Il principio di connessione acausale di Jung
Jung riteneva che la sincronicità fosse una modalità di comprensione tipica delle culture orientali, mentre la causalità rappresentasse la forma di pensiero dominante dell’Occidente moderno.
Per lui non si trattava di un “pregiudizio” in senso negativo, ma di due diversi modi di leggere la realtà: uno basato sulla causa-effetto, l’altro sulla connessione di significato.
Jung credeva nell’esistenza di un inconscio collettivo, un’area profonda e universale della psiche, una dimensione dell’esistenza che, nascosta sotto le apparenze della realtà esteriore, ne condiziona e ne orienta i movimenti.
Durante il periodo che segnò la rottura con Sigmund Freud, a Jung accaddero una serie di situazioni che oggi possiamo leggere come esperienze sincroniche.
La più conosciuta avvenne mentre Freud stava rimproverando Jung per la sua passione verso lo spirituale, mettendolo in guardia contro quella che definiva “la marea nera di fango dell’occultismo”.
In quel momento Jung provò una forte emozione accompagnata da una sensazione fisica intensa al diaframma. Subito dopo entrambi udirono un forte rumore provenire dalla libreria. Jung ebbe la netta impressione che il fenomeno fosse collegato al suo stato psichico interiore e lo comunicò a Freud, che non era d’accordo. Poco dopo Jung affermò che l’evento si sarebbe ripetuto, cosa che effettivamente accadde, lasciando Freud profondamente scosso.
Questo episodio è riportato dallo stesso Jung in Ricordi, sogni, riflessioni ed è una delle esperienze che anticipano la formulazione del concetto di sincronicità.
Da quel momento le loro strade si separarono, e Jung entrò nel periodo più difficile e al tempo stesso più fecondo della sua vita.
Iniziò una profonda esplorazione della psiche, dei tipi psicologici, dell’estroversione e dell’introversione, fino ad arrivare all’elaborazione del concetto di inconscio collettivo.
La sua ricerca lo condusse nelle zone più profonde, dove l’antico e lo spirituale si incontrano, territori interiori che in molte tradizioni iniziatiche vengono affrontati con l’aiuto di una guida. Jung, grazie alla sua forza interiore, li attraversò da solo, in quella che definì la sua confrontation with the unconscious ovvero, Confronto diretto con l’inconscio. L’espressione che Jung usa per indicare il periodo in cui si è messo volontariamente in dialogo con le immagini, le visioni e i contenuti dell’inconscio, senza filtri razionali, lasciandosi attraversare da ciò che emergeva.
In un sogno Jung vide la sua mente come una casa:
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il piano superiore rappresentava la coscienza,
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la cantina l’inconscio personale,
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una porta nascosta conduceva a una caverna ancora più antica e primordiale: l’inconscio collettivo.
Questo sogno segnò l’inizio della sua discesa simbolica nelle profondità della psiche, come gli dèi sumeri che scendevano agli Inferi prima di risalire alle vette luminose.
Il grande psicologo ebbe una serie di visioni intense e spesso angoscianti, in cui entrava in contatto con figure archetipiche e simboliche come Filemone, Simon Magnus, Lao Tzu, Klingsor.
Non si trattava di spiriti in senso spiritistico, ma di immagini viventi dell’inconscio, guide interiori che lo istruivano e lo conducevano attraverso il suo processo di trasformazione.
Queste esperienze confluirono nel Libro Rosso, il grande testo visionario di Jung.
Gli episodi culminarono nel 1916, quando Jung visse una fase in cui la sua casa sembrava “animata” da una fortissima atmosfera psichica. Da questa esperienza nacque la stesura de “I sette sermoni ai morti”, firmati con lo pseudonimo gnostico di Basilides di Alessandria.
In questo scritto compare una vera e propria cosmologia:
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il Pleroma, la totalità indifferenziata,
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la nascita della coscienza individuale come separazione degli opposti,
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l’idea che mente e materia abbiano un’origine comune.
Questo testo segna la fine del periodo di caos interiore di Jung e l’inizio della sua piena maturità spirituale e scientifica.
Jung aveva conosciuto le profondità e le vette della sua psiche ed era così pronto per dare forma, in linguaggio moderno, all’antico concetto di sincronicità:
non come evento magico, ma come principio che unisce mondo interiore ed esteriore attraverso il significato.
La sua opera anticipa una visione olistica dell’esistenza, nella quale psiche e materia non sono più separate, ma espressioni di un’unica realtà.
Testo ispirato agli scritti e all’esperienza interiore di C.G. Jung, in particolare a:
Ricordi, sogni, riflessioni, Il Libro Rosso, La sincronicità, I sette sermoni ai morti







