui esse si manifestano, cioè nel Qui&Ora, nel presente, significa sentire adesso… e specifico…

ADESSO, quale emozione si sta manifestando?

Significa sapere vedere l’emozione nel momento presente, non rapportata al passato, non in base ad un ricordo non compreso nella nostra infanzia.

Liberare le emozioni significa godersi la vita momento per momento ed ogni momento è un momento nuovo, non è più la ripetizione di un momento passato che il più delle volte è un brutto ricordo.

Libertà emotiva, maturità emotiva…

fin da bambini purtroppo siamo stati convinti dai grandi del fatto che… per diventare grandi, per diventare maturi, si deve abbandonare il comportamento dei bambini, si deve dimenticare il linguaggio dei bambini, si deve anche fare la voce da adulto…

quante volte, specialmente ai maschi è stato detto di tirar fuori la voce?

Quante volte ci è stato detto… “quando la smetti di fare il bambino”?

Quante volte ci è stato proibito di comportarci da bambini?

Quante volte siamo stati derisi in un nostro comportamento apparentemente un pò infantile?

Tutto questo massacro psicologico che riceviamo dai tredici anni in su… e a volte anche prima dei tredici anni, ci ha costretti a dimenticare una parte importantissima di noi, la nostra infanzia, ma la cosa peggiore è che ci ha costretti a dimenticare anche il linguaggio con cui parlavamo, con cui comunicavamo, con cui vivevamo, il linguaggio nel quale abbiamo elaborato (e quindi memorizzato) tutto quello che facevamo e fantasticavamo… tutto dimenticato… tutto bruciato…

Ma, non abbiamo dimenticato i ricordi, non abbiamo dimenticato la vita che abbiamo vissuto prima di dimenticare il linguaggio.

Il grosso problema è che, queste memorie continuano a bussare alla vita per essere completate, per essere comprese, per essere riviste e lo fanno in questo modo già descritto… cioè, spingendoci a rivedere nella vita attuale, nella vita presente, del momento presente, giorno per giorno, momento per momento, sempre le stesse cose che nell’infanzia non siamo riusciti a comprendere.

In pratica, queste memorie non comprese si comportano come fossero un regista cinematografico che nelle scene di vita quotidiana fà quei lavori speciali in cui focalizzano la nostra attenzione su qualche particolare riuscendo ad annullare o quasi l’intera scena con tutta la vita che realmente c’è pur di farci “vedere” quel particolare che, per il regista (la nostra memoria infantile) è importante focalizzare.

La speranza inconscia di questa focalizzazione e messa in scena o… molto più spesso, più che messa in scena diremmo… estrazione dalla scena, la speranza è quella di riuscire a comprendere quel ricordo del passato, rivivendolo di nuovo con la nostra inconsapevole focalizzazione mentale attuale.

Qui e ora, perchè?

Perchè tutti i maestri ci chiedono di stare il più possibile nel…

QUI e ORA?

Semplicemente perchè in questo modo, possiamo cogliere proprio nell’inizio di una distorsione dovuta alla nostra focalizzazione mentale, qualcosa che in qualche modo ha evidentemente un collegamento diretto con il ricordo che stiamo per rimettere in scena nella nostra mente, attraverso appunto, la focalizzazione su qualche particolare di questa scena che viviamo adesso.

Da un lato, i maestri ci chiedono di vedere il messaggio attuale per quello che è adesso, in questo momento, ma è solo una parte del lavoro che si può fare nel QUI e ORA.

L’altra parte, forse quella più preziosa, è che, come appena detto, possiamo cogliere l’inizio della distorsione e in questo momento particolare possiamo rivedere un frammento della scena dell’infanzia che stiamo per rimettere in scena, possiamo comprendere qualcosa.

Non è nemmeno necessario rivedere proprio la scena dell’infanzia (cosa comunque possibilissima e che io sto rivedendo quotidianamente con un’altra metodologia che presto vi dirò) ma, se almeno riusciamo a rendercene conto, a renderci conto che quella realtà la stiamo distorcendo volutamente (inconsciamente),

“nel nostro modo distorto di vedere la realtà”

Possiamo cogliere a livello inconscio qualcosa di molto personale, possiamo cogliere il messaggio del nostro regista interiore (cioè di quella memoria della nostra infanzia che si sta manifestando attraverso questa focalizzazione distorta).

Mi spiego meglio…

se è vero (come è vero) che le nostre memorie inconsce si manifestano attraverso la distorsione inconsapevole della percezione della realtà attuale, quando ci rendiamo conto di questa distorsione e cominciamo a vedere separatamente sia la realtà reale che c’è che quella distorta che stiamo mettendo in scena, in questa distorsione possiamo rivivere qualcosa del nostro passato ed il semplice rivivere consapevolmente il nostro passato infantile, con la maturità attuale che però farà solo da osservatore, potrà innescare una guarigione spontanea.

Quante volte siamo già guariti da qualcosa senza rendercene conto?

Quante volte ci siamo ritrovati con un dolore che dalla sera alla mattina è sparito e non ci ha dato mai più fastidio?

Quante guarigioni abbiamo già avuto, a volte anche da cose gravi senza nessun apparente motivo?

