IL TRIPLO FILTRO… NON E’ DI SOCRATE!

La-morte-di-Socrate-dipintoLa morte di Socrate – Dipinto dell’artista francese Jacques-Louis David


Una persona che mi vuole bene mi manda il seguente racconto:

Nell’antica Grecia si pensava che Socrate possedesse la conoscenza nel più alto grado.

Un giorno un conoscente incontrò il grande filosofo e gli disse:

“Lo sai che cosa ho sentito poco fa sul tuo amico?”

“Aspetta un minuto – rispose Socrate -, prima che tu mi dica qualcosa, voglio che tu superi una piccola prova, che si chiama la prova del Filtro Triplo”.

“Filtro triplo?”

“Esatto – continuò Socrate -, prima che tu mi dica qualcosa sul mio amico, potrebbe essere una buona idea prendersi un momento e filtrare quello che tu stai per dire.

Questo è quello che io chiamo la prova del Triplo Filtro”.

Il primo filtro è la verità.

Sei assolutamente sicuro che quello che stai per dirmi è vero?”

“No – disse l’uomo -, in questo momento l’ho appena sentito dire e…”

“Bene, – disse Socrate – quindi tu non sai se è veramente vero oppure no.

Ora fammi provare il secondo filtro, il filtro della bontà.

Quello che stai per dirmi del mio amico è qualcosa di buono?”

“No, al contrario…”

“E così – continuò Socrate -, tu stai per dirmi qualcosa di cattivo su di lui, ma non sei sicuro che sia vero.

Tu puoi ancora superare la prova, però, perché resta ancora un filtro: quello dell’utilità.

Quello che stai per dirmi sul mio amico risulterà utile per me?”

“No, no davvero…”

“Bene, – concluse Socrate – se quel che vuoi dirmi non è né vero né buono e neppure utile, perché mai dirmelo?”

Questo era il motivo per cui Socrate era un grande filosofo ed era tenuto in così grande considerazione.

 

Questo modo di criticarmi è così delicato, allusivo e sottile che è segno da solo di una grande distinzione.
Però mi è ben difficile riconoscere Socrate in questo racconto: mi pare che piuttosto qualcuno abusi del suo nome. Qui Socrate chiede al suo conoscente se è “assolutamente sicuro” della verità di quel che sta per raccontargli; ma il vero Socrate lo si riconosce piuttosto in questa definizione:

Verità assolute? Socrate ha l’ambizione di aiutare gli altri a “partorire” la verità: ma non si tratta di Verità assolute, ma di verità da mettere perennemente in discussione.

Insomma, per Socrate la verità è sostanzialmente un atteggiamento mentale di ricerca, è solo un oscuro oggetto del desiderio, e può essere raggiunta solo parlando delle proprie verità, sapendo che sono relative e imperfette. Se si potesse parlare solo di verità assolute, occorrerebbe il perfetto silenzio.

Socrate parla anche della necessità che ciò che si dice sia buono.
Per Socrate la bontà consiste nella conoscenza del bene, cioè in ultima analisi è buono chi ha amore per la conoscenza e cerca di conoscere che cosa sia il bene.
Questo ci riporta a quanto abbiamo appena visto a proposito della verità.
Nessuno può sapere a priori che cosa sia buono; peggio per chi presume di saperlo, è soltanto uno sciocco. La bontà stessa è un concetto relativo: ciò che è buono per me potrebbe non esserlo per chi mi ascolta, e viceversa.

Il terzo filtro attribuito a Socrate sarebbe fondato sull’utilità.
Ma il concetto di utilità è profondamente estraneo alla filosofia di Socrate, anzi gran parte della sua polemica contro i sofisti è fondata sul fatto che essi usano l’utilità come criterio alternativo a quello della verità. In altre parole Socrate è un relativista dei valori, che però crede ai valori, e rifiuta il relativismo usato contro i valori.

Notare questo punto, per favore: è centrale.

Non è un caso che, se metti su google la parola utilità assieme a quella di Socrate, ti escono prima di tutto decine di risultati che riportano questa storiella, inventata da chissà chi.
ma nel Fedro, ed esempio,”Socrate rifiuta di adottare i criteri di giudizio del suo avversario, fondati sul calcolo dell’utilità individuale, e tenta di sostituirli con un sistema di valori totalmente diverso“.
Il vero Socrate non avrebbe mai chiesto di usare il filtro dell’utilità, dato che ha passato la sua vita a combattere contro i modi di vivere e di pensare fondati sull’utilitarismo.
Non sarebbe neppure morto bevendo la cicuta per rispettare una legge chiaramente sbagliata, se avesse fatto riferimento al concetto di utilità.

Socrate non sarebbe neppure caduto nel gravissimo errore logico compiuto dall’autore di questa piccola parabola alla fine, quando identifica ciò di cui non possiamo sapere con assoluta certezza se è vero oppure no, con ciò che non è vero.

Ecco i motivi, cara amica, per cui noi non possiamo che parlare di ciò che ci appare abbastanza probabile che sia vero, ma senza alcuna certezza assoluta che lo sia, escludendo dal nostro parlare solo ciò che sappiamo che è falso – e sulla falsità è più facile raggiungere delle certezze assolute che sulla verità.
Ecco perché dobbiamo dire quello che ci sembra probabilmente vero, senza nessuna certezza che esso sia buono oppure no per chi ci ascolta, ma lasciare all’ascoltatore questa scelta: se gli sembrerà buono continuerà ad ascoltarci, altrimenti ci lascerà a parlar da soli o con altri.
Ecco perché non ci deve in alcun modo interessare se quel che diciamo possa essere utile oppure no, soprattutto utile a noi stessi. Dato che ci è ben difficile riconoscere ciò che ci è effettivamente utile da quel che non lo è.

Cara amica, ti ringrazio di avermi fatto pensare al vero Socrate e ti prometto che continuerò a pensare, a parlare, a scrivere lungo la strada tracciata dai suoi veri insegnamenti.

Una commentatrice scrupolosa ha poi scoperto addirittura la vera origine di questa leggenda sia una barzelletta! Leggete qua:

La storiella di questo “Socrate” è uno dei jokes che creano gli studenti, molto gustosi quelli scientifici; in un blog del 2005 la storiella non finiva con l’elogio del tal Socrate ma con la constatazione: così egli non seppe mai che la moglie lo tradiva.
Deve essere bastato tagliare questa considerazione, allegare il resto in una di quelle mail catenadisantantonio e voilà che la biografia di un poveretto che non si può più difendere è arricchita da una favola.
Secondo Mircea Eliade è così che si creano i semidei, e con un pò di impegno anche gli dei, ci vuole solo tempo e fantasia.