IL SONNO DELLA COSCIENZA

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Immaginando una piramide, che rappresenta i diversi stati vibratori e di coscienza, potremmo collocare in basso tutte le persone che si trovano a vivere in una condizione di ordinarietà, una condizione nella quale si è profondamente attaccati alle proprie idee, convinzioni, emozioni e ci si scontra con tutti coloro che ne hanno di diverse dalle proprie…è la fiera delle opinioni, dove ognuno cerca di difendere la propria, siamo totalmente identificati con il contenuto della nostra mente duale, all’interno della quale tutti pensano di avere ragione.

Man mano che si sale verso l’alto si comincia di pari passo a svincolarsi dal giogo della mente duale, si acquisisce maggiore libertà e padronanza di se e si percepisce la realtà all’interno del proprio cuore.

Ognuno di noi può vedere la realtà solamente dalla posizione in cui si trova e può – nella migliore delle ipotesi – riconoscere ciò che si trova più in alto sempre e solo da un punto di vista mentale, che non cambierà di una virgola la sua percezione degli eventi e della vita.

Esistono quattro stati di coscienza, il sonno profondo nel quale non si ha alcuna consapevolezza di se stessi, il sogno – nel quale viviamo comunque delle situazioni con le quali possiamo più o meno interagire e di cui in genere ci ricordiamo in seguito – poi c’è lo stato di veglia ed infine il risveglio.

Nello stato di veglia noi crediamo già di essere svegli e di possedere libero arbitrio, mentre in realtà non è così.

Viviamo in un mondo del tutto soggettivo fatto di immagini, impressioni, sensazioni e associazioni varie che crediamo essere oggettive. Nessuno di noi in questo stato vede la realtà per ciò che è, non è assolutamente in grado di farlo.

In questa sorta di allucinazione personale noi facciamo di tutto…litighiamo, ci innamoriamo e ci sposiamo anche, cambiamo lavoro, firmiamo contratti e il più delle volte nemmeno siamo in grado di ricordarci che cosa abbiamo detto o fatto il giorno prima.

Il cervello è un processore che riceve migliaia di imput continuamente, ma che è in grado di processarne solo poche centinaia alla volta, nonostante ciò siamo convinti che quella che ci si para davanti sia tutta la realtà esistente.

La nostra essenza prende possesso di un corpo e inevitabilmente ne subisce filtri e limiti, il mio stato di coscienza determina se quello che percepisco all’esterno costituisce una minaccia dalla quale difendermi oppure qualcosa di meraviglioso dal quale estrapolare bellezza.

Per intenderci, immessi in un medesimo contesto Gesù e Hitler percepiranno due realtà completamente diverse. L’identificazione con corpo e mente produce attaccamento, che a sua volta produce sofferenza allorquando le cose o le idee alle quali siamo attaccati ci vengono portate via o vengono messe in discussione.

Viviamo immersi in questa atmosfera psichica, poichè praticamente tutti siamo in questo stato, per cui lo consideriamo “normale”. Non si può comprendere il risveglio se prima non tocchiamo con mano che cos’è l’addormentamento.

Viviamo in una bolla di realtà nella quale non abbiamo pensieri nostri, veniamo letteralmente trascinati dall’emotivo e non abbiamo alcun controllo cosciente dei nostri corpi.

Basti pensare che, per esempio, se siamo all’interno di una forte emozione come può essere la gelosia, saremmo capaci di fare cose che nella norma non avremmo mai fatto…è evidente quindi come siano le emozioni a governare noi e non il contrario. Siamo all’interno di una prigione di cui non siamo minimamente consapevoli e della quale non sospettiamo neppure l’esistenza.

Una prima fase per uscire da questa condizione consiste nell’osservare quello che accade al nostro interno, nel porre l’attenzione sui meccanismi che ci muovono…all’inizio sarà una parte della mente che osserva il corpo e la mente stessa, per cui è facile che si tenda a condannare o giustificare ciò che si osserva, ciò che viene osservato; poi gradualmente questi momenti di osservazione saranno via via più prolungati e meno soggetti al giudizio, ed infine si potrà giungere ad essere costantemente in uno stato di presenza come osservatori imparziali e distaccati fino al punto di percepirci come qualcosa di diverso rispetto alla macchina biologica di cui siamo ospiti e con la quale eravamo identificati.

Questo è lo stato di risveglio, che si può ottenere solo attraverso lo sforzo e la volontà; altra cosa è l’illuminazione, che è più che altro una grazia che scende dall’alto e prescinde dai nostri sforzi e dal nostro volere.

Nello stato di risveglio siamo completamente liberi dall’ipnosi collettiva nella quale versavamo. L’osservazione è importante perchè serve a creare un attrito alla meccanicità non giustificando le proprie reazioni, ma va detto che il risveglio vero e proprio è soprattutto un fatto vibratorio.

La realtà è costituita di bellezza assoluta e sfolgorante, ed ha una vibrazione talmente alta che il nostro sistema nervoso non è in grado di sostenerla, ecco perchè le cose devono avvenire in maniera armonica e graduale ed ecco perchè sono comunque necessari dei filtri…lavorandoci aumento progressivamente il mio tasso vibratorio in modo da poter scorgere sempre più bellezza senza rimanerne folgorato.

Lo stato di risveglio è uno stato di innamoramento costante, uno stato nel quale la mia serenità e la mia felicità non dipendono da ciò che accade all’esterno, da ciò che “gli altri” fanno o non fanno. Gli altri non possono fare nulla per ferirmi, per modificare la mia condizione fatta di gioia e amore incondizionato.

Il nostro grado di risveglio è commisurato alla quantità di bellezza che riusciamo a scorgere; quello che già ci piace e ci suscita amore lo consideriamo positivo, tutto il resto costituisce il materiale su cui dobbiamo lavorare per trasmutare il cosiddetto piombo in oro.

Tutti i miei fastidi e le mie sofferenze infatti, non sono altro che messaggi che la realtà mi manda per essere osservati e trasmutati. Oggi le condizioni sono estremamente favorevoli rispetto al passato per svolgere questo tipo di lavoro.

Esistono degli esercizi pratici che hanno la funzione di mostrarci in che misura noi non ci siamo mai, che siamo costantemente in uno stato di identificazione con la nostra mente e quindi nelle immagini riguardanti il passato o nelle anticipazioni inerenti il futuro…non siamo praticamente mai presenti a noi stessi.

In ultima analisi va sottolineato che uno degli aspetti più importanti del lavoro su di se riguarda la gestione dell’energia, che verrà dissipata sempre meno a causa della lamentela, del fastidio, del giudizio e delle reazioni meccaniche della personalità e sarà così utilizzata per scopi più alti e responsabilità sempre maggiori.