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IL POTERE DELLA CONSAPEVOLEZZA

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Nella vita ordinaria quando la consapevolezza, o l’attenzione, è diretta verso un qualsiasi oggetto, non è mantenuta abbastanza a lungo da soddisfare il proposito di una attenta, fattuale osservazione. Generalmente, nella modalità ordinaria, ciò che immediatamente segue i primi momenti di cognizione sono:

reazioni emozionali, pensieri discriminanti, riflessioni o propositi di azioni. Ma per penetrare il reale potere della consapevolezza è necessario capirla e coltivarla deliberatamente nella sua forma basica e non contaminata da altri fattori mentali: quella che potremmo chiamare nuda attenzione. Per nuda attenzione si intende la chiara vigilanza mentale di ciò che realmente succede a noi ed in noi nei momenti successivi alla percezione; viene detta nuda perché si attiene in modo schietto ai fatti della percezione senza reagire ad essi con azioni, discorsi o commenti mentali.

Nello sviluppo metodico della consapevolezza, con lo scopo di dispiegarne i suoi poteri latenti, la nuda attenzione è mantenuta tanto quanto la forza della nostra concentrazione lo consente, in questo modo diventa la chiave di volta della pratica meditativa, aprendo le porte al dominio della propria mente e alla “liberazione”. Ed è qui che entra in gioco un altro fattore mentale: “la concentrazione”, fondamentale per la pratica meditativa, del quale però non ci occuperemo in questa sede.

Vi sono quattro aspetti della nuda attenzione che costituiscono le sorgenti principali del potere della consapevolezza

  • la funzione di mettere ordine, di nominare/etichettare, di catalogare
  • è non violenta, non coercitiva
  • possiede la capacità di fermarsi e di rallentare
  • la direzionalità della visione conferita dalla nuda attenzione

Funzione di mettere ordine, catalogare

Se qualcuno, la cui mente non sia armonizzata e controllata grazie all’addestramento meditativo, desse uno sguardo un poco più curioso, investigativo e ravvicinato del solito ai propri pensieri ed attività di ogni giorno si troverebbere ad osservare uno spettacolo piuttosto sconcertante. Fuori da quei pochi canali principali di pensieri e attività intenzionali incontrerebbe una massa intrecciata di percezioni, pensieri, sensazioni, emozioni e casuali movimenti del corpo che mostrano una situazione di disordine e casualità che certamente nessunto gradirebbe avere nel suo salotto.

La prima cosa che incontriamo è una vasta massa caotica di impressioni sensoriali: oggetti della vista, suoni che attraversano di continuo la nostra mente; la maggioranza di essi rimane vago e frammentario e alcuni di essi sono anche basati percezioni sbagliate e fraintendimenti, essi spesso formano la base incontrollata per giudizi e decisioni che vengono poi presi da livelli superiori di coscienza.

Accanto a queste impressioni sensoriali casuali ci sono quelle più significative e definite: percezioni, pensieri, sensazioni e volizioni che sono in una più stretta connessione con i nostri propositi di vita, ma anche qui scopriamo che la una gran parte di esse sono in uno stato di totale confusione: innumerevoli correnti di pensiero sfilano attraverso la mente, ovunque vi sono frammenti e code di pensieri incompleti, emozioni trattenute o represse di cui molte muoiono prematuramente a causa della loro natura intrisecamente debole, della mancanza di concentrazione o poiché vengono soppresse da nuove e più forti impressioni.

Osservando la nostra mente noteremo con quanta facilità i nostri pensieri cambino direzione o cessino improvvisamene e quanto spesso si comportino come litiganti indisciplinati interrompendosi continuamente gli uni con gli altri e rifiutandosi di ascoltare gli argomenti delle altre parti. Ancora; molte linee di pensiero restano rudimentali e non si traducono in volontà ed azione perchè manca il coraggio di accettarne le conseguenze pratiche, morali e intellettuali.

Più da vicino osserviamo la media delle nostre percezioni, pensieri o giudizi e più dovremo ammettere che molti di essi sono irrealizzabili. Sono solo il prodotto dell’abitudine guidati da: pregiudizi intellettuali, preferenze e avversioni, osservazioni sbagliate o superficiali o da pigrizia od egoismo. Un tale sguardo in questi a lungo dimenticati quartieri della mente può rappresentare un sano shock per l’osservatore, convincendolo della necessità di prendersi cura di quelle regioni che si estendono sotto il sottile strato superficiale della mente, zone oscure e crepuscolari che lasciano pochi spazi, indebolendone la forza interna e la lucidità della coscienza nel suo insieme, a quei settori della mente che si muovono alla luce della volontà dei propositi e nella chiarezza delle cognizioni. Potrebbe risultare chiaro a questo punto che la qualità di una coscienza individuale non può essere giudicata in base a pochi ottimi risultati ottenuti dalla attività mentale in brevi e intermittenti periodi, ma che il fattore decisivo per determinare la qualità della coscienza è la comprensione di se stessi e il conseguente auto-controllo consapevole. E’ quella strisciante e sottile negligenza quotidiana nei pensieri, parole e azioni che si ripete sempre uguale a se stessa giorno dopo giorno che è la principale responsabile del disordine e della confusione che troviamo nelle nostre menti.

Giancarlo Giovannini
Fonte: http://www.bhantesujiva.eu