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LA FINE DI UN AMORE

passifu0A chi non è capitato? Conosciamo una persona, ce ne innamoriamo, proiettiamo su di lei desideri, bisogni e mancanze, condividiamo progetti, ambizioni, aspettative…e proprio quando abbiamo la sensazione di essere a tanto così dal realizzare il nostro disegno mentale di come sarebbe dovuto essere ecco che accade l’impensabile, l’inaspettato, l’ineluttabile. Quella che credevamo essere la più grande storia d’amore di tutti i tempi si dissolve in un battito d’ali di farfalla, lasciando dietro di sè null’altro che una mente frastornata e confusa che tenta disperatamente di mettere insieme i pezzi di un puzzle che sembra non avere senso.

Spesso, tanto più lunga è stata la relazione tanto più fitta è la coltre di pensieri recriminatori ed emozioni negative che ne accompagnano la fine. La persona che un tempo chiamavamo “amore” sembra essere ora il nostro peggior nemico, l’essere umano che più di chiunque altro sul pianeta vorremmo sparisse, meglio ancora se soffrisse le pene dell’inferno nel realizzare quale inimmaginabile errore abbia commesso nell’abbandonarci e nel prendere coscienza che non avrà più alcuna possibilità di rimediare pur tornando strisciante ed implorante ai nostri piedi.

Molto spesso è subentrato un terzo incomodo al quale naturalmente assegnamo tutte le colpe e le responsabilità della decisione di porre fine alla relazione, senza accorgerci che in realtà siamo di fronte all’effetto e non alla causa di un qualcosa che era già morto da tempo, ma di cui non ci era stata data notifica. Nessuno infatti può invadere uno spazio che non abbia già una breccia, una crepa attraverso la quale fare irruzione rendendola manifesta.

Naturalmente la personalità si sentirà ferita, toccata nell’orgoglio, trafitta a morte e farà di tutto per sopravvivere, per recuperare quella che definisce la sua dignità, attuando il giochino di innalzare se stessa sminuendo l’altro e sottolineandone mancanze e difetti. Arriverà al punto di riscrivere totalmente intere parti del film che ha immaginato e vissuto riadattandole a proprio uso e consumo e ovviamente, a discapito del malcapitato partner, da cui – nella migliore delle ipotesi – otterrà un minimo di attenzioni e comprensione per via dei sensi di colpa indotti con la stessa veemenza del bambino che non ha ottenuto dalla mamma il quarto giro consecutivo a cavallo del pony meccanico al centro commerciale.

La verità è che soffriamo perchè avevamo già immaginato la nostra vita in un certo modo, tutto era già impostato e predisposto verso una certa direzione e ora non sappiamo cosa ci aspetta da lì in poi. Ogni piccola crocifissione della personalità ci apre la strada a qualcosa di più proficuo e prezioso e non mi riferisco necessariamente ad una nuova storia d’amore, a meno che questa non sia indirizzata a noi stessi, a quella parte di noi che percepivamo come vuota e che cercavamo di riempire attraverso persone e situazioni alle quali ci attaccavamo inevitabilmente.

Non può che essere così poiché la paura genera bisogno e dipendenza; proiettando le nostre presunte mancanze sull’altro e delegandolo a riempirle ci attacchiamo a lui/lei come a qualcuno di cui non possiamo fare a meno, colui che detiene la chiave della nostra felicità o del suo opposto.

Fin quando usiamo l’altro come palliativo dei nostri aspetti irrisolti quello che chiamiamo amore non sarà che un pallido riflesso dello stesso. L’amore infatti non è tanto un sentimento quanto uno stato di coscienza ben preciso, che si irradia dall’interno e che non è rivolto necessariamente ad un oggetto particolare. Solo una persona con un ego sano e integrato, o in assenza di ego può vivere nell’amore e da questo stato interiore decidere di condividere ciò che trabocca e straripa come un fiume in piena…tutto il resto è compensazione di qualcosa che viene vissuto a livello di paura e mancanza e che non può far altro che degenerare in attaccamento e possesso, in bisogno e dipendenza.

Ogni nuova relazione ci offre l’opportunità di aprire un pochino di più il nostro cuore, di andare oltre i nostri presunti limiti e di scardinare quella serratura messa a protezione di un tesoro che chiede soltanto di essere disvelato. Il segreto è abbandonarsi all’esistenza e lasciarla fare, imparare a fluire con la vita stessa, che sa sempre cosa è meglio per noi al di la di ciò che appare in superficie. La paura di soffrire è essa stessa sofferenza e conduce in direzione di un destino già tracciato, il coraggio di andare oltre e la decisione di fidarsi e di affidarsi fa sì che qualcosa di nuovo possa prendere il posto di ciò che credevamo granitico ed immutabile, cambiando per sempre lo scenario che ci si prospettava dinanzi.

Dipende solo da noi, l’amore può manifestarsi unicamente in assenza di paura poiché insieme non possono coesistere…o c’è l’uno o c’è l’altra. E’ la personalità che teme di dover sacrificare se stessa per far posto a qualcosa che rischierebbe di minare alla radice le sue illusorie certezze, il cuore sa che non c’è nulla da perdere poiché non c’è nulla che si possa davvero possedere.

«L’amore è una strada a senso unico: parte da te e va verso gli altri.
Se pensi di trattenere per te qualcosa o qualcuno,

anche per un attimo, l’amore ti muore tra le dita.»
(M. Quoist)

Roberto Senesi

Fonte: http://m.robertosenesi.it/news/la-fine-di-un-amore/

 






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