Il motivo è questo, il motivo di quelle guarigioni è stato che, in una delle tante manifestazioni del nostro inconscio, attraverso la focalizzazione della nostra mente in un particolare che non riguardava la scena reale ma solo una nostra fantasia a sua volta, prodotta dalla nostra necessità di rivivere quel momento della nostra infanzia, ecco, IN QUEL MODO DI RIVIVERE quel ricordo noi NON abbiamo preso ancora una volta le cose in modo personale ma le abbiamo semplicemente viste con un certo distacco.

Nelle nostre reinterpretazioni della realtà dovute alla nostra necessità inconscia di rivivere i nostri ricordi dell’infanzia, noi confondiamo la realtà con il sogno, a volte ci immedesimiamo proprio nel sogno che stiamo vivendo e cominciamo a dare colpe e responsabilità a qualcuno, in questo modo entriamo proprio nel sogno ma lo facciamo con l’inconscio che a quel punto comincia ad ammucchiare ricordi su ricordi rendendo impossibile alla povera mente ed anche all’inconscio la comprensione di qualcosa.

Le scene di vita molto dense di emozioni, non sono una sola emozione ma un insieme di ricordi che si stanno ammucchiando creando un intasamento impossibile da comprendere.

C’è sempre l’emozione predominante, c’è quindi sempre il ricordo predominante, ma tutti gli altri che si sono ammucchiati non ne rendono più possibile l’identificazione.

Per questo è sempre saggio staccare la spina, foss’anche per solo 10 minuti, perchè in questo allentamento di pressione a volte è possibile riuscire a vedere qualcosa.

Quindi, ricapitolando…

La nostra vita scorre quotidianamente.

Le cose della vita producono delle sensazioni.

Le sensazioni che percepiamo creano un richiamo con il nostro inconscio o meglio, con le memorie del nostro inconscio. Il nostro inconscio è un insieme di memorie di vita vissuta ma in un linguaggio che NON sappiamo più vedere e comprendere.

La ricerca di comprensione ci spinge a trovare un modo per rivivere quelle scene e per questo motivo ci porta a focalizzare la nostra attenzione su alcuni particolari che, a livello emotivo, richiamano quelle scene incomprese.

Comincia la focalizzazione mentale su un particolare che ovviamente crea una distorsione della realtà.

A questo punto…

SE NON ci rendiamo conto di avere appena distorto una realtà, comincia il film, cioè, cercheremo di mantenere la focalizzazione mentale su questa distorsione finendo per distorcere (nella nostra percezione) tutta la realtà che ci circonda portando/spingendo anche gli altri a fare qualcosa per mantenere in scena la nostra necessità di mantenere in vita questa distorsione.. e da qui nascono le tragedie della vita quotidiana…

Se invece nel momento in cui inizia la distorsione della realtà, noi siamo capaci di rendercene conto, avviene il miracolo, perchè avviene che, nella vita attuale, nel momento attuale, ci rendiamo conto che stiamo facendo un lavoro di remember, ci rendiamo conto che non stiamo vedendo le cose per quel che sono realmente ma stiamo mettendo in moto una nostra necessità emotiva, cioè, la sofferenza che sta emergendo, non è dovuta a qualche “cattivone” che è presente nella scena attuale, ma ad una nostra necessità di sentire questa sofferenza attuale e per farlo, ci siamo focalizzati o magari ce la siamo proprio venuta a cercare questa sofferenza che adesso sta focalizzando la nostra mente.

Bene, se ce ne rendiamo conto e, ci rendiamo conto che questa sceneggiata è proprio tale, cioè una messa in scena, non è la realtà o comunque non lo è del tutto, ecco che stiamo rivivendo il ricordo della nostra infanzia che inconsciamente stavamo cercando.

Nella scena di vita che stiamo interpretando e facendo interpretare a tutti i presenti, possiamo finire per cogliere quel qualcosa che, quando eravamo bambini non abbiamo compreso e in questo modo, possiamo completare il ricordo.

La presa di coscienza che può venire dal vivere le scene di vita in questo modo, a volte non riusciamo nemmeno a capire qual’è, ma comunque “sentiamo dentro” che qualcosa è successo e questo molte volte è sufficiente a non avere mai più la necessità inconsapevole di focalizzare la nostra attenzione su alcuni particolari e soprattutto, NON avremo mai più la necessità di distorcere la realtà a nostro inconsapevole (dis)piacimento per rivivere quella nostra scena di vita dell’infanzia che da sempre ci chiede comprensione.

Questa sarà una guarigione emotiva, questa sarà una nuova maturità emotiva, questa sarà una liberazione emotiva… il chè, se ci siamo capiti, non significa che non sapremo più sentire quella emozione, ma molto più semplicemente, che vedremo la realtà per quella che è e tutte le emozioni per quelle che sono di volta in volta.

Un’ultima cosa…

Le guarigioni da operare nella nostra vita, sono tantissime, non bisogna illudersi nel fatto che un mesetto di attenzione sia sufficiente a risolvere la vita, tuttavia, se per un periodo di tempo sufficiente (e ovviamente variabile da persona a persona) staremo nel QUI&ORA quotidianamente, la cosa diventerà spontanea e gradualmente, passo passo, tutta la vita prenderà una piega diversa e soprattutto, pian piano si ritornerà a vivere realmente ed a vedere il (nostro) mondo per quello che realmente è.

Con affetto verso tutti…

Giuseppe Lembo.

Fonte: http://osservazionequantica.altervista.org/la-maturita-emotiva/

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