Il V.I.T.R.I.O.L.

Vitriol-grande

Uno dei simboli del V.I.T.R.I.O.L. , uno degli acronimi più in auge e più temuti dagli alchimisti. Da Daniel Stolcius von Stolcenberg, Viridarium Chymicum , Francfort 1624

L’acronimo V.I.T.R.I.O.L. al quale a volte si aggiungevano le due lettere V.M.. Le iniziali suddette stanno per: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem (Veram Medicinam), che vuol dire “Visita l’interno della terra, e rettificando (con successive purificazioni, ndr) troverai la pietra nascosta (che è la vera medicina)”.
Dietro VITRIOL (a volte rappresentato dal re Duenech) vi è da un lato il procedimento per arrivare al completamento dell’Opus che non può che partire dal minerale che si trova all’interno della Terra. D’altro canto vi è una sorta di invito a indagare la propria anima ed il proprio spirito per purificarsi che è un processo parallelo a quello della produzione della pietra filosofale.
Ritornando al significato letterale vi è ancora dell’altro da osservare. In epoca rinascimentale vi era un mito molto diffuso che riguardava la scoperta di qualcosa di ignoto che avesse significati profondi. Una di tali ambite scoperte era quella di una qualche tomba che contenesse dei manoscritti. Alcune di queste cose accaddero davvero, altre dettero origine a leggende e a pure e semplici invenzioni che nel campo dell’alchimia occorre sempre tenere presenti. Vi è ad esempio il caso del famoso alchimista Basilio Valentino del quale si scoprì un manoscritto nell’altare della chiesa di Erfurt; ma ve ne sono altri che ora non è il caso di indagare.
Quanto detto mi serve per introdurre la leggenda della scoperta della tomba di Ermete Trismegisto da parte di Apollonio di Tiana. In questo sepolcro, che altrove era stato descritto con una lapide di smeraldo, Apollonio avrebbe trovato un vecchio seduto su un trono che teneva in mano le famose Tavole smeraldine ed un libro che spiegava i segreti della creazione e della trasmutazione fino ad arrivare alla Pietra Filosofale. Queste storie quindi sarebbero legate allo scavare la terra per trovare la tomba nella quale si trova il grande Hermes, maestro di ogni conoscenza ermetica ed alchemica. Ed è proprio scavando la terra, con simbolismi che si intrecciano tra loro (cosa eccelsa per gli alchimisti) che si trova la materia prima dalla quale partire per realizzare l’Opus Magnum.

Il VITRIOL è poi anche un sale (ora diremmo acido) che è in grado di sciogliere l’oro (quel leone verde). E’ quindi un potente elemento in grado di provocare le trasformazioni più elevate. Più in dettaglio, riferendoci al disegno, troviamo in alto la fusione del Sole (maschio) con la Luna (femmina) dentro una coppa (acqua), cioè quella dello zolfo e del mercurio filosofici, sotto l’influsso dei pianeti Marte, Saturno (di color nero come la putrefazione), Venere, Giove e Mercurio (il quale ultimo ha particolare importanza perché è messo al centro, proprio sotto la coppa nella quale avviene la fusione di Sole e Luna; il Mercurio è l’Ermafrodita).

Al centro di tutto vi è un cerchio che dovrebbe rappresentare la pietra filosofale originata anche dai 4 elementi: coppa (acqua), fuoco (leone), aria (aquila a due teste), terra (la stella a sette punte). Immediatamente più in basso vi è un globo sormontato da una croce: si tratta del simbolo del vitriol che penetra nell’interno della terra dove avviene il lavoro di purificazione. In basso, a sinistra della stella, vi è un cerchio nel quale vi sono 7 piccoli oggetti; essi possono rappresentare i cinque metalli generati dai semi primi che sono i soliti zolfo e mercurio.
In basso, a destra della stella vi è un altro cerchio nel quale vi sono due anelli intrecciati; essi potrebbero aver riferimento al mito di Ouroboros.
(link all’articolo su Ouroboros) o re serpente (da ouro che in copto vuol dire re e ob che in ebraico vuol dire serpente), il serpente che si mangia la coda (che simbolizza varie cose: la seconda solidificazione che segue la putrefazione; lo spirito universale che anima tutto, che ammazza tutto e che assume tutte le forme della natura, ciò che è tutto e niente; il mercurio poiché sia il mercurio che il serpente si trascinano una coda che gli serve per mantenere equilibrio; il passare degli anni ed il ritorno all’origine; origine della tintura filosofica bianca della Luna e di quella rossa del Sole; il ciclo della natura; il limite dell’oceano nella cosmogonia gnostica; …). Alla destra ed alla sinistra dei vari simboli vi sono delle mani benedicenti che indicano la necessità dell’approvazione divina all’Opus Magnum.

Altro simbolo del V.I.T.R.I.O.L. Da Basilio Valentino,
Azoth,
Francfort 1613

Vediamo ora il secondo disegno. Partendo dall’esterno, il quadrato rappresenta i quattro elementi. Sullo spigolo in basso a sinistra di esso vi è la terra ed a destra l’acqua; in alto a sinistra vi è il fuoco (la salamandra) ed in alto a destra l’aria (l’uccello). Il triangolo dovrebbe rappresentare la terra che ha nei suoi tre vertici le tre componenti dell’uomo: anima, spirito e corpo. I piedi del corpo dell’alchimista sono piantati uno nella terra e l’altro nell’acqua mentre una sua mano sostiene una torcia (fuoco) e l’altra delle vesciche piene d’aria. Nella parte più alta del grande cerchio che rappresenta l’insieme delle trasformazioni, vi sono un paio di ali dispiegate che rappresentano la quintessenza. Naturalmente il corpo è nello spigolo diretto verso il basso mirato sul cubo della terra e verso il basso è diretta anche una punta della stella a sette punte, quella nera, della putrefazione, di Saturno. Le altre sei punte della stella riportano gli altri sei corpi celesti. Vi è una numerazione che indica la successiva maturazione della coscienza, il cammino verso la perfezione. Tra le punte della stella vi sono sette circoli, dentro ai quali sono rappresentate le trasformazioni alchemiche necessarie all’Opus che è al centro del disegno, il volto del Cristo che nelle intenzioni dovrebbe essere un alchimista. La prima trasformazione è quella della putrefazione che poi, attraverso i processi già più volte discussi (circolando in verso orario), portano alla resurrezione (osservo che l’unicorno, che non abbiamo mai incontrato, è uno dei modi per simboleggiare lo zolfo, il principio mascolino).
Roberto Renzetti