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GIOACCHINO DA FIORE, DANTE… IPERCUBI ROSONI… E LA SCIENZA DEGLI DEI

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Opera di Tomasz Alen Kopera

Non è un articolo: è solo un promemoria. Scritto per pochi contemporanei, ma soprattutto inviato a coloro che ci seguiranno perché conservino ricordo di quello che oggi sta accadendo.

Vivono isolati, scrivono libri, appaiono tenendo conferenze… stretti in vite quasi del tutto invisibili, sono soli, ma sanno di essere in molti, e in tutto il pianeta. Non stanno all’ombra delle accademie, sono cani sciolti senza stemma né medaglietta, a volte li sentite attraverso questa radio, ma si riconoscono bene, e con sapienza si può distiguerli da quelli che lo fanno per solo mestiere.

Li si riconosce dal cuore che batte forte nel petto, anzi rimbalza a salti alti come un pallone da basket, e poi vola in alto tentando il canestro, ma in verità spacca la testa e pretenderebbe di uscirne per annunciare in un grido qualcosa che assomiglia a gioia, stupore e smarrimento insieme.

Pensateli come a solitari cercatori in una spiaggia sulla quale uno tsunami antico ha riversato quintali di cose anonime, insignificanti, disordinate… che sono solo segni di un linguaggio che abbiamo perduto, ma che improvvisamente ci appaiono come tessere di quello che fu un disegno ben ordinato.

Queste cose le contatti soltanto per un lampo nervoso e sferzante degli occhi. Lo sguardo della Terza Morte… dicevano i riti orfico-pitagorici… e diceva l’Alighieri nel nono canto dell’Inferno.

 Li occhi mi sciolse e disse: «Or drizza il nerbo
del viso su per quella schiuma antica
per indi ove quel fummo è più acerbo».           

Occhi che non appartengono più al corpo fisico, ma al territorio animico dell’intuizione, quel pezzo di anima che ti insegna che ciò che non si vede è la vera sostanza delle cose.

O voi ch’avete li ’ntelletti sani,
mirate la dottrina che s’asconde
sotto ’l velame de li versi strani
.      

E’ sempre il canto nono, e Dante, morendo e resuscitando per la terza volta, supera la vista fisica per aprire lo sguardo dell’anima verso l’invisibile, là dove ribolle un’antica schiuma e dove la nebbia è più fitta.

La nebbia fitta, il velame dei versi: oggi molte persone oltrepassano questo limite e si sorprendono dell’immensa luce che trovano al di là del varco, e darebbero qualsiasi cosa pur di condividerla con tutti, perché la gioia è grande. Ma molti dicono che bisogna parlare a coloro che sanno ascoltare, però forse è giunto il tempo in cui si deve parlare perché qualcuno si metta ad ascoltare.

rosonedicollemaggio_320La mia scrivania è ricoperta di cose… i Sermoni di Gioacchino da Fiore, la sua Teologia Figurale, il rosone di Collemaggio e l’Ottava di Michele Proclamato
la mia Stella Di Barga, la Geometria Occulta del Poema e le tre mappe tolemaiche dantesche, circolari, costruite ognuna con 12 versi, con il Sacro Dodici di Pitagora, le 12 note, toni e semitoni, di un’Ottava.

E mi piace volare dentro questo vento della Sapienza Antica che da millenni ci rincorre senza farsi vedere. Le profezie di Beatrice e di Cacciaguida fissano nella precessione equinoziale dell’Acquario il grande Risveglio della Sapienza, e ci siamo vicini: accadrà nel 2160… anagramma di quest’anno, il 2016 che sarà un anno straordinario per il risveglio, vedremo eventi nelle nostre vite che ci faranno risuonare queste parole, cambiamenti importanti.

3m36 le colonnine del rosone di Collemaggio e 72 i loro piedistalli, 36×72=2592, gli anni che servono al Sole per le sue 12 precessioni equinoziali.

36 i versi che usa Dante per le sue tre mappe circolari e 72 è il numero di Beatrice.

Il Poema è circolare e il cerchio inscrive due stelle a otto punte, e il disegno non è altro che la proiezione piana di un ipercubo cosmico, il solido che muovendosi nello spazio dietro di sé lascia la traccia di un rosone gotico.

Il Poema raccoglie 8 dozzine di canti disponendoli sulle 8 punte di stella, ogni lato di stella dal DO al FA, sulfurei e maschili, e dal FA diesis al SI, mercuriali e femminili.

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Nulla è vuoto intorno a noi, e nel Cosmo tutto si muove lasciando tracce miracolose come queste, che sono Ottave, sequenze auree, serie di Fibonacci.
Armonia del Cosmo, armonia del TUTTO, forse la LEGGE DEL TUTTO che tanto auspicava Einstein; la Scienza degli dei, come la chiama Proclamato.
E’ vicino quel giorno in cui sempre più muterà il nostro sguardo, quando Scienza e Invisibilità si riconcilieranno nella Età della Concordia, come la definiva Gioacchino, la Terza Età dello Spirito, il Terzo Cerchio della Sapienza.

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Ecco le ottave di Collemaggio e le tre mappe dantesche, che rinviano anche ai tre cerchi della profezia gioachimita, l’età del Padre, del Figlio e dello  Spirito.

Forse siamo nati dal suono, forse dovevamo nascere dal suono e forse al suono torniamo, magicamente perfetto geometrico indistruttibile, risonante nelle vene e nelle galassie.

 

 

Ringraziamo Maria Castronovo per questo interessante articolo tratto dal libro La Stella di Barga.

Libri scritti da Maria Castronovo ed offerti gratuitamente al pubblico!

DANTE_E_LA_STELLA_DI_BARGA_prima_parte

DANTE_E_LA_STELLA_DI_BARGA_seconda_parte

STELLE_SEGRETE_E_QUIETE_CASTRONOVO

Maria Castronovo ospite sulla nostra WEB RADIO